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lunedì 04 luglio 2022
 
udienza generale
 

Papa Francesco: «Meglio mordersi la lingua che dire stupidaggini»

15/12/2021  Il Pontefice continua la catechesi su San Giuseppe, uomo del silenzio e invita tutti a non dire parole vane, ma a saper stare da soli con se stessi per scendere nel profondo e sentire la voce del Signore. Il testo integrale della preghiera al santo: "San Giuseppe uomo del silenzio ..."

Bisogna saper stare in silenzio, che non è mutismo, sull’esempio di San Giuseppe. Il Papa continua la catechesi sullo sposo di Maria e sottolinea che, nei Vangeli, non viene riportata alcuna sua parola. E questo per sottolineare che «il silenzio è importante». Il Papa cita un versetto del libro della Sapienza: «Quando la notte era nel più profondo silenzio, lì la tua parola è discesa sulla terra». Un versetto che è stato correlato al Natale per dire che «nel momento di più silenzio Dio si è manifestato. È importante pensare sul silenzio in questa epoca che sembra che non ha tanto valore. I Vangeli non ci riportano nessuna parola di Giuseppe di Nazaret, niente, non ha parlato mai. Ciò non significa che egli fosse taciturno, no, c’è un motivo più profondo: con questo suo silenzio, Giuseppe conferma quello che scrive Sant’Agostino: “Nella misura in cui cresce in noi la Parola – cioè il Verbo fatto uomo –diminuiscono le parole”».  Il Papa denuncia un certo «pappagallismo, parlare come i pappagalli» che non fa spazio alla Parola di Dio. E invece lo stesso san Giovanni Battista «dice nei confronti del Verbo: “Egli deve crescere e io devo diminuire”. Questo significa che Lui deve parlare e io stare zitto. E Giuseppe con il suo silenzio ci invita a lasciare spazio alla Presenza della Parola fatta carne, a Gesù. Il silenzio di Giuseppe non è mutismo, non è un taciturno; è un silenzio pieno di ascolto, un silenzio operoso, un silenzio che fa emergere la sua grande interiorità». Gesù è cresciuto a questa scuola di Giuseppe e Maria e Lui stesso cerca spazi di silenzio «e inviterà i suoi discepoli a fare tale esperienza, per esempio: “Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’”. Come sarebbe bello se ognuno di noi, sull’esempio di San Giuseppe, riuscisse a recuperare questa dimensione contemplativa della vita spalancata proprio dal silenzio. Ma tutti noi sappiamo per esperienza che non è facile: il silenzio un po’ ci spaventa, perché ci chiede di entrare dentro noi stessi e di incontrare la parte vera di noi. E tanta gente ha paura del silenzio. Deve parlare parlare parlare ma ascoltare no, radio, televisione, ma il silenzio non può accettarlo perché ha paura». Il Pontefice cita Il filosofo Pascal che osservava che «tutta l’infelicità degli uomini proviene da una cosa sola: dal non saper restare tranquilli in una camera».

E allora il Papa invita, ancora una volta a fare silenzio per riconoscere la voce del Signore. «Non è facile riconoscere questa Voce, che molto spesso è confusa insieme alle mille voci di preoccupazioni, tentazioni, desideri, speranze che ci abitano; ma senza questo allenamento che viene proprio dalla pratica del silenzio, può ammalarsi anche il nostro parlare. Senza la pratica del silenzio si ammala il nostro parlare. Esso, invece di far splendere la verità, può diventare un’arma pericolosa, il parlare. Infatti le nostre parole possono diventare adulazione, vanagloria, bugia, maldicenza, calunnia». Diventa, come dice il Siracide, un arma per uccidere gli altri. «Gesù lo ha detto chiaramente: chi parla male del fratello e della sorella, chi calunnia il prossimo, è omicida. Uccide con la lingua. Noi non crediamo a questo, pensiamo un po’ alle volte che abbiamo ucciso con la lingua Ci vergogneremo, ma ci farà bene, tanto bene».

Papa Francesco ricorda la Lettera di Giacomo in cui si dice che «se uno non sbaglia nel parlare, è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo. […] anche la lingua è un piccolo membro, eppure si vanta di grandi cose. […] Con essa benediciamo il Signore e Padre; e con essa malediciamo gli uomini, che sono fatti a somiglianza di Dio. Dalla medesima bocca escono benedizioni e maledizioni». Ed è questo il motivo per cui dobbiamo avere Giuseppe come esempio per «coltivare il silenzio: quello spazio di interiorità nelle nostre giornate in cui diamo la possibilità allo Spirito di rigenerarci, di consolarci, di correggerci. Non dico di cadere in un mutismo, no. Silenzio. Ma tante volte, ognuno di noi guardi dentro, stiamo facendo un lavoro e quando finiamo subito cerchiamo il telefonino Sempre stiamo così e questo non aiuta, questo ci fa scivolare nella superficialità. La profondità del cuore cresce con il silenzio, silenzio che non è mutismo, come ho detto, ma che lascia spazio alla saggezza, alla riflessione e allo Spirito Santo, non abbiamo paura dei momenti di silenzio, non abbiamo paura. Ci farà tanto bene». E al silenzio uniamo l’azione, come ha fatto san Giuseppe. «Egli non ha parlato, ma ha fatto, e ci ha mostrato così quello che un giorno Gesù disse ai suoi discepoli: “Non chi dice Signore, Signore entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”». E allora, conclude il Papa, «silenzio, parole feconde quando parliamo, noi abbiamo il ricordo di quella canzone parole parole parole e niente di sostanziale. Silenzio, parlare giusto, mordersi un po’ la lingua invece di dire stupidaggini».

E infine invita a pregare così:

«San Giuseppe, uomo del silenzio,

tu che nel Vangelo non hai pronunciato nessuna parola,

insegnaci a digiunare dalle parole vane,

a riscoprire il valore delle parole che edificano, incoraggiano, consolano, sostengono.

Fatti vicino a coloro che soffrono a causa delle parole che feriscono,

come le calunnie e le maldicenze,

e aiutaci a unire sempre alle parole i fatti. Amen».

 
 
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