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martedì 16 luglio 2024
 
Il papa
 

«In Italia c’è chi non riesce a curarsi. Non dare i farmaci agli anziani per risparmiare è eutanasia nascosta»

13/04/2023  Francesco all'Associazione Religiosa Istituti Socio Sanitari (Aris): «Nel nostro paese, soprattutto in alcune regioni, per molti anche il pagamento di un ticket è un problema e tanti hanno difficoltà di accesso ai servizi sanitari a causa di lunghissime liste d'attesa, anche per visite urgenti e necessarie»

«Il ritorno della “povertà di salute” sta assumendo in Italia proporzioni importanti, soprattutto nelle Regioni segnate da situazioni socio-economiche più difficili. Ci sono persone che per scarsità di mezzi non riescono a curarsi, per le quali anche il pagamento di un ticket è un problema e ci sono persone che hanno difficoltà di accesso ai servizi sanitari a causa di lunghissime liste d'attesa, anche per visite urgenti e necessarie».

È la denuncia di papa Francesco che giovedì ha ricevuto in udienza l'Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari (Aris), impegnata nella gestione delle strutture sanitarie di ispirazione cristiana. All’udienza con il Papa c’è il presidente padre Virginio Bebber e il direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Salute della Conferenza episcopale italiana, don Massimo Angelelli.

A loro il Pontefice offre un quadro delle condizioni della sanità italiana e di quella religiosa, invitando a non trascurare la domanda di aiuto dei più deboli e degli esclusi, gli "scartati dall'economia sanitaria". «Nel settore della sanità», avverte, «la cultura dello scarto può mostrare più che altrove, a volte in modo evidente, le sue dolorose conseguenze quando infatti la persona malata non è messa al centro e considerata nella sua dignità, si ingenerano atteggiamenti che possono portare addirittura a speculare sulle disgrazie altrui, e questo deve renderci vigilanti». «Il bisogno di cure intermedie poi è sempre più elevato», ha sottolineato il Pontefice, «vista la crescente tendenza degli ospedali a dimettere i malati in tempi brevi, privilegiando la cura delle fasi più acute della malattia rispetto a quella delle patologie croniche: di conseguenza queste, soprattutto per gli anziani, stanno diventando un problema serio anche dal punto di vista economico, con il rischio di favorire percorsi poco rispettosi della dignità stessa delle persone».

Bergoglio denuncia una «eutanasia nascosta» nei casi in cui non si danno i farmaci necessari agli anziani «per risparmiare. Un anziano», avverte, «deve prendere queste medicine e se per risparmiare non gli danno queste medicine questo è una eutanasia nascosta e progressiva, dobbiamo dire questo, ogni persona ha diritto alle medicine. Ci sono Paesi dove gli anziani che devono prendere quattro-cinque medicine, riescono ad averne soltanto due», ha aggiunto tornando a sottolineare che «questa è una eutanasia progressiva».

Francesco sottolinea il carisma fondante della sanità cattolica, nella consapevolezza che oggi, per vari motivi, "è sempre più difficile mantenere le strutture esistenti”: «Occorre intraprendere cammini di discernimento e fare scelte coraggiose, ricordandoci che la nostra vocazione è quella di stare sulla frontiera del bisogno: la vocazione nostra è quella, sulla frontiera del bisogno. Come Chiesa, siamo chiamati a rispondere soprattutto alla domanda di salute dei più poveri, degli esclusi e di quanti, per ragioni di carattere economico o culturale, vedono disattesi i loro bisogni. Questi sono i più importanti per noi, quelli che sono al primo posto della coda: questi». Poi ricorda che «la sanità di ispirazione cristiana ha il dovere di difendere il diritto alla cura soprattutto delle fasce più deboli della società, privilegiando i luoghi dove le persone sono più sofferenti e meno curate, anche se questo può richiedere la riconversione di servizi esistenti verso nuove realtà. Ogni persona malata», ha aggiunto, «è per definizione fragile, povera, bisognosa di aiuto, e a volte chi è ricco si trova più solo e abbandonato di chi è povero. Però è evidente che oggi ci sono opportunità diverse di accesso alle cure per coloro che hanno disponibilità economiche rispetto alle persone più indigenti». E allora «gli ospedali religiosi hanno soprattutto la missione di prendersi cura di coloro che sono scartati dall'economia sanitaria e da una certa cultura contemporanea». Il Papa ha invitato la sanità cattolica a non temere «di percorrere strade nuove, rischiate, in modo da evitare che i nostri ospedali, solo per ragioni economiche, vengano alienati. Questo è un pericolo, qui a Roma, io vi posso mandare la lista», ha detto, sottolineando il pericolo che così si rischia di vanificare «un patrimonio a lungo custodito e impreziosito da tanti sacrifici».

Il Papa, a questo proposito, ha ricordato che «è nata nel dicembre 2015 la Pontificia Commissione per le Attività del Settore Sanitario delle Persone giuridiche pubbliche della Chiesa, con la quale invito ad avere una fattiva e costruttiva collaborazione». Per questo Francesco ha incoraggiato una testimonianza sostenuta da una "gestione competente e limpida, capace di coniugare ricerca, innovazione, dedizione agli ultimi e visione d’insieme": «La realtà è complessa e potrete affrontarla in modo adeguato solo se le istituzioni sanitarie di ispirazione religiosa avranno il coraggio di mettersi insieme e fare rete, rifuggendo ogni spirito concorrenziale, unendo competenze e risorse e magari costituendo nuovi soggetti giuridici, attraverso i quali aiutare soprattutto le realtà più piccole».

La raccomandazione finale del Papa all'Asir è quella di accompagnare le persone accolte nelle proprie istituzioni «con una cura integrale, che non trascuri l’assistenza spirituale e religiosa dei malati, delle loro famiglie e degli operatori sanitari. E non si tratta», ha precisato, «solo di offrire una pastorale sacramentaria, bensì di dare un’attenzione completa alla persona. Nessuno, nessuno deve sentirsi solo nella malattia! Al contrario, ciascuno sia sostenuto nelle sue domande di senso e aiutato a percorrere con speranza cristiana la strada, a volte lunga e faticosa, dell’infermità».

 
 
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