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sabato 25 giugno 2022
 
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«Le donne nella Chiesa devono avere più spazio e responsabilità»

17/11/2018  Francesco consegna il “Premio Ratzinger” all’architetto Mario Botta e alla teologa tedesca Marianne Schlosser: «Va riconosciuto l’apporto femminile nel campo della ricerca teologica a lungo considerata territorio quasi esclusivo del clero»

Il ruolo delle donne nella Chiesa e l’architettura sacra, sempre più fondamentale «in particolare quando si rischia l’oblio della dimensione spirituale e la disumanizzazione degli spazi urbani». Papa Francesco si sofferma su questi due temi durante la cerimonia di conferimento, nella Sala Clementina, del “Premio Ratzinger”, promosso dalla Fondazione vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, presieduta dall’ex portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. I due premiati di quest’anno sono la teologa tedesca Marianne Schlosser e l’architetto svizzero Mario Botta. «Questa», dice Bergoglio, «è una bella occasione per rivolgere insieme il nostro pensiero affettuoso e grato al Papa emerito Benedetto XVI. Come estimatori della sua eredità culturale e spirituale, voi avete ricevuto la missione di coltivarla e continuare a farla fruttificare, con quello spirito fortemente ecclesiale che ha contraddistinto Joseph Ratzinger fin dai tempi della sua feconda attività teologica giovanile, quando diede già frutti preziosi nel Concilio Vaticano II, e poi in modo sempre più impegnativo nelle successive tappe della sua lunga vita di servizio, come professore, arcivescovo, Capo Dicastero e infine Pastore della Chiesa universale».

Quello di Benedetto XVI, ricorda Francesco, «è uno spirito che guarda con consapevolezza e con coraggio ai problemi del nostro tempo, e sa attingere dall’ascolto della Scrittura nella tradizione viva della Chiesa la sapienza necessaria per un dialogo costruttivo con la cultura di oggi. In questa linea vi incoraggio a continuare a studiare i suoi scritti, ma anche ad affrontare i nuovi temi su cui la fede viene sollecitata al dialogo, come quelli che sono stati da voi evocati e che considero attualissimi, della cura del creato come casa comune e della difesa della dignità della persona umana».

Il Pontefice si dice «veramente lieto» che il Premio per la ricerca e l’insegnamento della teologia sia attribuito a una donna, Marianne Schlosser: «Non è la prima volta, perché già la prof.ssa Anne-Marie Pelletier lo ha ricevuto,», ricorda, «ma è molto importante che venga riconosciuto sempre di più l’apporto femminile nel campo della ricerca teologica scientifica e dell’insegnamento della teologia, a lungo considerati territori quasi esclusivi del clero. È necessario che tale apporto venga incoraggiato e trovi spazio più ampio, coerentemente con il crescere della presenza femminile nei diversi campi di responsabilità della Chiesa, in particolare, e non solo nel campo culturale. Da quando Paolo VI proclamò Teresa d’Avila e Caterina da Siena dottori della Chiesa non è permesso più alcun dubbio sul fatto che le donne possono raggiungere le vette più alte nell’intelligenza della fede. Anche Giovanni Paolo II e Benedetto XVI lo hanno confermato, inserendo nella serie dei dottori i nomi di altre donne, Santa Teresa di Lisieux e Ildegarda di Bingen».

«L’impegno dell’architetto creatore di spazio sacro va riconosciuto e incoraggiato dalla Chiesa»

Il Papa poi si congratula con l’architetto Botta e ricorda che «in tutta la storia della Chiesa gli edifici sacri sono stati richiamo concreto a Dio e alle dimensioni dello spirito ovunque l’annuncio cristiano si è diffuso nel mondo; hanno espresso la fede della comunità credente, l’hanno accolta contribuendo a dar forma e ispirazione alla sua preghiera». Per questo il ruolo dell’architettura è da valorizzare: «L’impegno dell’architetto creatore di spazio sacro nella città degli uomini è quindi di valore altissimo, e va riconosciuto e incoraggiato dalla Chiesa», rimarca Francesco, «in particolare quando si rischia l’oblio della dimensione spirituale e la disumanizzazione degli spazi urbani».

Francesco conclude il suo discorso citando «le parole con cui il nostro Papa emerito ci invitava alla speranza evocando l’elevazione spirituale di un grande teologo e santo particolarmente caro a lui e ben conosciuto dalla nostra premiata, la professoressa Schlosser». Si tratta di San Bonaventura da Bagnoregio,visitata da Benedetto XVI nel 2009. In quell’occasione, ricorda Bergoglio, il Papa emerito richiamò «una bella immagine della speranza» dove «paragona il movimento della speranza al volo dell’uccello, che dispiega le ali nel modo più ampio possibile, e per muoverle impiega tutte le sue forze. Rende, in un certo senso, tutto se stesso movimento per andare in alto e volare. Sperare è volare, dice San Bonaventura. Ma la speranza esige che tutte le nostre membra si facciano movimento e si proiettino verso la vera altezza del nostro essere, verso le promesse di Dio. Chi spera – egli afferma – “deve alzare il capo, rivolgendo verso l’alto i suoi pensieri, verso l’altezza della nostra esistenza, cioè verso Dio».

Per questo, conclude il Pontefice, «ringrazio i teologi e gli architetti che ci aiutano ad alzare il capo e a rivolgere i nostri pensieri verso Dio. Auguri a tutti voi per il vostro nobile lavoro, perché sia sempre indirizzato a questo fine».

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