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martedì 21 maggio 2024
 
il papa
 

«L’omosessualità non è un crimine. Le critiche? Meglio in faccia»

25/01/2023  Francesco all’Associated Press: «I vescovi che sostengono leggi che discriminano la comunità gay commettono peccato. Criticarmi non è sbagliato, significa che c’è diritto di parola. L'unica cosa che chiedo è che me le dicano in faccia, perché è così che cresciamo tutti». Con Benedetto «ho perso un padre e una sicurezza»

La salute. La morte di Benedetto XVI. I diritti delle persone omosessuali. Le critiche al suo pontificato. L’ipotesi dimissioni. Papa Francesco affronta diversi temi in un’intervista a tutto campo all’Associated Press.

Critica le leggi che criminalizzano l'omosessualità come «ingiuste», affermando che Dio ama tutti i suoi figli così come sono e ha invitato i vescovi cattolici ad accogliere le persone Lgbtq nella Chiesa. «Essere omosessuali non è un crimine», ha spiegato definendo «peccato» quello dei vescovi che sostengono leggi che criminalizzano l'omosessualità o discriminano la comunità gay. «Questi vescovi devono fare un processo di conversione», ha detto, aggiungendo che dovrebbero usare «la tenerezza, per favore, come Dio ha per ciascuno di noi». Poi ha detto che occorre sempre distinguere «tra un peccato e un crimine. Essere omosessuali non è un crimine. Non è un crimine. Sì, ma qualcuno dice che è un peccato», ha aggiunto, «però prima distinguiamo tra un peccato e un crimine. È peccato anche mancare di carità gli uni con gli altri».

Il Papa non condanna le critiche che sono arrivate al suo pontificato in queste ultime settimane. «Preferisci che non critichino, per amor di tranquillità» ma «io preferisco che lo facciano perché significa che c'è libertà di parola. Se non è così, ci sarebbe una dittatura a distanza, come la chiamo io, dove c'è l'imperatore e nessuno può dirgli niente. No, lasciali parlare perché... le critiche ti aiutano a crescere e a migliorare le cose», ha sottolineato. Tra le critiche sono arrivate, postume, anche quelle del cardinale George Pell, arcivescovo emerito di Sidney e prefetto emerito della Segreteria per l'economia morto lo scorso 10 gennaio a 81 anni, ma il Papa nell’intervista lo elogia comunque per essere stato il suo «braccio destro» nella riforma delle finanze del Vaticano. «Anche se dicono che mi ha criticato, va bene, ne ha il diritto. La critica è un diritto umano», ha detto Francesco aggiungendo: «Era una brava persona. Grande». L'atteggiamento di critica al pontificato «non lo riferirei a Benedetto, ma a causa dell'usura di un governo di dieci anni», ha affermato il Pontefice evidenziando come all'inizio, la sua elezione è stata accolta con un senso di «sorpresa» per un Papa sudamericano, poi è arrivato il disagio «quando hanno iniziato a vedere i miei difetti e non gli sono piaciuti. L'unica cosa che chiedo è che me le dicano in faccia, perché è così che cresciamo tutti, giusto?».

Francesco ha elogiato Benedetto XVI come un «gentiluomo» e ha detto della sua morte: «Ho perso un papà, per me era una sicurezza, ho perso un buon compagno. Quando c'era un dubbio, chiedevo la macchina e andavo al monastero a domandargli». Bergoglio ha anche affrontato il tema della salute con la gonalgia al ginocchio che da mesi ormai lo costringe e controllare e limitare gli sforzi durante la sua attività: «Sono in buona salute. Per la mia età, sono normale», ha detto rivelando però che la diverticolosi, per la quale era stato operato a luglio 2021, era «ritornata». Il Pontefice ha anche rivelato di avere avuto una piccola frattura ossea al ginocchio dovuta a una caduta; la frattura è guarita senza intervento chirurgico dopo laser e magnetoterapia. «Potrei morire domani, ma è sotto controllo. Sono in buona salute», ha aggiunto il Pontefice con il suo solito senso dell'umorismo.

Sulle sue eventuali dimissioni ha detto che Benedetto «ha aperto la porta» a future dimissioni e che anche lui prenderebbe in considerazione di dimettersi. Ma la morte di Ratzinger non ha al momento cambiato i piani di Francesco: «Non mi è nemmeno venuto in mente di scrivere un testamento». Ha anche sottolineato detto che la decisione di Benedetto di vivere in un monastero nei Giardini Vaticani è stata una «buona soluzione intermedia», ma che i futuri Papi in pensione potrebbero voler fare le cose in modo diverso. Di fatto con questa scelta Benedetto è rimasto «schiavo», «schiavo nel senso buono della parola: in quanto non era del tutto libero, perché avrebbe voluto tornare nella sua Germania e continuare a studiare teologia».

Il Papa ha poi parlato del lavoro della Commissione per la tutela dei minori e non manca di menzionare l’opera diplomatica svolta dalla Santa Sede. A tal proposito, affronta il tema dei rapporti con la Cina e ribadisce: «Dobbiamo camminare pazientemente». Riguardo a possibili aperture, «stiamo prendendo provvedimenti»: le autorità cinesi «a volte sono un po’ chiuse, a volte no. L’essenziale è che il dialogo non si interrompa», afferma il Papa. Del cardinale Zen, che ha ricevuto in Vaticano il 6 gennaio scorso, dice che è «affascinante»: ora - osserva - svolge la sua pastorale in carcere «ed è in prigione tutto il giorno. È amico delle guardie comuniste e dei prigionieri. Tutti lo accolgono bene. È un uomo di grande simpatia». È coraggioso - afferma ancora - ma è anche «un'anima tenera» e ha pianto come un bambino di fronte alla statua della Madonna di Sheshan che ha visto nel suo appartamento a Santa Marta.

Sul cammino sinodale tedesco che porta avanti richieste come l’abolizione del celibato sacerdotale, il sacerdozio femminile e altre possibili riforme di liberalizzazione, Francesco avverte che rischia di diventare dannosamente «ideologico».

Il dialogo è buono, ma «l'esperienza tedesca non aiuta», ha detto Bergoglio sottolineando che il processo in Germania fino ad oggi è stato guidato dalla «élite» e non coinvolge «tutto il popolo di Dio. Il pericolo è che entri qualcosa di molto, molto ideologico. Quando l’ideologia viene coinvolta nei processi ecclesiali, lo Spirito Santo va a casa, perché l’ideologia vince lo Spirito Santo».

 
 
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