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domenica 26 giugno 2022
 
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«Il grido dei poveri aumenta ma non è ascoltato e sovrastato dai ricchi»

18/11/2018  Francesco celebra la seconda Giornata mondiale dei Poveri: «L’ingiustizia è la radice perversa della povertà. Oggi tanti Lazzaro piangono mentre pochi epuloni banchettano con quanto per giustizia spetta a tutti». E avverte: «Vivere la nostra fede stando vicino ai bisognosi non è la moda di un pontificato»

Chi sono i poveri per i quali papa Francesco ha istituito una Giornata mondiale a loro dedicata al termine del Giubileo della Misericordia del 2016? Nell’omelia della Messa celebrata a San Pietro, il Pontefice lo spiega invitando ad ascoltare il loro grido: «Il grido dei poveri», afferma, «è il grido strozzato di bambini che non possono venire alla luce, di piccoli che patiscono la fame, di ragazzi abituati al fragore delle bombe anziché agli allegri schiamazzi dei giochi. È il grido di anziani scartati e lasciati soli. È il grido di chi si trova ad affrontare le tempeste della vita senza una presenza amica. È il grido di chi deve fuggire, lasciando la casa e la terra senza la certezza di un approdo. È il grido di intere popolazioni, private pure delle ingenti risorse naturali di cui dispongono. È il grido dei tanti Lazzaro che piangono, mentre pochi epuloni banchettano con quanto per giustizia spetta a tutti. Il grido dei poveri», scandisce Francesco, «diventa ogni giorno più forte, ma ogni giorno meno ascoltato. Ogni giorno è più forte quel grido, ma ogni giorno è meno ascoltato, sovrastato dal frastuono di pochi ricchi, che sono sempre di meno e sempre più ricchi».

Francesco ricorda che «l’ingiustizia è la radice perversa della povertà» e sottolinea come «Davanti alla dignità umana calpestata spesso si rimane a braccia conserte oppure si aprono le braccia, impotenti di fronte all’oscura forza del male. Ma il cristiano», spiega il Papa, «non può stare a braccia conserte, indifferente, o a braccia aperte, fatalista, no. Il credente tende la mano, come fa Gesù con lui. Presso Dio il grido dei poveri trova ascolto. Domando: e in noi? Abbiamo occhi per vedere, orecchie per sentire, mani tese per aiutare, oppure ripetiamo quel “torna domani”?».

Il Papa avverte che «vivere la fede a contatto coi bisognosi è importante per tutti noi» e che questo legame con i fratelli, soprattutto gli ultimi, «non è un’opzione sociologica, non è la moda di un pontificato, è un’esigenza teologica. È», ricorda, «riconoscersi mendicanti di salvezza, fratelli e sorelle di tutti, ma specialmente dei poveri, prediletti dal Signore».

I tre gesti di Gesù: lasciare, rincuorare, tendere la mano

Bergoglio si sofferma sui tre gesti che Gesù compie nel Vangelo odierno. La prima è “lasciare”: «lascia la folla nel momento del successo, quand’era acclamato per aver moltiplicato i pani. E mentre i discepoli volevano godersi la gloria, subito li costringe ad andarsene e congeda la folla». Così facendo, Gesù «ci insegna il coraggio di lasciare: lasciare il successo che gonfia il cuore e la tranquillità che addormenta l’anima» per andare «verso Dio, pregando, e verso chi ha bisogno, amando. Sono i veri tesori della vita: Dio e il prossimo. Salire verso Dio e scendere verso i fratelli, ecco la rotta indicata da Gesù».

La seconda azione di Gesù è “rincuorare”: «La barca della nostra vita è spesso sballottata dalle onde e scossa dai venti, e quando le acque sono calme presto tornano ad agitarsi», spiega il Papa, «Allora ce la prendiamo con le tempeste del momento, che sembrano i nostri unici problemi. Ma il problema non è la tempesta del momento, è in che modo navigare nella vita. Il segreto del navigare bene è invitare Gesù a bordo. Il timone della vita va dato a Lui, perché sia Lui a gestire la rotta. Solo Lui infatti dà vita nella morte e speranza nel dolore; solo Lui guarisce il cuore col perdono e libera dalla paura con la fiducia. Invitiamo oggi Gesù nella barca della vita. Come i discepoli sperimenteremo che con Lui a bordo i venti si calmano e non si fa mai naufragio».

Infine, la terza azione di Gesù è quella di “tendere la mano” in mezzo alla tempesta, afferrando Pietro che impaurito dubitava e stava per affondare in acqua: «Possiamo», dice il Papa, «metterci nei panni di Pietro: siamo gente di poca fede e siamo qui a mendicare la salvezza. Siamo poveri di vita vera e ci serve la mano tesa del Signore, che ci tiri fuori dal male. Questo è l’inizio della fede: svuotarsi dell’orgogliosa convinzione di crederci a posto, capaci, autonomi, e riconoscerci bisognosi di salvezza. La fede cresce in questo clima, un clima a cui ci si adatta stando insieme a quanti non si pongono sul piedistallo, ma hanno bisogno e chiedono aiuto».

Al termine della Messa e dopo l’Angelus in piazza San Pietro, il Papa in Aula Paolo VI pranzerà insieme a circa tremila senzatetto, rifugiati e famiglie in difficoltà economiche. Contemporaneamente a Roma e nelle diocesi di tutto il mondo si svolgono iniziative simili che vedono i poveri ospiti e protagonisti. Infine, è ancora attivo il presidio sanitario, aperto lunedì 12 novembre, in piazza San Pietro e visitato personalmente dal Papa venerdì, che continuerà ad offrire gratuitamente cure mediche specialistiche ai bisognosi.

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Le più belle immagini del pranzo del Papa con i poveri
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