Attenti «alle facce da immaginetta». Attenti «all'ipocrisia di chi entra in seminario solo perché sente di non essere capace a cavarsela da solo nel mondo». Attenti «a chi è troppo diplomatico». E se uno è bugiardo «meglio che ritorni a casa». Com'è nel suo stile, papa Francesco non usa mezzi termini. Dice tutto con franchezza, guardando negli occhi i sacerdoti di oggi e quelli di domani.
Martedì scorso, nella casa Santa Marta, il Pontefice ha incontrato un gruppo di novizi e prenovizi salesiani, accompagnati da don Guido Enrico, incaricato per la formazione in Italia, e da altri responsabili. I giovani arrivavano da diverse regioni italiane, ma anche da Albania, Croazia, Malta, senza dimenticare «un dono dalla Siria». L'incontro, che non era inserito nell'agenda ufficiale del Papa, è durato circa cinquanta minuti. Doveva essere un appuntamento privato, ma uno dei presenti lo ha registrato con un telefono e trasmesso in diretta Facebook (che pubblichiamo più sotto), rendendolo, di fatto, di dominio pubblico.
Per confrontarsi con i novizi, Francesco sceglie la forma che più gli è congeniale: il dialogo personale, diretto e senza mediazioni. Parla interamente a braccio. «Fatemi voi delle domande, se no dico qualche stupidaggine» esordisce, scherzando. E così, animato dalle domande dei presenti, l'incontro diventa una camminata fra esortazioni, spunti e memorie personali.
Particolarmente incisivi i passaggi nei quali il Pontefice si rivolge ai formatori salesiani. Don Marcello, sacerdote siciliano, gli chiede consigli per accompagnare i giovani nel discernimento vocazionale. D'impulso Francesco risponde: «I criteri siano normali. State attenti a quei giovani con la faccia da immaginetta. A quelli non chiedo neppure il Padre Nostro». Il Papa spera invece in giovani «gioiosi, sportivi... normali». Bisogna accompagnarli, «perché nel cammino ci sono tante sorprese di Dio, ma anche sorprese che non sono di Dio. E bisogna aiutarli a guardarle in faccia».
Poi si ferma un istante, come a cercare, a pesare le parole. Intorno si è creato un profondo silenzio. Quando riprende, arriva al cuore di un tema che gli è caro «Bisogna allontanarsi da ogni forma di ipocrisia... l'ipocrisia nella Chiesa è una peste». Lo ripete più volte, quasi per scolpirlo nella memoria, sua e dei presenti. «L'ipocrisia della mediocrità», del «dico una cosa ma ne faccio un'altra» quella di chi vede nel seminario pareti sicure per rifugiarsi dal mondo. «Se uno è troppo diplomatico, stai attento». E se trovi uno bugiardo «meglio invitarlo a tornare a casa». Accanto a questo, il Papa insiste sul valore della preghiera: non servono orazioni lunghe e artificiose. Molto meglio una preghiera semplice, come «quella che hai imparato a casa tua, alla prima comunione», «una preghiera normale, ma fiduciosa».
L'incontro dà occasione a Francesco di definire la santità. «Cammina alla mia presenza e sii irreprensibile (così il Signore ad Abramo). Punto! Questa è la migliore definizione della santità. Anche oggi si può essere santi. Ce ne sono tanti nella Chiesa, tanti». Riprendendo un'idea già tante volte espressa dall'inizio del suo pontificato, il Santo Padre sottolinea che l'uomo di Dio non ha paura delle sfide, non si lascia imprigionare né intimidire. Per questo «mandate nelle periferie i vostri giovani migliori» dice, sempre rivolgendosi ai formatori salesiani. Esistono molti tipi di periferie «Parlare con i non credenti, agnostici, quella è una periferia, eh! Poi ci sono le periferie “sociali”, dei poveri… ». Ecco, ancora una volta, l'idea di Chiesa come “ospedale da campo”.
C'è spazio anche per qualche ricordo personale: l'infanzia dai salesiani, il profondo legame di Bergoglio con la sua terra d'origine, il Piemonte (e in effetti il dialogo con i novizi è l'ideale prosecuzione dell'incontro svoltosi a Torino, nella basilica di Maria Ausiliatrice, cuore del mondo salesiano, il 21 giugno del 2015).
Ma in un momento tormentato (e a pochi giorni dal suo viaggio in Egitto) il Papa desidera anche proseguire l'impegno per la pace. Così assicura la sua costante preghiera per la Siria, dove i salesiani operano attivamente (non a caso, è presente un giovane proveniente da quella terra martoriata) e per padre Tom Uzhunnalil, sacerdote rapito lo scorso anno in Yemen e del quale non si hanno più notizie.