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domenica 05 luglio 2020
 
 

Il Papa: «Un'opera di misericordia in ogni diocesi a ricordo del Giubileo»

02/04/2016  Francesco presiede la veglia giubilare nella festa della Divina Misericordia e lancia un appello ai vescovi e ai fedeli: «Sarebbe bello che in ogni diocesi restasse un’opera strutturale di misericordia come ricordo di questo Anno Santo». E avverte: «Una fede che non è misericordiosa e non è capace di mettersi nelle piaghe del Signore è ideologia»

Papa Francesco arriva in piazza San Pietro con dieci minuti d’anticipo, poco prima delle 18, per la veglia di preghiera giubilare alla vigilia della festa della Divina Misericordia [clicca qui per sapere cos'è] voluta da San Giovanni Paolo II e che quest’anno cade esattamente il 2 aprile, il giorno in cui undici anni fa si spegneva papa Wojtyla in una piazza gremita come oggi. Dopo circa un’ora e mezza, al termine del suo discorso letto quasi interamente, Francesco lancia un appello: «Sarebbe bello che come ricordo di questo Giubileo restasse in ogni diocesi un monumento vivente, un’opera strutturale di misericordia», ha detto parlando a braccio. «Una scuola, un ospedale, una casa per anziani, un centro di recupero per persone sole e abbandonate», ha aggiunto il Papa, «sarebbe bello che ogni diocesi pensasse: “Cosa posso lasciare come opera di misericordia vivente, come piaga di Gesù vivente, per questo Anno della misericordia?”». E rivolgendosi alla piazza ha concluso: «Pensiamoci e parliamo con i nostri vescovi!».

A San Pietro sono arrivati circa ventimila fedeli. Sono gli aderenti alla spiritualità della Divina Misericordia, la festa istituita da San Giovanni Paolo II su ispirazione di Santa Faustina Kowalska, canonizzata proprio dal Papa polacco nel Giubileo del 2000. Alla veglia si prega per i cristiani perseguitati e i cristiani prigionieri della mentalità mondana, le persone abusate e sfruttate, i profughi, i bambini feriti e violati e gli esiliati. E si invoca la Divina Misericordia perché raggiunga i violenti, i seminatori di odio e quanti opprimono la dignità dell'uomo. Vengono letti brani del Vangelo alternati a passi della Dives in misericordia, l’enciclica del 1980 di Giovanni Paolo II.

Poi al termine dei canti e delle meditazioni prende la parola papa Francesco: «Come abbiamo ascoltato nel Vangelo, Tommaso era un testardo, non aveva creduto», dice il Papa. «E ha trovato la fede quando ha toccato le piaghe del Signore. Una fede che non è capace di essere misericordiosa e di mettersi nelle piaghe del Signore è idea, ideologia. La nostra fede è incarnata in un Dio che si è fatto carne ed è stato piagato per noi. Se vogliamo credere sul serio e avere fede dobbiamo avvicinarci e carezzare quella piaga, e anche abbassare la testa e lasciare che gli altri carezzino le nostre piaghe».
Bergoglio ha spiegato che «la misericordia non ci può lasciare tranquilli». E ha spiegato il motivo: «È l’amore di Cristo che ci inquieta fino a quando non abbiamo raggiunto l’obiettivo; che ci spinge ad abbracciare e a stringere a noi, a coinvolgere quanti hanno bisogno di misericordia per permettere che tutti siano riconciliati con il Padre». Ha ricordato che «la misericordia va alla ricerca della pecorella perduta, e quando la trova esprime una gioia contagiosa, sa guardare negli occhi ogni persona». Poi ha concluso: «La misericordia di Dio è un crescendo», ha sottolineato il Papa soffermandosi sui “tanti” volti della misericordia: «Dio non si stanca mai di esprimerla e noi non dovremo mai abituarci a riceverla, ricercarla e desiderarla. È qualcosa di sempre nuovo che provoca stupore e meraviglia nel vedere la grande fantasia creatrice di Dio quando ci viene incontro con il suo amore».            

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Il Papa a San Pietro per la veglia della Divina Misericordia
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