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martedì 05 marzo 2024
 
IL VIAGGIO
 

Il Papa in Ungheria: alle sorgenti inquinate del potere sovranista

28/04/2023  Francesco è atterrato a Budapest poco prima delle 10 del 28 aprile. Torna a Roma nel tardo pomeriggio del 30. Sul numero in edicola di Famiglia Cristiana, Andrea Riccardi, storico, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, analizza i rapporti del Santo Padre con l'attuale premier magiaro, partendo dalle critiche nei confronti della politica verso i migranti e i rifugiati condotta da Viktor Orban

Sopra e in copertina, papa Francesco, 86 anni, all'arrivo a Budapest il 28 aprile 2023. Foto Reuters. In alto, il Santo Padre con il premier ungherese Viktor Mihály Orbán, 59, il 12 settembre 2021. Foto Reuters.
Sopra e in copertina, papa Francesco, 86 anni, all'arrivo a Budapest il 28 aprile 2023. Foto Reuters. In alto, il Santo Padre con il premier ungherese Viktor Mihály Orbán, 59, il 12 settembre 2021. Foto Reuters.

Il prossimo viaggio di papa Francesco in Ungheria, dal 28 al 30 aprile, può sembrare un evento ordinario, eppure è un fatto su cui conviene riflettere. Dopo la Slovacchia, papa Bergoglio entra in contatto con il cattolicesimo dei Paesi di Visegrad, in genere piuttosto riservati rispetto alle sue posizioni e ai suoi orientamenti. Basti pensare alla Polonia, che pure Francesco aveva visitato nel 2016, dove il mondo cattolico appare parzialmente lontano dal sentire di papa Bergoglio. Tuttavia, i cattolicesimi dell’Est Europa sono molto diversi tra di loro. Quello slovacco, visitato nel 2021 dal Papa, ha un carattere piuttosto popolare, che lo fa assomigliare a quello polacco.

Nella Repubblica Ceca, la Chiesa è abbastanza ridotta sia per la recente secolarizzazione che per la storia stessa del Paese. In Ungheria il Papa non trova un cattolicesimo di tipo popolare, come quello polacco, ma una società anch’essa investita dalla secolarizzazione che risale agli anni stessi del regime comunista. Il cattolicesimo popolare polacco, guidato dal cardinale primate Wyszyński, rappresentò negli anni comunisti il Paese reale e il popolo opposti pacificamente al regime comunista. Diversa è stata la postura della Chiesa ungherese che, nonostante i drammi vissuti, specie con la repressione del 1956 da parte dei sovietici, aveva trovato un modus vivendi con il Governo comunista, pur faticoso e limitante. Va da sé che questo non era il modello preferito da Giovanni Paolo II.

Questa storia pesa sull’attualità del cattolicesimo ungherese. Ma il presente interessa ancora di più il Papa e forse motiva il suo viaggio. L’Ungheria non è una nazione piccola o periferica, come l’Albania o la Bulgaria, Paesi che Bergoglio ha scelto di visitare invece delle grandi nazioni occidentali. Tuttavia essa è un Paese particolare per le  sue scelte politiche. Francesco è critico nei confronti della politica verso i migranti e i rifugiati condotta dall’attuale premier Orbán. D’altra parte ci sono  aspetti che interessano il Pontefice, come la difesa della famiglia e l’impegno per superare la crisi demografica. Inoltre l’Ungheria è l’unico Paese  dell’Unione a tenere aperto un canale con la Russia di Putin e ha buoni rapporti con la Cina. Va ricordato che la democrazia ungherese ha subito importanti limitazioni con il Governo Orbán, sul piano della libertà di stampa e altro, tanto che Ágnes Heller, filosofa e figura del dissenso durante il  comunismo, parlò di “democratura”. In realtà, in Ungheria, nonostante il premier sia protestante, si è realizzato un regime che si potrebbe definire  nazional-cattolico, in cui la tradizione cattolica nazionale, i valori religiosi, la Chiesa, sono posti al centro dell’identità ungherese, che si vuole difendere da  contaminazioni ideologiche occidentaliste o dall’islamizzazione. Il nazional-cattolicesimo, che si ritrova in altra versione in Ungheria, dopo la crisi della  Democrazia cristiana (espressione del cattolicesimo democratico) è l’unico modello politico “cattolico”, che peraltro si connette a una lunga  tradizione storica di cattolicesimo dell’autorità dalle radici ottocentesche.

Se la proiezione del cattolicesimo in Ungheria è importante (la corona di Santo  Stefano, simbolo dell’Ungheria cattolica, è in Parlamento), la realtà della Chiesa cattolica non è vasta e popolare come in Polonia. È interessante vedere  l’impatto del viaggio del Papa argentino in questa Ungheria, ufficialmente cattolica ma anche secolarizzata.

 

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