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«Siamo fratelli, lavoriamo per la pace e i poveri nel mondo»

21/11/2019  Al Tempio Wat Ratchabophit Sathit Maha Simaram di Bangkok papa Francesco incontra il Patriarca Supremo dei Buddisti Somdet Phra Ariyavongsagatanana IX: «Le religioni si manifestino sempre più quali fari di speranza, in quanto promotrici e garanti di fraternità»

Il Tempio Reale di Bangkok è la dimora storica dei monaci thailandesi. Il Papa vi entra scalzo per incontrare il Patriarca Supremo dei buddisti Somdet Phra Ariyavongsagatanana IX, 92 anni. Un abbraccio che è un omaggio ai fratelli buddisti e uno sprone a proseguire sulla strada del dialogo e della pace perché, spiega, le religioni sono «fari di speranza, in quanto promotrici e garanti di fraternità». Francesco parla in spagnolo e mette in luce diverse cose di questo popolo che, nel Tempio Reale, trova uno dei simboli più importanti della cultura e dei valori thailandesi: «Alle fonti del buddismo la maggioranza dei thailandesi si sono abbeverati e hanno permeato la loro maniera di venerare la vita e i propri anziani, di condurre uno stile di vita sobrio, basato sulla contemplazione, sul distacco, sul lavoro duro e sulla disciplina; caratteristiche che alimentano quel vostro tratto distintivo così peculiare: essere considerati come il popolo del sorriso».

Nel suo discorso, il Pontefice ricorda l’amicizia con la comunità buddista e i passi compiuti dai precedenti Pontefici, a partire da Paolo VI che ricevette in Vaticano, quasi 50 anni fa, il Patriarca Supremo, Somdej Phra Wanarat (Pun Punnasiri) insieme ad un gruppo di monaci buddisti. «Una svolta – spiega Francesco – assai rilevante nello sviluppo del dialogo tra le nostre tradizioni religiose». Fu Giovanni Paolo II poi a far visita in questo Tempio, facendo crescere il dialogo. Bergoglio richiama alla mente anche una recente visita di una delegazione di monaci del tempio di Wat Pho, che hanno donato una traduzione di un antico manoscritto buddista in lingua pali, ora conservato nella Biblioteca Vaticana. «Quando abbiamo l’opportunità di riconoscerci e di apprezzarci, anche nelle nostre differenze», dice il Papa, «offriamo al mondo una parola di speranza capace di incoraggiare e sostenere quanti si trovano sempre maggiormente danneggiati dalla divisione. Possibilità come queste ci ricordano quanto sia importante che le religioni si manifestino sempre più quali fari di speranza, in quanto promotrici e garanti di fraternità».

Il Pontefice ringrazia anche il popolo thailandese perché, fin dall’arrivo del Cristianesimo, circa quattro secoli e mezzo fa, i cattolici hanno vissuto in armonia con i fratelli buddisti e pur essendo minoranza hanno goduto di libertà nella pratica religiosa: «Su questa strada di reciproca fiducia e fraternità, desidero ribadire il mio personale impegno e quello di tutta la Chiesa per il rafforzamento di un dialogo aperto e rispettoso al servizio della pace e del benessere di questo popolo. Grazie agli scambi accademici, che permettono una maggiore comprensione reciproca, come pure all’esercizio della contemplazione, della misericordia e del discernimento – tanto comuni alle nostre tradizioni –, potremo crescere in uno stile di buona “vicinanza”».

"La meravigliosa amicizia tra la Chiesa cattolica e i buddisti thailandesi"

Il Patriarca Supremo Somdet Phra Ariyavongsagatanana IX nel suo indirizzo di saluto definisce l’incontro con Francesco «un evento storicamente importante, testimone della forte e meravigliosa amicizia tra la Chiesa cattolica e il Sangkha buddista thailandese». Poi ricorda la visita di Giovanni Paolo II al precedente Patriarca, entrambi «uomini buoni e leader santi», avvenuta 35 anni fa presso il Tempio reale e alla quale lui stesso prese parte: «All’epoca, entrambi erano i leader delle nostre due fedi che – ha spiegato il leader buddista - hanno entrambe come obiettivo un’umanità che diffonda gentilezza genuina e amorevole nei riguardi di ogni creatura vivente: un ideale davvero unico».

Durante lo scambio dei doni, Francesco regala al Patriarca buddista la Dichiarazione sulla fratellanza umana firmata ad Abu Dhabi lo scorso febbraio. È una sorta di Magna Charta del pontificato per intensificare il dialogo e la cooperazione tra le religioni: «Se siamo fratelli - ha aggiunto il Papa - possiamo aiutare la pace mondiale, i poveri e i sofferenti, perché aiutare i poveri è sempre un cammino di benedizione».

Alla fine, papa Francesco ha firmato il Libro d’Onore: «Rinnovo la mia preghiera – ha scritto - affinché la preziosa tradizione di comprensione reciproca tra buddisti e cattolici continui a crescere e porti abbondanti frutti di pace all'amato popolo thailandese».

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