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lunedì 08 agosto 2022
 
 

Il Papa: Per la corruzione non c'è perdono

11/11/2013  Chi non si pente e "fa finta di essere cristiano" fa tanto male alla Chiesa, ha detto il Pontefice lunedì mattina a Santa Marta ribadendo che tutti dobbiamo dirci "peccatori", ma dobbiamo guardarci dal diventare "corrotti". Chi è benefattore della Chiesa ma ruba allo Stato, ha aggiunto, è "un ingiusto" che conduce una "doppia vita": «Questo merita – dice Gesù, non lo dico io – che gli mettano al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Non parla di perdono, qui»

C’è una differenza tra peccatore e corrotto. L’ha spiegata papa Francesco nella messa celebrata lunedì mattina a Santa Marta commentando il brano del Vangelo di Luca in cui Gesù mette in guardia i suoi discepoli con parole durissime: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli».

Il Pontefice ha spiegato che chi non si pente e «fa finta di essere cristiano» fa tanto male alla Chiesa: tutti, ha spiegato, dobbiamo ammettere di essere peccatori, ma dobbiamo guardarci dal diventare «corrotti». Chi è benefattore della Chiesa ma ruba allo Stato, ha aggiunto, è «un ingiusto» che conduce una “doppia vita”.

Gesù, ha detto Francesco proseguendo la sua personale analisi del fenomeno della corruzione cominciata venerdì 9 novembre con gli strali contro la “dea tangente”, «non si stanca di perdonare e ci consiglia» di fare lo stesso. Papa Francesco si è soffermato in particolare sull’esortazione del Signore a perdonare il fratello pentito, di cui parla il Vangelo del giorno. Quando Gesù chiede di perdonare sette volte al giorno, ha osservato, «fa un ritratto di se stesso». Gesù, ha proseguito, «perdona» ma in questo brano evangelico dice anche «Guai a colui a causa del quale vengono gli scandali».

Non parla di peccato, ma di scandalo che è un’altra cosa. E aggiunge che «è meglio per lui che gli venga messa al collo una macina di mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli». Ma che differenza c’è dunque, si chiede il Papa, tra peccare e scandalizzare? «La differenza», ha risposto il Pontefice, «è che chi pecca e si pente, chiede perdono, si sente debole, si sente figlio di Dio, si umilia, e chiede proprio la salvezza da Gesù. Ma di quell’altro che scandalizza, che cosa scandalizza? Che non si pente. Continua a peccare, ma fa finta di essere cristiano: la doppia vita. E la doppia vita di un cristiano fa tanto male, tanto male. “Ma, io sono un benefattore della Chiesa! Metto la mano in tasca e do alla Chiesa”. Ma con l’altra mano, ruba: allo Stato, ai poveri … ruba. È un ingiusto. Questa è doppia vita. E questo merita – dice Gesù, non lo dico io – che gli mettano al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Non parla di perdono, qui». E ciò, ha sottolineato, «perché questa persona inganna», e «dove c’è l’inganno, non c’è lo Spirito di Dio. Questa è la differenza fra peccatore e corrotto». Chi «fa la doppia vita – ha ammonito – è un corrotto».

Diverso è chi «pecca e vorrebbe non peccare, ma è debole» e «va dal Signore» e chiede perdono: «a quello il Signore vuole bene! Lo accompagna, è con lui»:  «E noi dobbiamo dirci peccatori, sì, tutti, qui, eh!, tutti lo siamo. Corrotti, no. Il corrotto è fisso in uno stato di sufficienza, non sa cosa sia l’umiltà. Gesù, a questi corrotti, diceva: “La bellezza di essere sepolcri imbiancati”, che appaiono belli, all’esterno, ma dentro sono pieni di ossa morte e di putredine. E un cristiano che si vanta di essere cristiano, ma non fa vita da cristiano, è uno di questi corrotti. […] Tutti conosciamo qualcuno che è in questa situazione e quanto male fanno alla Chiesa! Cristiani corrotti, preti corrotti … Quanto male fanno alla Chiesa! Perché non vivono nello spirito del Vangelo, ma nello spirito della mondanità».

San Paolo, ha rammentato Papa Francesco, lo dice chiaramente nella Lettera ai cristiani di Roma: «Non uniformatevi a questo mondo». Anzi, ha precisato, il «testo originale è più forte» perché afferma di «non entrare negli schemi di questo mondo, nei parametri di questo mondo». Schemi, ha ribadito, che «sono questa mondanità che ti porta alla doppia vita».

Infine, con un’immagine molto cruda, il Papa ha paragonato la vita del corrotto ad «una putredine verniciata»: «Gesù semplicemente non diceva: “peccatori” a questi, diceva loro: “ipocriti”. E che bello, quell’altro, no? “Se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: ‘Sono pentito, sono peccatore’, tu gli perdonerai’. È quello che Lui fa con i peccatori. Lui non si stanca di perdonare, soltanto alla condizione di non voler fare questa doppia vita, di andare da Lui pentiti: “Perdonami, Signore, sono peccatore!”. ‘Ma, vai avanti, vai avanti: io lo so’. E così è il Signore. Chiediamo oggi la grazia allo Spirito Santo che fugge da ogni inganno, chiediamo la grazia di riconoscerci peccatori: siamo peccatori. Peccatori, sì. Corrotti, no”».

 
 
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