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Il Papa all'Angelus: «Dove c'è un muro c'è chiusura di cuore»

09/11/2014  Francesco all'Angelus ricorda il 25° anniversario della caduta del Muro di Berlino: «La caduta avvenne all’improvviso, ma fu resa possibile dal lungo e faticoso impegno di tante persone che per questo hanno lottato, pregato e sofferto, alcuni fino al sacrificio della vita. Tra questi, un ruolo di protagonista ha avuto il santo Papa Giovanni Paolo II». Poi lancia un appello affinché cadano «tutti i muri che ancora dividono il mondo» e ci siano più ponti

Nel giorno del 25° anniversario della caduta del Muro di Berlino papa Francesco lancia un appello all'Angelus affinché cadano, ha detto, «tutti i muri che ancora dividono il mondo» sottolineando che l'umanità oggi ha bisogno di «ponti, non di muri».

Il volo di una colomba ricorda simbolicamente l'evento che nel 1898 pose fine alla separazione tra la Germania Est e la Germania Ovest unendo idealmente la piazza di San Pietro alle celebrazioni in corso a Berlino davanti alla porta di Brandeburgo. «La caduta del Muro», è la lettura offerta dal Papa, «avvenne all’improvviso, ma fu resa possibile dal lungo e faticoso impegno di tante persone che per questo hanno lottato, pregato e sofferto, alcuni fino al sacrificio della vita. Tra questi, un ruolo di protagonista ha avuto il santo Papa Giovanni Paolo II».

Ma Bergoglio va oltre quel Muro per chiedere l’abbattimento di tutti gli altri che ancora oggi dividono i popoli col cemento di altre forme di discriminazione: «Preghiamo», ha detto, «perché, con l’aiuto del Signore e la collaborazione di tutti gli uomini di buona volontà, si diffonda sempre più una cultura dell’incontro, capace di far cadere tutti i muri che ancora dividono il mondo, e non accada più che persone innocenti siano perseguitate e perfino uccise a causa del loro credo e della loro religione. Dove c’è un muro, c’è chiusura di cuore! Servono ponti, non muri!»

La riflessione del Papa è legata alla festa della Dedicazione della Basilica Lateranense, oggi celebrata dalla Chiesa, e sottolineando come il senso spirituale di questa festa sia nell’unità che tale Basilica rappresenta per tutte le comunità cristiane in quanto sede originaria del vescovo di Roma. Papa Francesco ha spiegato che proprio la «comunione di tutte le Chiese per analogia ci stimola a impegnarci perché l’umanità possa superare le frontiere dell’inimicizia e dell’indifferenza, a costruire ponti di comprensione e di dialogo, per fare del mondo intero una famiglia di popoli riconciliati tra di loro, fraterni e solidali».

Prima che i mattoni, per costruire una chiesa ci voglio le vite dei cristiani, chiamati ad essere “pietre vive”:
«E non è facile, lo sappiamo tutti, la coerenza nella vita fra la fede e la testimonianza; ma noi dobbiamo andare avanti e fare nella nostra vita, questa coerenza quotidiana. “Questo è un cristiano!”, non tanto per quello che dice, ma per quello che fa, per il modo in cui si comporta. Questa coerenza, che ci dà vita, è una grazia dello Spirito Santo che dobbiamo chiedere». La Chiesa, ha concluso Papa Francesco, «è chiamata ad essere nel mondo la comunità che, radicata in Cristo per mezzo del Battesimo, professa con umiltà e coraggio la fede in Lui, testimoniandola nella carità». Ma l’essenziale, ha detto, è «testimoniare la fede nella carità».

Dopo la preghiera dell’Angelus, Papa Francesco ha ricordato la “Giornata del Ringraziamento”, che si celebra in Italia sul tema “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”, lo stesso dell’Expo di Milano 2015. «Mi unisco ai Vescovi», ha detto Francesco, «nell’auspicare un impegno rinnovato perché a nessuno manchi il cibo quotidiano, che Dio dona per tutti. Sono vicino al mondo dell’agricoltura, e incoraggio a coltivare la terra in modo sostenibile e solidale».

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