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Il Papa: la dottrina sul matrimonio non è stata modificata

06/10/2015  Lo ha ribadito Jorge Mario Bergoglio intervenendo alla terza Congregazione generale del Sinodo ordinario sulla famiglia. A riferirlo è stato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi. Questo Sinodo, comunque - è stato riaffermato -, proprio perché "pastorale" non vuole essere insensibile alle sfide delle famiglie di oggi.

«La comunione ai divorziati risposati non è l'unico problema». Lo ha detto stamane il Papa durante i lavori del Sinodo, secondo quanto riferito ai giornalisti dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi nel consueto briefing tenuto nella Sala stampa della Santa Sede. Padre Lombardi ha ricordato che il Pontefice ha evidenziato i tre documenti ufficiali, la Relatio Synodi ed i due discorsi pontifici di apertura e chiusura dei lavori. Da qui l’invito a non farsi confondere da commenti esterni al Sinodo: «Non dobbiamo lasciarci condizionare e ridurre il nostro orizzonte di lavoro in questo Sinodo, come se l’unico problema fosse quello della comunione ai divorziati e risposati o no. Quindi, tenere presente l’ampiezza dei problemi e delle questioni che sono proposte all’Assemblea sinodale, di cui l’"Instrumentum Laboris" dà un’ampia prospettiva».

«La dottrina cattolica sul matrimonio non è stata toccata, non è stata messa in questione nell’assemblea precedente del Sinodo», nei confronti del quale il Sinodo attuale si pone in continuità. È un altro punto toccato  dal Papa nel suo “breve intervento” alla terza Congregazione generale di questa mattina nella quale sono intervenuti 72 padri sinodali, in rappresentanza di tutti i continenti e di tutte le lingue, spaziando su temi relativi al rapporto tra Chiesa e famiglia.

Ribadendo che i padri sinodali hanno invitato a non far «cannibalizzare» il Sinodo dal solo argomento dell'ostia ai divorziati risposati, Federico Lombardi ha riferito che si sta allargando lo sguardo su un orizzonte più ampio, che abbraccia tanti temi: si va dalla rivoluzione culturale epocale in cui viviamo al rapporto tra le generazioni e le culture, dalla violenza nella famiglia e in particolare sulle donne al lavoro minorile e a situazioni particolari come quelle arfricane del matrimonio a tappe e della poligamia.


Rispondendo ai giornalisti, l’arcivescovo Claudio Maria Celli, al Sinodo presidente della Commissione per l’informazione, ha ribadito a sua volta: «Mi sembra che l’intervento del Papa di questa mattina, nel ricordare che i documenti di riferimento nella nostra discussione sono la "Relatio Synodi" e i suoi due discorsi, di apertura e di chiusura, mantenga aperto un atteggiamento della Chiesa profondamente pastorale nei confronti di questa realtà dei divorziati. Rimane però sempre anche quello che diceva il Papa questa mattina, cioè che il Sinodo non ha come unico punto di riferimento questo. È uno dei punti». A proposito della relazione introduttiva al Sinodo, pronunciata ieri dal cardinale Peter Erdö, il cardinale canadese Paul-André Durocher ha invitato a «entrare in dialogo con il mondo».

Una sottolineatura importante che in qualche modo va ricollegata a quanto dichiarato nella conferenza stampa di ieri da monsignor Bruno Forte, segretario speciale del Sinodo sulla Famiglia: «Questo non è un Sinodo dottrinale, ma pastorale, come lo fu il Vaticano II, perché rende la Chiesa vicina agli uomini del suo tempo. La Chiesa non può restare insensibile alle sfide pastorali. Si tratta di vedere, nella fedeltà alla dottrina della Chiesa, come venire incontro a queste situazioni». Al Sinodo, dunque, per dirla ancora con monsignor Bruno Forte «non ci saranno modifiche dottrinali, ma le sfide pastorali ci sono». Ieri,  Forte aveva parlato di uno stile sinodale improntato alla “parresìa” richiesta dal Papa, «ma improntata anche alla profonda responsabilità davanti a Dio e agli uomini», a partire dalla «proposta del Vangelo della famiglia, soggetto e oggetto centrale della pastorale, valore prioritario su cui si scommette anche in tante parti del mondo dove sembra in crisi. La volontà dei padri, è di non chiudere gli occhi davanti a nulla, di avere un senso ampio di responsabilità per le speranze e le sofferenze delle famiglie».

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