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sabato 25 settembre 2021
 
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«Gli idoli chiedono sangue, per fare più utili si sacrificano vite»

01/08/2018  Francesco dedica l’udienza generale all’idolatria e avverte «Gli idoli promettono felicità ma non la danno, promettono vita, ma in realtà la tolgono e ci rubano l’amore. Il Dio vero non chiede figli, ma dona suo Figlio per noi»

«Gli idoli chiedono sangue. Il denaro ruba la vita e il piacere porta alla solitudine. Le strutture economiche sacrificano vite umane per utili maggiori. Pensiamo a tanta gente senza lavoro perché l'imprenditore ha risolto l'attività per guadagnare più soldi: l'idolo dei soldi. E si rovinano vite, si distruggono famiglie e si abbandonano giovani in mano a modelli distruttivi, pur di aumentare il profitto».

Papa Francesco dedica la prima udienza generale dopo la pausa estiva di luglio al primo comandamento: “Non avrai altro Dio all’infuori di me”. Divinizzare ciò che non è Dio, avverte, è una «costante tentazione della fede» e non riguarda «soltanto i falsi culti del paganesimo». Lo sviluppo di un’idolatria è innanzitutto legato ad una «visione che tende a diventare una fissazione, un’ossessione». Il Pontefice sottolinea come l’idolo sia, in realtà, «una proiezione» di sé stessi negli oggetti o nei progetti: «Di questa dinamica», afferma, «si serve, ad esempio, la pubblicità: non vedo l’oggetto in sé ma percepisco quell’automobile, quello smartphone, quel ruolo – o altre cose – come un mezzo per realizzarmi e rispondere ai miei bisogni essenziali. E lo cerco, parlo di quello, penso a quello; l’idea di possedere quell’oggetto o realizzare quel progetto, raggiungere quella posizione, sembra una via meravigliosa per la felicità, una torre per raggiungere il cielo e tutto diventa funzionale a quella meta».

L’idolatria, spiega ancora Francesco, è sempre distruttiva perché gli idoli esigono un culto e ad essi ci si prostra e si sacrifica tutto: «In antichità si facevano sacrifici umani agli idoli, ma anche oggi: per la carriera si sacrificano i figli, trascurandoli o semplicemente non generandoli; la bellezza chiede sacrifici umani. Quante ore davanti allo specchio! Certe persone, certe donne quanto spendono per truccarsi?! Anche questa è un’idolatria. Non è cattivo truccarsi; ma in modo normale, non per diventare una dea. La bellezza chiede sacrifici umani. La fama chiede l’immolazione di sé stessi, della propria innocenza e autenticità».

Gli idoli, sottolinea poi Francesco, sono sanguinari: «Il denaro ruba la vita e il piacere porta alla solitudine. Le strutture economiche sacrificano vite umane per utili maggiori. Pensiamo a tanta gente senza lavoro. Perché? Perché a volte capita che gli imprenditori di quell’impresa, di quella ditta, hanno deciso di congedare gente, per guadagnare più soldi. L’idolo dei soldi. Si vive nell’ipocrisia, facendo e dicendo quel che gli altri si aspettano, perché il dio della propria affermazione lo impone. E si rovinano vite, si distruggono famiglie e si abbandonano giovani in mano a modelli distruttivi, pur di aumentare il profitto. Anche la droga è un idolo. Quanti giovani rovinano la salute, persino la vita, adorando quest’idolo della droga».

Gli idoli promettono felicità ma non la danno

Il terzo stadio dello sviluppo dell’idolatria è ancor più tragico perché rendono l’uomo schiavo: «Gli idoli», ricorda ancora il Papa, «promettono felicità ma non la danno; e ci si ritrova a vivere per quella cosa o per quella visione, presi in un vortice auto-distruttivo, in attesa di un risultato che non arriva mai. Cari fratelli e sorelle, gli idoli promettono vita, ma in realtà la tolgono. Il Dio vero non chiede la vita ma la dona, la regala. Il Dio vero non offre una proiezione del nostro successo, ma insegna ad amare. Il Dio vero non chiede figli, ma dona suo Figlio per noi. Gli idoli proiettano ipotesi future e fanno disprezzare il presente; il Dio vero insegna a vivere nella realtà di ogni giorno, nel concreto, non con illusioni sul futuro: oggi e domani e dopodomani camminando verso il futuro». Ecco perché, per camminare nella fede, occorre anzitutto «Riconoscere le proprie idolatrie» e questo, sottolinea, «è un inizio di grazia, e mette sulla strada dell’amore». Infatti, l’amore è incompatibile con l’idolatria: «Per andare dietro agli idoli, a un idolo, possiamo persino rinnegare il padre, la madre, i figli, la moglie, lo sposo, la famiglia … le cose più care. L’attaccamento a un oggetto o a un’idea rende ciechi all’amore. Portate questo nel cuore: gli idoli ci rubano l’amore, gli idoli ci rendono ciechi all’amore e per amare davvero bisogna esseri liberi da ogni idolo. Qual è il mio idolo? Toglilo e buttalo dalla finestra».

Rivolgendosi ai pellegrini di lingua italiana, papa Francesco ha infine ricordato che oggi ricorre la memoria liturgica di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, «zelante pastore che ha conquistato i cuori della gente con mitezza e tenerezza. Il suo esempio», ha detto, «vi aiuti a vivere con gioia la vostra fede nelle semplici azioni di ogni giorno».

Erano circa settemila i fedeli che hanno partecipato all’udienza nell’Aula Nervi, provenienti come sempre da tutto il mondo. Tra i gruppi presenti, anche varie rappresentative, in particolare dalla Germania, di chierichetti che partecipano in questi giorni a Roma al Pellegrinaggio dell'Associazione internazionale ministranti e che martedì pomeriggio hanno incontrato il Papa in un'udienza speciale in Piazza San Pietro.

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