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Il Papa: «Le strutture ingessano, bisogna fare pulizia»

27/11/2015  Nel messaggio inviato al Festival della Dottrina Sociale della Chiesa in corso a Verona Francesco chiede un cambiamento radicale di rotta per poter vedere le necessità dei poveri e dare una risposta concreta. Sollecita l’impegno alla condivisione e avverte: «Meglio essere flessibili e cambiare le strutture che difenderle e restare ingessati. Fare un po’ di pulizia e aumentare la trasparenza fa bene alle strutture e alle persone»

Cambiare mentalità per riconoscere che i problemi non si risolvono con i soldi ma con la «fraternità che si fa carico dell’altro»; cambiare per tenere lontana la tentazione dell’indifferenza verso il prossimo e cambiare, infine, anche le strutture perché «è preferibile essere flessibili per rispondere meglio ai bisogni concreti, che difendere le strutture e rimanere ingessati». Un triplice e radicale cambiamento è quello che chiede papa Francesco nel saluto, attraverso un video messaggio, ai partecipanti al V Festival della Dottrina Sociale della Chiesa in corso a Verona fino a domenica. In platea, nell'auditorium della Fiera, c'è il vescovo della diocesi scaligera, Giuseppe Zenti, e il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino.

Il tema di quest’anno è la “sfida della realtà”, una riflessione tratta dall’Evangelii gaudium, l’esortazione apostolica che è anche il “manifesto” del pontificato di Bergoglio. La prima sfida della realtà, argomenta il Papa, è quella di saperla vedere e abitare senza fuggire nell’idealismo astratto o nella retorica. E questo richiede come prima cosa la necessità, sottolinea, di «aprire gli occhi e il cuore» e di evitare l’indifferenza, la quale «sembra essere una medicina che ci protegge dal coinvolgimento, diventa un modo per stare più tranquilli. Ma questa estraneità», sottolinea, «è un modo che difende l’egoismo e ci rende tristi. Lo star vicino alle persone, toccare la carne dell’altro e farsi carico dei suoi problemi allarga il cuore, rimette in circolazione l’amore e ci fa stare bene».  

La seconda sfida della realtà è quella che richiede, spiega ancora Francesco, «la capacità di dialogare, di costruire ponti al posto dei muri». Quello che stiamo vivendo, ribadisce, «è il tempo del dialogo, non della difesa di rigidità contrapposte». La terza sfida che ci pone la realtà è avere l’onestà intellettuale di riconoscere che va cambiata, che occorre invertire la rotta di un economia che uccide, come ha detto in altre occasioni Bergoglio, e di un mondo dove  l’oscillazione di un titolo di Borsa fa notizia mentre un povero che muore di freddo no.

«Il consumismo, l’idolatria del denaro, le troppe diseguaglianze e ingiustizie, l’omologazione al pensiero dominante», scandisce il Papa nel messaggio per il Festival, «sono un peso da cui ci vogliamo liberare con il recupero della nostra dignità e impegnandoci nella condivisione, sapendo che la soluzione ai problemi concreti non viene dai soldi ma dalla fraternità che si carico dell’altro». Ma tutto questo non è possibile senza la conversione del cuore che «è un frutto dello Spirito Santo», afferma il Papa. E se è vero che il cambiamento vero parte «anzitutto da noi stessi», è altrettanto vero che «persone interiormente cambiate dallo Spirito conducono anche a un cambiamento sociale».
La fede, dunque, non è mai qualcosa di privato o privatistico. E la storia della Dottrina Sociale della Chiesa lo dimostra ampiamente.

«Bisogna fare un po' di pulizia per recuperare trasparenza»

Il Papa aggiunge anche che «i nuovi bisogni e le nuove povertà» di oggi, dopo la devastante crisi economica innescata dallo strapotere della finanza di rapina, richiedono «risposte nuove». Dove trovarle? Bisogna «fare un po’ di pulizia, aumentare la trasparenza, recuperare freschezza, genuinità e agilità», perché tutto questo «fa bene alle strutture e alle persone». Solo così, spiega, «troveremo nuovamente lo slancio e l’entusiasmo di fare qualcosa di bello a servizio dei fratelli». È preferibile, aggiunge, «essere flessibili per rispondere meglio ai bisogni concreti, che difendere le strutture e rimanere ingessati».

L’ultimo appunto è per la «sfida ecologica», al centro del Festival con un dibattito al quale sabato partecipa il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Il Papa, alla vigilia della Conferenza sul clima di Parigi, sta intensificando gli appelli. Ne ha parlato giovedì al quartiere generale dell’Onu a Nairobi, in Kenya, durante la sua visita in Africa. E lo ribadisce, citando la Laudato si’, anche nel video messaggio di Verona, sollecitando un cambiamento reale, già fattibile nella vita quotidiana: «La sobrietà», spiega, «il consumo consapevole, uno stile di vita che accoglie il creato come un dono ed esclude forme predatorie e di possesso esclusivo è il modo concreto attraverso il quale si crea una nuova sensibilità». E conclude: «Se saremo in molti a vivere così, l’intera società ne risentirà positivamente e diventerà udibile da tutti il grido della terra e il grido dei poveri».  

Gli appuntamenti del Festival

  

Dopo l’apertura di giovedì, il Festival che per il quinto anno porta in fiera e in piazza a Verona la Dottrina Sociale della Chiesa prosegue fino a domenica con vari appuntamenti, dalla finanza islamica al “nuovo” welfare che si regge sugli immigrati all’offerta di lavoro per i giovani da parte di diverse aziende profit e non profit. Il filo rosso che lega gli appuntamenti in programma è come ristabilire il giusto rapporto tra economia e finanza, innescato dalla globalizzazione ed esploso con la crisi scoppiata nel 2008. Si chiude, domenica, al Teatro Nuovo con il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino e uno sguardo sulla realtà italiana dove la ripresa, debole e incerta, non sta influendo sull’occupazione soprattutto giovanile.

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