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sabato 02 luglio 2022
 
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«Di fronte alla barbarie della guerra i cristiani devono essere più uniti»

06/05/2022  L’appello di Francesco sul conflitto in Ucraina: «Crudele e insensato come ogni guerra ma rispetto alle altre rappresenta una minaccia per il mondo intero. Oggi, di fronte a questa barbarie, l’anelito all’unità tra noi cristiani va nuovamente alimentato»

Ricorda che il mondo è dilaniato da numerosi conflitti a livello regionale, molti dei quali sconosciuti o ignorati. Ma ammette anche che quella in corso in Ucraina oltre ad essere «crudele e insensata come ogni guerra», ha anche «una dimensione maggiore e minaccia il mondo intero, e non può non interpellare la coscienza di ogni cristiano e di ciascuna Chiesa».

Papa Francesco, dopo il Regina Coeli di domenica scorsa e i numerosi appelli per il cessate il fuoco di questi due mesi e mezzo, torna a parlare del conflitto in corso in Europa durante l’udienza ai partecipanti alla sessione plenaria del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. «Dobbiamo chiederci», dice il Papa, «cosa hanno fatto e cosa possono fare le Chiese per contribuire allo “sviluppo di una comunità mondiale, capace di realizzare la fraternità a partire da popoli e nazioni che vivano l’amicizia sociale”? È una domanda a cui dobbiamo pensare insieme».

Prima di parlare della guerra, Francesco ricorda la pandemia da Covid-19, sottolineando il «primo significativo risultato ecumenico» che ha portato, ossia «la rinnovata consapevolezza di appartenere tutti all’unica famiglia cristiana, consapevolezza radicata nell’esperienza di condividere la medesima fragilità e di poter confidare solamente nell’aiuto che viene da Dio. Paradossalmente, la pandemia, che ci ha costretti a mantenere le distanze gli uni dagli altri, ci ha fatto comprendere quanto in realtà siamo vicini gli uni agli altri e quanto siamo responsabili gli uni degli altri. È fondamentale continuare a coltivare questa consapevolezza, e far scaturire da essa iniziative che rendano esplicito e accrescano questo sentimento di fratellanza». Il Pontefice ricorda che «oggi per un cristiano non è possibile, non è praticabile andare da solo con la propria confessione. O andiamo insieme, tutte le confessioni fraterne, o non si cammina. Oggi la coscienza dell’ecumenismo è tale che non si può pensare di andare nel cammino della fede senza la compagnia dei fratelli e delle sorelle di altre Chiese o comunità ecclesiali. E questa», prosegue, «è una grande cosa. Soli, mai. Non possiamo. È facile, infatti, dimenticare questa profonda verità. Quando ciò accade alle Comunità cristiane, ci si espone seriamente al rischio della presunzione di autosufficienza e della autoreferenzialità, che sono gravi ostacoli per l’ecumenismo».

Bergoglio si sofferma sul conflitto in corso in Ucraina e compie un excursus storico: «Dopo la fine della seconda guerra mondiale non sono mai mancate guerre regionali – tante! Pensiamo al Ruanda, per esempio, 30 anni fa, per dirne una, ma pensiamo al Myanmar, pensiamo… Ma poiché sono lontane, noi non le vediamo, mentre questa è vicina e ci fa reagire –, tanto che io ho spesso parlato di una terza guerra mondiale a pezzetti, sparsa un po’ ovunque».

Bergoglio avverte che le confessioni cristiane sono interpellate dalla guerra a promuovere ancora di più l’ecumenismo: «Nel secolo scorso», afferma, «la consapevolezza che lo scandalo della divisione dei cristiani avesse un peso storico nel generare il male che ha avvelenato il mondo di lutti e ingiustizie aveva mosso le comunità credenti, sotto la guida dello Spirito Santo, a desiderare l’unità per cui il Signore ha pregato e ha dato la vita. Oggi, di fronte alla barbarie della guerra, questo anelito all’unità va nuovamente alimentato. Ignorare le divisioni tra i cristiani, per abitudine o per rassegnazione, significa tollerare quell’inquinamento dei cuori che rende fertile il terreno per i conflitti».

Le parole del Papa vengono dopo quelle di giovedì del capo del Dicastero, il cardinale Kurt Koch, sulla «terribile guerra di Putin contro l'Ucraina», che non solo ha creato nuove e profonde divisioni all'interno del mondo ortodosso, ma ha causato gravi danni al dialogo ecumenico. Parole ben evidenziate su Twitter dall'ambasciatore di Kiev presso la Santa Sede, Andrii Yurash, con la postilla: «Chi ha orecchie, ascolti!»

«O camminiamo insieme o rimarremo fermi»

  

«L’annuncio del vangelo della pace», avverte ancora Bergoglio, «quel vangelo che disarma i cuori prima ancora che gli eserciti, sarà più credibile solo se annunciato da cristiani finalmente riconciliati in Gesù, Principe della pace; cristiani animati dal suo messaggio di amore e fraternità universale, che travalica i confini della propria comunità e della propria nazione. Torniamo su quello che ho detto: oggi, o camminiamo insieme o rimarremo fermi. Non si può camminare da soli. Ma non perché è moderno, no: perché lo Spirito Santo ha suscitato questo senso dell’ecumenismo e della fratellanza».

Francesco ricorda anche che nel 2025 si celebra il 1700° anniversario del primo Concilio ecumenico di Nicea: «Nonostante le travagliate vicende della sua preparazione e soprattutto del successivo lungo periodo di recezione», dice, «il primo Concilio ecumenico è stato un evento di riconciliazione per la Chiesa, che in modo sinodale riaffermò la sua unità intorno alla professione della propria fede. Lo stile e le decisioni del Concilio di Nicea devono illuminare l’attuale cammino ecumenico e far maturare nuovi passi concreti verso la meta del pieno ristabilimento dell’unità dei cristiani. Dato che il 1700° anniversario del primo Concilio di Nicea coincide con l’anno giubilare, auspico che la celebrazione del prossimo giubileo abbia una rilevante dimensione ecumenica».

Il Papa ha concluso esortando ad «andare avanti, camminare insieme. È vero che il lavoro teologico è molto importante e dobbiamo riflettere», ha aggiunto, «ma non possiamo aspettare di fare il cammino di unità finché i teologi si mettono d’accordo. Una volta un grande teologo ortodosso mi disse che lui sapeva quando i teologi saranno d’accordo. Quando? Il giorno dopo il giudizio finale, mi ha detto. Ma nel frattempo? Camminare come fratelli, nella preghiera insieme, nelle opere di carità, nella ricerca della verità. Come fratelli. E questa fratellanza è per tutti noi».

 
 
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