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sabato 25 settembre 2021
 
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«Il vero cristiano si riconosce peccatore e accusa se stesso, non gli altri»

06/09/2018  Francesco nella Messa a Santa Marta: «Bisogna sentire la propria miseria e vergognarsi davanti al Signore. C’è gente, invece, che vive sparlando degli altri e non pensa mai a se stessa e si confessa per fare “cosmetica”»

Il vero cristiano si riconosce peccatore e sa accusare se stesso e non gli altri. Papa Francesco celebra la messa del mattino a Santa Marta e commenta il brano del Vangelo di Luca nel quale Gesù chiede a Pietro di poter salire sulla barca e, dopo aver predicato, lo invita a gettare le reti e avviene una pesca miracolosa. Dopo aver visto che le reti quasi si rompevano per la grande quantità di pesci, Pietro si gettò infatti alle ginocchia di Gesù dicendogli: “Signore, allontanati da me perché sono un peccatore”.

«Questo», spiega il Papa, «è il primo passo decisivo di Pietro sulla strada di discepolato, di discepolo di Gesù, accusare se stesso: “Sono un peccatore”. Il primo passo di Pietro è questo e anche il primo passo di ognuno di noi, se vuole andare nella vita spirituale, nella vita di Gesù, servire Gesù, seguire Gesù, deve essere questo, accusare se stesso: senza accusare se stesso non si può camminare nella vita cristiana».

Francesco mette in guardia, però, da un rischio concreto, quello di essere consapevoli di essere peccatori ma non saper fare autocritica: «Noi siamo tanto abituati a dire: “Sono un peccatore”», rileva il Papa, «ma nello stesso modo in cui diciamo: “io sono umano” o “io sono cittadino italiano». Accusare se stessi è invece sentire la propria miseria: «sentirsi miserabili», miseri, davanti al Signore. Si tratta di sentire vergogna. Ed è qualcosa che non si fa a parole ma con il cuore, cioè è un’esperienza concreta come quando Pietro dice a Gesù di allontanarsi da lui peccatore: «si sentiva un peccatore davvero» e poi si sentì salvato.

La salvezza che «ci porta Gesù» ha bisogno di questa confessione sincera perché «non è una cosa cosmetica», che ti cambia un po’ la faccia con «due pennellate»: trasforma ma, perché entri, bisogna farle posto con la confessione sincera dei propri peccati, così si sperimenta lo stupore di Pietro.

Il primo passo della conversione è quindi quello di accusare se stessi con vergogna e provare lo stupore di sentirsi salvati: «C’è gente», ricorda Francesco, «che vive sparlando degli altri, accusando gli altri e mai pensa a se stesso e quando vado a confessarmi come mi confesso, come i pappagalli? “Bla, bla, bla… Ho fatto questo, questo…”. Ma il cuore ti tocca quello che hai fatto? Tante volte, no. Tu vai lì a fare la cosmetica, a truccarti un po’ per uscire bello. Ma non è entrato nel tuo cuore completamente, perché tu non hai lasciato posto, perché non sei stato capace di accusare te stesso».

Il primo passo da fare è dunque chiedere una grazia: quella che ognuno impari ad accusare se stesso e non gli altri: «Un segnale che una persona non sa, che un cristiano non sa accusare se stesso è quando è abituato ad accusare gli altri, a sparlare degli altri, a mettere il naso nella vita altrui», conclude il Papa. «È ciò un brutto segnale. Io faccio questo? È una bella domanda per arrivare al cuore. Chiediamo oggi al Signore la grazia, la grazia di trovarci davanti a Lui con questo stupore che dà la sua presenza e la grazia di sentirci peccatori, ma concreti e dire come Pietro: “Allontanati da me perché sono un peccatore”».

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