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mercoledì 29 giugno 2022
 
ECUMENISMO
 

Il Papa: «L'orgoglio è il vero ostacolo all'unità dei cristiani»

25/01/2022  Francesco nella Basilica di San Paolo presiede i Vespri a conclusione della Settimana di preghiera e indica l'esempio dei Magi: «Abbiamo bisogno di cambiare strada, di invertire la rotta delle nostre abitudini e delle nostre convenienze per trovare la via che il Signore ci mostra, la via dell'umiltà, della fraternità, dell'adorazione»

«Abbiamo bisogno di cambiare strada, di invertire la rotta delle nostre abitudini e delle nostre convenienze per trovare la via che il Signore ci mostra, la via dell'umiltà, della fraternità, dell'adorazione. Donaci, Signore, il coraggio di cambiare strada, di convertirci, di seguire la tua volontà e non le nostre opportunità; di andare avanti insieme, verso di Te, che con il tuo Spirito vuoi fare di noi una cosa sola».

È l’accorata preghiera di papa Francesco che nella Basilica di San Paolo fuori le Mura ha presieduto la celebrazione dei Secondi Vespri della Solennità della Conversione dell'Apostolo delle genti a conclusione della Settimana di preghiera per l'Unità dei cristiani che quest’anno ha per tema il cammino dei Magi: "In Oriente abbiamo visto la stessa e siamo venuti qui ad onorarlo".

Alla celebrazione erano presenti il Metropolita Polykarpos, rappresentante del Patriarcato Ecumenico, Ian Ernest, rappresentante personale dell’arcivescovo di Canterbury a Roma, e rappresentanti delle altre Comunità cristiane. Nell'omelia il Pontefice ricorda che il viaggio dei Magi comincia da Oriente perché «da lì vedono spuntare la stella». Passa poi attraverso Gerusalemme, dove sperimentano «la resistenza delle forze oscure del mondo», e si conclude a Betlemme: «Lì si prostrano e adorano il Bambino».

Francesco invita tutti i cristiani a seguire «la stella di Gesù! Non lasciamoci distogliere dai bagliori del mondo, stelle luccicanti ma cadenti. Non seguiamo», dice, «le mode del momento, meteore che si spengono; non inseguiamo la tentazione di brillare di luce propria, di chiuderci cioè nel nostro gruppo e di autoconservarci. Il nostro sguardo sia fisso in Cielo, sulla stella di Gesù. Seguiamo Lui, il suo Vangelo, il suo invito all’unità, senza preoccuparci di quanto lungo e faticoso sarà il viaggio per raggiungerla pienamente. Desideriamo e camminiamo insieme, sostenendoci a vicenda, come hanno fatto i Magi».

Francesco ricorda che la tradizione «ha spesso raffigurati i Magi con abiti variegati, a rappresentare popolazioni differenti. In loro», sottolinea, «possiamo vedere riflesse le nostre diversità, le varie tradizioni ed esperienze cristiane, ma anche la nostra unità, che nasce dallo stesso desiderio: guardare il Cielo e camminare insieme sulla terra. L’Oriente ci fa pensare anche ai cristiani che abitano diverse regioni falcidiate dalla guerra e dalla violenza. Proprio il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente ha preparato i sussidi per questa Settimana di preghiera. Quei nostri fratelli e sorelle hanno tante sfide difficili da affrontare, eppure con la loro testimonianza ci danno speranza: ci ricordano che la stella di Cristo risplende nelle tenebre e non tramonta; che il Signore dall’alto accompagna e incoraggia i nostri passi. Attorno a Lui, in Cielo, brillano insieme, senza distinzioni di confessione, moltissimi martiri: essi indicano a noi sulla terra una via precisa, quella dell’unità!».

