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sabato 13 agosto 2022
 
L'UDIENZA
 

«Il sangue innocente grida al cielo e implora: tacciano le armi»

06/04/2022  Papa Francesco mostra la bandiera ucraina «che viene dalla guerra», proprio dalla città di Bucha, e poi fa salire da lui bambini che «sono dovuti fuggire in una terra straniera». «Oggi purtroppo la logica dominante è quella degli Stati più potenti, assistiamo all’impotenza dell'Onu».

Ringrazia il popolo polacco per l'accoglienza agli ucraini e poi parla del massacro di Bucha: «Recenti notizie sulla guerra in Ucraina anzicché portare sollievo e speranza attestano invece nuove atrocità», dice Papa Francesco. Parla di «crudeltà sempre più orrende compiute anche contro civili, donne e bambini inermi. Sono vittime il cui sangue innocente grida fino al cielo e implora. Si metta fine a questa guerra, si facciano tacere le armi, si smetta di seminare morte e distruzione. Preghiamo insieme su questo». E proprio da Bucha, dice il Pontefice alzandosi in piedi e mostrandola, «ieri mi hanno portato questa bandiera. Questa bandiera viene dalla guerra, proprio da quella città martoriata, Bucha». E poi fa avvicinare «alcuni bambini ucraini che ci accompagnano» per pregare insieme con loro. «Questi bambini sono dovuti fuggire e arrivare in una terra straniera. Questo è il frutto della guerra, non dimentichiamoli e non dimentichiamo il popolo ucraino. E' duro essere sradicati dalla propria terra per una guerra», dice il Papa

Prima aveva sintetizzato il significato del suo recente viaggio a Malta. «La gioia della Chiesa è evangelizzare», aveva detto spiegando che, come vescovo di Roma, è andato a confermare nella fede «il popolo fedele a Dio». Il Papa sottolinea che essere cristiani, essere fedeli al Vangelo ci chiede di accogliere con «rara umanità». «Non molti sanno che Malta», dice il Pontefice, « pur essendo un’isola in mezzo al Mediterraneo, ha ricevuto prestissimo il Vangelo, perché l’Apostolo Paolo fece naufragio vicino alle sue coste e prodigiosamente si salvò con tutti quelli che stavano sulla nave, più di duecentosettanta persone».

Il libro degli Atti degli apostoli racconta la vicenda e sua proprio le parole che il Papa ha scelto come motto del vuo viaggio «i maltesi li accolsero e dice questa parola: "Con rara umanità"». Parole, dice Francesco, «che indicano la strada da seguire non solo per affrontare il fenomeno dei migranti, ma più in generale perché il mondo diventi più fraterno, più vivibile, e si salvi da un “naufragio” che minaccia tutti noi, che stiamo – come abbiamo imparato – sulla stessa barca. Malta è, in questo orizzonte, un luogo-chiave».

E lo è, aggiunge il Pontefice, geograficamente, per la sua posizione «che sta tra Europa e Africa, ma che bagna anche l’Asia. Malta è una specie di “rosa dei venti”, dove si incrociano popoli e culture; è un punto privilegiato per osservare a 360 gradi l’area mediterranea». La logica dominante, il Papa fa riferimento alla guerra in corso, «è quella delle strategie degli Stati più potenti per affermare i propri interessi estendendo l’area di influenza economica, o influenza ideologica o influenza militare», mentre Malta «rappresenta, in questo quadro, il diritto e la forza dei “piccoli”, delle Nazioni piccole ma ricche di storia e di civiltà, che dovrebbero portare avanti un’altra logica: quella del rispetto e della libertà e anche la logica della libertà e della convivialità delle differenze, opposta alla colonizzazione dei più potenti». Dopo la seconda guerra mondiale si è tentato di porre le basi «di una nuova storia di pace, ma purtroppo», è il rammarico di Francesco, «è andata avanti la vecchia storia di grandi potenze concorrenti. E, nell’attuale guerra in Ucraina, assistiamo all’impotenza delle Organizzazioni delle Nazioni Unite».

Inoltre Malta è luogo chiave per il fenomeno delle migrazioni. Il Pontefice ricorda il suo incontro nel Centro di accoglienza Giovanni XXIII, portato avanti da un francescano di 91 anni in collaborazione con la diocesi e dove ha incontrato diversi migranti «che sono approdati sull’Isola dopo viaggi terribili. Non bisogna stancarsi di ascoltare le loro testimonianze, perché solo così si esce dalla visione distorta che spesso circola nei mass-media e si possono riconoscere i volti, le storie, le ferite, i sogni e le speranze di questi migranti. Ogni migrante è unico, è una persona come ognuno di noi, ogni migrante è unico con la sua dignità, le sue radici, la sua cultura. Ognuno di essi è portatore di una ricchezza infinitamente più grande dei problemi che pure comporta. e non dimentichiamo che l'Europa è stata fatta con le migrazioni». Certo, aggiunge il Pontefice, l'accoglienza va progettata assieme, a ivello internazionale, ma non può essere ridotta a una emergenza. Piuttosto è un «segno dei tempi  e, «come tale, va letto e interpretato. Può diventare un segno di conflitto, oppure un segno di pace. Dipende da come lo prendiamo, dipende da noi».

E infine Malta che è un laboratorio di pace, è un luogo chiave anche per l'evangelizzazione. «Da Malta e da Gozo, le due Diocesi del Paese, sono partiti tanti sacerdoti e religiosi, ma anche fedeli laici, che hanno portato in tutto il mondo la testimonianza cristiana. Come se il passaggio di San Paolo avesse lasciato la missione nel Dna dei maltesi! Per questo la mia visita è stata anzitutto un atto di riconoscenza, riconoscenza a Dio e al suo santo popolo fedele che è a Malta e a Gozo». Anche lì, naturalmente, soffia il vento del secolarismo, del «consumismo, neocapitalismo e relativismo». Anche lì, perciò, è tempo di nuova evangelizzazione. «La visita che, come i miei Predecessori, ho compiuto alla Grotta di San Paolo è stata come un attingere alla sorgente, perché il Vangelo possa sgorgare a Malta con la freschezza delle origini e ravvivare il suo grande patrimonio di religiosità popolare. Questa è simboleggiata dal Santuario mariano nazionale di Ta’ Pinu, nell’isola di Gozo, dove abbiamo celebrato un intenso incontro di preghiera». Nel santuario mariano «batte il cuore del popolo maltese, che ha tanta fiducia nella sua Santa Madre. Maria ci riporta sempre all’essenziale, a Cristo crocifisso e risorto e questo per noi, al suo amore misericordioso». Maria, aggiunge il Papa prima di ringraziare autorità civili e religiose e tutto il popolo, «ci aiuta a ravvivare la fiamma della fede attingendo dal fuoco dello Spirito Santo, che anima di generazione in generazione il gioioso annuncio del Vangelo, perché la gioia della Chiesa è evangelizzare! Non dimentichiamo questo. San Paolo VI, quella frase, la vocazione della Chiesa è evangelizzare, la gioia della Chiesa è evangelizzare. Non dimentichiamo quello, è la definizione più bella della Chiesa».

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Il Papa con i bimbi ucraini accanto mostra la bandiera da Bucha
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