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martedì 23 aprile 2024
 
 

Il Papa: «Dio è padre e piange per i suoi figli»

04/02/2014  Rievocando le figure del re Davide, in guerra contro il figlio, e del capo della Sinagoga Giàiro che chiede a Gesù di guarire sua figlia, il Papa, nella messa celebrata a Santa Marta, descrive la caratteristica di Dio che, ha spiegato, come un padre, piange per i suoi figli perché li ama e ha la pazienza di aspettarli anche se hanno imboccato cattive strade e sono ribelli

Dio, come un padre, piange per i suoi figli perché li ama e ha la pazienza di aspettarli anche se hanno imboccato cattive strade e sono ribelli. È il messaggio centrale dell'omelia di papa Francesco nella messa celebrata martedì mattina a Santa Marta.

Lo spunto è offerto dalle letture del giorno che presentano la figura di due padri in due contesti diversi: da un lato, il re Davide, che piange la morte del figlio ribelle Assalonne che combatteva contro di lui; dall'altro, Giàiro, capo della Sinagoga, che prega Gesù implorandolo di guarire la figlia. L’esercito di Davide ha vinto, ha spiegato il Papa, ma a lui non interessava la vittoria, «aspettava il figlio! Gli interessava soltanto il figlio! Era re, era capo del Paese, ma era padre! E così quando è arrivata la notizia della fine di suo figlio, fu scosso da un tremito: salì al piano di sopra … e pianse»: «Diceva andandosene: “Figlio mio, Assalonne. Figlio mio! Figlio mio, Assalonne! Fossi morto io invece di te! Assalonne, Figlio mio! Figlio mio!”. Questo è il cuore di un padre, che non rinnega mai suo figlio. “È un brigante. È un nemico. Ma è mio figlio!”. E non rinnega la paternità: pianse… Due volte Davide pianse per un figlio: questa e l’altra quando stava per morire il figlio dell’adulterio. Anche quella volta ha fatto digiuno, penitenza per salvare la vita del figlio. Era padre!».

L’altro padre è il capo della Sinagoga, «una persona importante – afferma il Papa - ma davanti alla malattia della figlia non ha vergogna di gettarsi ai piedi di Gesù: “La mia figlioletta sta morendo, vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva!”. Non ha vergogna». Sia per il re Davide che per Giairo, ha detto il Papa, «è più importante è il figlio, la figlia! Non c’è un’altra cosa. L’unica cosa importante! Ci fa pensare alla prima cosa che noi diciamo a Dio, nel Credo: “Credo in Dio Padre…”. Ci fa pensare alla paternità di Dio. Ma Dio è così. Dio è così con noi! “Ma, Padre, Dio non piange!”. Ma come no! Ricordiamo Gesù, quando ha pianto guardando Gerusalemme. “Gerusalemme, Gerusalemme! Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la gallina raduna i suoi pulcini sotto le ali”. Dio piange! Gesù ha pianto per noi! E quel pianto di Gesù è proprio la figura del pianto del Padre, che ci vuole tutti con sé».

«Nei momenti difficili», sottolinea Papa Francesco, «il Padre risponde. Ricordiamo Isacco, quando va con Abramo a fare il sacrificio: Isacco non era sciocco, se ne era accorto che portavano il legno, il fuoco, ma non la pecorella per il sacrificio. Aveva angoscia nel cuore! E cosa dice? “Padre!”. E subito: “Eccomi figlio!”.
Il Padre rispose”. Così, Gesù, nell’Orto degli Ulivi, dice “con quell’angoscia nel cuore: ‘Padre, se è possibile, allontana da me questo calice!’. E gli angeli sono venuti a dargli forza. Così è il nostro Dio: è Padre! E’ un Padre così!”.

Un Padre come quello che aspetta il figlio prodigo che è andato via “con tutti i soldi, con tutta l’eredità. Ma il padre lo aspettava” tutti i giorni e “lo ha visto da lontano”. “Quello è il nostro Dio!" - ha osservato il Papa - e "la nostra paternità" - quella dei padri di famiglia come la paternità spirituale di vescovi e sacerdoti - "deve essere come questa. Il Padre ha come un’unzione che viene dal figlio: non può capire se stesso senza il figlio! E per questo ha bisogno del figlio: lo aspetta, lo ama, lo cerca, lo perdona, lo vuole vicino a sé, tanto vicino come la gallina vuole i suoi pulcini”: «Andiamo oggi a casa con queste due icone: Davide che piange e l’altro, capo della Sinagoga, che si getta davanti a Gesù, senza paura di diventare una vergogna e far ridere gli altri. In gioco erano i loro figli: il figlio e la figlia. E con queste due icone diciamo: “Credo in Dio Padre…”. E chiediamo allo Spirito Santo - perché soltanto è Lui, lo Spirito Santo – che ci insegni a dire “Abbà, Padre!”. È una grazia! Poter dire a Dio “Padre!” col cuore è una grazia dello Spirito Santo. Chiederla a Lui!».

 
 
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