Francesco sottolinea che una volta giunti a Gerusalemme «i Magi sperimentano la resistenza delle forze oscure del mondo. Non c’è solo Erode che si sente minacciato dalla novità di una regalità diversa da quella corrotta dal potere mondano, c’è tutta Gerusalemme che si turba all’annuncio dei Magi». E ricorda che «anche lungo il nostro cammino verso l’unità può accadere di arrestarci per lo stesso motivo che paralizzò quella gente: il turbamento, la paura. È il timore della novità, che scuote le abitudini e le sicurezze acquisite; è la paura che l’altro destabilizzi le mie tradizioni e i miei schemi consolidati. Ma, alla radice, è la paura che abita il cuore dell’uomo, dalla quale il Signore Risorto vuole liberarci. Lasciamo risuonare sul nostro cammino di comunione la sua esortazione pasquale: “Non temete”. Non temiamo di anteporre il fratello alle nostre paure! Il Signore desidera che ci fidiamo gli uni degli altri e che camminiamo insieme, nonostante le nostre debolezze e i nostri peccati, nonostante gli sbagli del passato e le ferite reciproche».

«Le nostre scelte devono basarsi sui desideri di Dio»

  

A Gerusalemme, «proprio lì dove la via indicata dal Cielo sembra infrangersi contro i muri eretti dall’uomo», i Magi scoprono «la via per Betlemme». Trovano Gesù «non solo grazie alla stella, nel frattempo scomparsa. Sono i sacerdoti e gli scribi - ricorda il Papa - a fornire l’indicazione, scrutando le Scritture». Hanno bisogno, sottolinea il Pontefice, della Parola di Dio. A Betlemme “adorano il Bambino2 e il loro viaggio si conclude così: “insieme nella stessa casa, in adorazione”: «I Magi anticipano così i discepoli di Gesù, i quali, diversi ma uniti, alla fine del Vangelo si prostrano davanti al Risorto sul monte della Galilea. Diventano così un segno profetico per noi, desiderosi del Signore, compagni di viaggio lungo le strade del mondo, cercatori attraverso la Sacra Scrittura dei segni di Dio nella storia. Anche per noi l’unità piena, nella stessa casa, non può che giungere attraverso l’adorazione del Signore. Cari fratelli e sorelle, la tappa decisiva del cammino verso la piena comunione richiede una preghiera più intensa, l’adorazione di Dio».

Il Papa sottolinea che per raggiungere l’unità occorre mettere da parte l’orgoglio: «Quante volte», dice, «l’orgoglio è stato il vero ostacolo alla comunione! I Magi hanno avuto il coraggio di lasciare a casa prestigio e reputazione, per abbassarsi nella povera casetta di Betlemme; così hanno scoperto “una gioia grandissima”. Abbassarsi, lasciare, semplificare: chiediamo a Dio stasera questo coraggio, il coraggio dell’umiltà, unica via per arrivare ad adorare Dio nella stessa casa, attorno allo stesso altare».

Infine, Francesco si sofferma sul significato dei doni offerti a Gesù dai Magi: oro, incenso e mirra che, dice, «simboleggiano quello che il Signore desidera ricevere da noi. A Dio va dato l’oro, l’elemento più prezioso: va dato, cioè, il primo posto. È a Lui che occorre guardare, non a noi; alla sua volontà, non alla nostra; alle sue vie, non alle nostre. Se il Signore è davvero al primo posto, le nostre scelte, anche ecclesiastiche, non possono più basarsi sulle politiche del mondo, ma sui desideri di Dio. E poi c’è l’incenso, a richiamare l’importanza della preghiera, che sale a Dio come profumo gradito. Non stanchiamoci di pregare gli uni per gli altri e gli uni con gli altri. Infine la mirra, che sarà usata per onorare il corpo di Gesù deposto della croce, ci rimanda alla cura per la carne sofferente del Signore, straziata nelle membra dei poveri. Serviamo i bisognosi, serviamo insieme Gesù che soffre!».

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Le più belle immagini della celebrazione del Papa a San Paolo
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