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lunedì 23 maggio 2022
 
Il Papa
 

«Le mafie sfruttano la pandemia per arricchirsi con la corruzione»

21/03/2021  L’appello di Francesco all’Angelus: «Sono strutture di peccato, contrarie al Vangelo di Cristo, che scambiano la fede con l'idolatria. Rinnoviamo il nostro impegno a combatterle». E ricorda: «Se vogliamo far conoscere Gesù agli altri dobbiamo seminare semi di amore non con parole che volano via, ma con esempi concreti, semplici e coraggiosi»

«Le mafie sono presenti in varie parti del mondo e, sfruttando la pandemia, si stanno arricchendo con la corruzione». Papa Francesco le definisce «strutture di peccato, contrarie al Vangelo di Cristo, che scambiano la fede con l'idolatria». È forte l’appello del Pontefice che all’Angelus in diretta streaming dalla biblioteca del Palazzo Apostolico ricorda che «oggi in Italia si celebra la Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie» e sottolinea il motivo di questa celebrazione: «Fare memoria di tutte le vittime e rinnovare il nostro impegno contro le mafie». E cita i sui predecessori: «San Giovanni Paolo II denunciò la loro “cultura di morte” e Benedetto XVI le condannò come “strade di morte”».

Prima della preghiera mariana, Francesco si sofferma sul Vangelo della quinta domenica di Quaresima in cui, spiega, «San Giovanni riferisce un episodio avvenuto negli ultimi giorni della vita di Cristo, poco prima della sua Passione. Mentre Gesù si trovava a Gerusalemme per la festa di Pasqua, alcuni greci, incuriositi da quanto Egli andava compiendo, esprimono il desiderio di vederlo. Avvicinatisi all’apostolo Filippo, gli dicono: “Vogliamo vedere Gesù”. Filippo ne parla ad Andrea e poi insieme lo riferiscono al Maestro. Nella richiesta di quei greci», sottolinea il Papa, «possiamo scorgere la domanda che tanti uomini e donne, di ogni luogo e di ogni tempo, rivolgono alla Chiesa e anche a ciascuno di noi: “Vogliamo vedere Gesù”. E come risponde Gesù a quella richiesta? In un modo che fa pensare. Dice così: “È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. Se il chicco di grano, caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”». Queste parole, spiega Francesco, «sembra che non rispondano alla domanda posta da quei greci. In realtà, esse vanno oltre. Gesù infatti rivela che Lui, per ogni uomo che lo vuole cercare, è il seme nascosto pronto a morire per dare molto frutto. Come a dire: se volete conoscermi e capirmi, guardate il chicco di grano che muore nel terreno, guardate la croce. Viene da pensare al segno della croce, che è diventato nei secoli l’emblema per eccellenza dei cristiani. Chi anche oggi vuole “vedere Gesù”, magari provenendo da Paesi e culture dove il cristianesimo è poco conosciuto, che cosa vede prima di tutto? Qual è il segno più comune che incontra? Il crocifisso. Nelle chiese, nelle case dei cristiani, anche portato sul proprio corpo».

L’importante, aggiunge il Papa, «è che il segno sia coerente con il Vangelo: la croce non può che esprimere amore servizio, dono di sé senza riserve: solo così essa è veramente l’“albero della vita”, della vita sovrabbondante. Anche oggi tante persone, spesso senza dirlo, in modo implicito, vorrebbero “vedere Gesù”, incontrarlo, conoscerlo. Da qui si comprende la grande responsabilità di noi cristiani e delle nostre comunità. Anche noi», esorta, «dobbiamo rispondere con la testimonianza di una vita che si dona nel servizio. Si tratta di seminare semi di amore non con parole che volano via, ma con esempi concreti, semplici e coraggiosi. Allora il Signore, con la sua grazia, ci fa portare frutto, anche quando il terreno è arido a causa di incomprensioni, difficoltà o persecuzioni. Proprio allora, nella prova e nella solitudine, mentre il seme muore, è il momento in cui la vita germoglia, per produrre frutti maturi a suo tempo».

E conclude: «È in questo intreccio di morte e di vita che possiamo sperimentare la gioia e la vera fecondità dell’amore. La Vergine Maria», aggiunge il Pontefice, «ci aiuti a seguire Gesù, a camminare forti e lieti sulla strada del servizio, affinché l’amore di Cristo risplenda in ogni nostro atteggiamento e diventi sempre più lo stile della nostra vita quotidiana».

Francesco ricorda che domani, 22 marzo, ricorre la Giornata Mondiale dell’Acqua, che ci invita, dice, «a riflettere sul valore di questo meraviglioso e insostituibile dono di Dio. Per noi credenti, “sorella acqua” non è una merce: è un simbolo universale ed è fonte di vita e di salute», è l’appello, «troppi fratelli, tanti, tanti fratelli e sorelle hanno accesso a poca acqua e magari inquinata! È necessario assicurare a tutti acqua potabile e servizi igienici. Ringrazio e incoraggio quanti, con diverse professionalità e responsabilità, lavorano per questo scopo così importante. Penso per esempio all’Università dell’Acqua, nella mia patria, a coloro che lavorano per portarla avanti e per far capire l’importanza dell’acqua. Grazie tante a voi argentini che lavorate in questa Università dell’Acqua».

Infine, saluta «voi che siete collegati tramite i media, con un ricordo particolare per i malati e le persone sole. Vi auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me».

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Giornata della memoria e dell'impegno, l'Italia ricorda le vittime di mafia
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