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giovedì 18 agosto 2022
 
 

Il Papa: «Non si può essere cristiani all'acqua di rose»

24/10/2013  Nella Messa celebrata giovedì mattina a Santa Marta Francesco avverte che per essere veri discepoli di Gesù occorre una conversione del cuore: «Siamo stati ri-fatti in Cristo! Quello che ha fatto Cristo in noi è una ri-creazione: il sangue di Cristo ci ha ri-creato. È una seconda creazione!»

 Non si può essere cristiani «all’acqua di rose», «a metà cammino». È il monito di papa Francesco durante l’omelia della Messa celebrata giovedì mattina presso la Domus Santa Marta.

Lo spunto è stato il passaggio della Lettera ai Romani incentrato sul mistero della redenzione. L’Apostolo Paolo, ha osservato il Papa, «cerca di spiegarci questo con la logica del prima e dopo: prima di Gesù e dopo di Gesù». San Paolo considera il prima «spazzatura», mentre il dopo è come una nuova creazione. E ci indica «una strada per vivere secondo questa logica del prima e dopo».

Il Pontefice ha affermato che sempre nella nostra vita c’è un prima e un dopo Gesù, sottolineando che Cristo ha operato in noi «una seconda creazione» che noi dobbiamo portare avanti con il nostro modo di vivere: «Siamo stati ri-fatti in Cristo! Quello che ha fatto Cristo in noi è una ri-creazione: il sangue di Cristo ci ha ri-creato. È una seconda creazione! Se prima tutta la nostra vita, il nostro corpo, la nostra anima, le nostre abitudini erano sulla strada del peccato, dell’iniquità, dopo questa ri-creazione dobbiamo fare lo sforzo di camminare sulla strada della giustizia, della santificazione. Utilizzate questa parola: la santità. Tutti noi siamo stati battezzati: in quel momento, i nostri genitori – noi eravamo bambini – a nome nostro, hanno fatto l’Atto di fede: “Credo in Gesù Cristo”, che ci ha perdonato i peccati”. Credo in Gesù Cristo!».

Poi ha aggiunto che «vivere da cristiano è portare avanti questa fede in Cristo, questa ri-creazione». E con la fede, ha detto, portare avanti le opere che nascono da questa fede, «opere per la santificazione». «Davvero noi siamo deboli e tante volte, tante volte, facciamo peccati, imperfezioni… E questo è sulla strada della santificazione? Sì e no! Se tu ti abitui: “Ho una vita un po’ così, ma io credo in Gesù Cristo, ma vivo come voglio”. Eh, no, quello non ti santifica; quello non va! È un controsenso! Ma se tu dici: “Io, sì, sono peccatore; io sono debole” e vai sempre dal Signore e gli dici: “Ma, Signore, tu hai la forza, dammi la fede! Tu puoi guarirmi!”. E nel Sacramento della riconciliazione ti fai guarire, sì anche le nostre imperfezioni servono a questa strada di santificazione. Ma sempre questo è: prima e dopo».

Poi ha avvertito che se invece «accettiamo la fede e poi non la viviamo  siamo cristiani soltanto a memoria»: «Senza questa coscienza del prima e del dopo della quale ci parla Paolo, il nostro cristianesimo non serve a nessuno! E più: va sulla strada dell’ipocrisia. “Mi dico cristiano, ma vivo come pagano!”. Alcune volte diciamo “cristiani a metà cammino”, che non prendono sul serio questo. Siamo santi, giustificati, santificati per il sangue di Cristo: prendere questa santificazione e portarla avanti! E non si prende sul serio! Cristiani tiepidi: “Ma, sì, sì; ma, no, no”. Un po’ come dicevano le nostre mamme: “cristiano all’acqua di rosa, no!”. Un po’ così… Un po’ di vernice di cristiano, un po’ di vernice di catechesi… Ma dentro non c’è una vera conversione, non c’è questa convinzione di Paolo: “Tutto ho lasciato perdere e considero spazzatura, per guadagnare Cristo e essere trovato in Lui”».  

 
 
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