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venerdì 07 agosto 2020
 
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Il Papa: in passato si consideravano normali la schiavitù e la pena di morte

11/05/2017  Francesco a Santa Marta spiega che il popolo di Dio è sempre in cammino per approfondire la fede. Un tempo, ha osservato, anche cose terribili come la schiavitù erano accettate, poi andando avanti si è compreso meglio che questo è un peccato mortale

Dio si è fatto conoscere nella storia e la sua salvezza ha una “grande” e “lunga storia”. Papa Francesco celebra la Messa a Santa Marta e si sofferma sulla lettura degli Atti degli Apostoli in cui San Paolo parla della storia della salvezza fino a Gesù. «La salvezza di Dio – ha detto il Papa – è in cammino verso la pienezza dei tempi, un cammino con santi e peccatori. Il Signore guida il suo popolo, con momenti buoni e momenti brutti, con libertà e schiavitù; ma guida il popolo verso la pienezza», verso l’incontro con il Signore. Il Papa fa l’esempio della schiavitù: «Quando andavamo a scuola ci raccontavano cosa facevano con gli schiavi, li portavano da un posto, li vendevano in un altro, in America Latina si vendevano, si compravano… È peccato mortale. Oggi diciamo questo. Lì si diceva: “No”. Anzi, alcuni dicevano che si poteva fare questo, perché questa gente non aveva anima! Ma si doveva andare avanti per capire meglio la fede, per capire meglio la morale. “Ah, Padre, grazie a Dio che oggi non ci sono schiavi!”. Ce ne sono di più!... ma almeno sappiamo che è peccato mortale. Siamo andati avanti: lo stesso con la pena di morte che era normale, un tempo. E oggi diciamo che è inammissibile, la pena di morte». Lo stesso, ha soggiunto, vale per le guerre di religione. In mezzo a questo «chiarire la fede, chiarire la morale», ha sottolineato Francesco, «ci sono i santi, i santi che tutti conosciamo e i santi nascosti».

La Chiesa, ha commentato, «è piena di santi nascosti e questa santità è quella che ci porta avanti, verso la seconda pienezza dei tempi, quando il Signore verrà, alla fine, per essere tutto in tutti».

Il popolo di Dio è sempre in cammino, guai se si ferma

«Il popolo di Dio», ha spiegato Bergoglio, «è in cammino. Sempre. Quando il popolo di Dio si ferma, diventa prigioniero in una stalla, come un asinello, lì: non capisce, non va avanti, non approfondisce la fede, l’amore, non purifica l’anima. Ma c’è un’altra pienezza dei tempi, la terza. La nostra. Ognuno di noi è in cammino verso la pienezza del proprio tempo. Ognuno di noi arriverà al momento del tempo pieno e la vita finirà e dovrà trovare il Signore. E questo è il momento nostro. Personale. Che noi viviamo nel secondo cammino, la seconda pienezza del tempo del popolo di Dio. Ognuno di noi è in cammino. Pensiamo a questo: gli apostoli, i predicatori, i primi, avevano bisogno di far capire che Dio ha amato, ha scelto, ha amato il suo popolo in cammino, sempre».

E ha concluso: «Anche chiedere perdono a Dio non è una cosa automatica. È capire che sono in cammino, in un popolo in cammino e che un giorno – forse oggi, domani o fra trent’anni – mi troverò faccia a faccia con quel Signore che mai ci lascia soli, ma ci accompagna nel cammino. Pensate questo: quando io vado a confessarmi, penso a queste cose? Che sono in cammino? Che è un passo verso l’incontro con il Signore, verso la mia pienezza dei tempi? E questa è la grande opera di misericordia di Dio».

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