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Il Papa porta in Italia 33 profughi da Lesbo: «Apriamo conventi e parrocchie»

04/12/2019  È il primo corridoio umanitario dal campo-lager dell’isola di Lesbo. I costi di sostentamento a carico della Santa Sede, mentre la comunità di Sant’Egidio si occuperà del percorso d’integrazione. L’appello dell’Elemosiniere Konrad Kraiewski: «Mi rivolgo ai cardinali, ai vescovi, ai presbiteri, ai religiosi: apriamo, a cominciare da me, le nostre canoniche, per ospitare ognuno almeno una famiglia e svuotare Lesbo». Andrea Riccardi: «I corridoi umanitari diventino europei»

C’è Essoessinam, detta Ester, ragazza cristiana che viaggia sola dal Togo. C’è l’afghano Said Mohammad, accompagnato dalla moglie e dalla figlioletta di 3 anni. E poi c’è Kasra, altro bimbo afghano che è diventato la mascotte del gruppo col soprannome di “Ciccio”: a gennaio prossimo potrà festeggiare i suoi due anni in una nuova casa, grazie a un desiderio di papa Francesco che lo ha condotto in Italia assieme ad altri compagni. Sono alcune storie dei trentatré profughi richiedenti asilo politico arrivati in Italia grazie a un corridoio umanitario dall’isola di Lesbo e voluto dal Pontefice che ha mandato il suo Elemosiniere, il cardinale Konrad Kraiewski, ad andare a prenderli e accompagnarli.

L’arrivo mercoledì mattina alle 10 a Fiumicino dove Kraiewski ha lanciato un appello a tutta la Chiesa: «Mi rivolgo ai cardinali, ai vescovi, ai presbiteri, ai religiosi: apriamo, a cominciare da me, le nostre canoniche, i conventi, i monasteri per ospitare ognuno almeno una famiglia dei campi profughi di Lesbo, per poterli svuotare tutti. Le risorse ci sono», ha detto, «a maggio nei campi c'erano 7000 persone; oggi ce ne sono oltre 15mila con 800 bambini non accompagnati. Non c'è così per loro speranza oggi. Si ferma in Grecia. Vivono in disagio e condizioni drammatiche. Un problema ed una vergogna per l'Europa. Il Papa ha a cuore tutto questo perché è puro Vangelo. Il prossimo è Gesù stesso».

L’Elemosiniere ha spiegato che «dobbiamo cominciare da noi stessi, da me stesso, come ha fatto il Santo Padre. E poi dai cardinali, dai vescovi: apriamo le nostre case, i nostri spazi, case religiose, parrocchie. I soldi li abbiamo. Il Santo Padre vuole la Chiesa povera: ecco, la possibilità di essere veramente poveri c'è. Quando dividiamo noi stessi, diventiamo veramente ricchi e tutto torna di nuovo».

I profughi sono partiti in pullman alle 17.22 di martedì dall’hot spot di Moria. Dopo una pausa per una cena di saluto all’isola, qualche foto, un intenso abbraccio agli amici rimasti a Lesbo. Poi di nuovo in autobus, fino all’aeroporto di Mitilene. Quindi le procedure burocratiche con le autorità aeroportuali e la polizia, sempre assistiti da Daniela, Monica, Daoud, don Paolo di Sant’Egidio, che hanno fatto in modo che ogni documento fosse in regola. A seguire, il volo fino ad Atene e una notte trascorsa in aeroporto, secondo le disposizioni delle autorità greche: ore cariche di emozioni contrastanti, ma in fondo più leggere di tante altre.

Papa Francesco incontra i rifugiati durante la sua visita a Lesbo il 16 aprile 2016 (Ansa)
Papa Francesco incontra i rifugiati durante la sua visita a Lesbo il 16 aprile 2016 (Ansa)

I costi del sostentamento a carico della Santa Sede

I trentatré rifugiati richiedenti asilo sono di varia nazionalità, metà minori, e arrivano dell'Afghanistan, donne del Camerun e del Togo, che hanno vissuto mesi nel campo di Moria. I costi del sostentamento saranno a carico della Santa Sede, mentre la gestione dell'ospitalità e il percorso di integrazione verranno seguiti da Sant'Egidio, che aveva organizzato d'estate (tra il 29 luglio ed il 31 agosto) una presenza di 150 volontari a Lesbo e a Samos per manifestare, attraverso numerose iniziative, la sua solidarietà ai profughi presenti nelle due isole. Per facilitarne l'integrazione in Italia, è previsto l'inserimento per i minori nelle scuole, e per gli adulti per apprendere l'italiano.

Altri 10 profughi arriveranno nei prossimi giorni. A Fiumicino, dopo la prima accoglienza dei volontari di Sant’Egidio con abbracci, fiori per gli adulti e palloncini per i bambini, a dare il benvenuto ufficiale ai profughi, c’erano il cardinale Krajewski, arrivato con lo stesso volo dei rifugiati insieme ad alcuni responsabili della Comunità di Sant'Egidio, ed Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio. Presente il prefetto Michele Di Bari, Capo del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell'Interno

Già nell’aprile 2016 dodici profughi siriani (tra cui sei minori) erano stati portati dal Papa sul suo aereo personale e la Santa Sede si era assunta «l’onere di accoglienza e di sostentamento». Tra di loro c’era anche una donna, Nour Essa, 33enne siriana fuggita da Damasco insieme al marito e al figlio Riad, grazie a questo percorso era riuscita ad iscriversi all’Università Roma Tre, dove aveva ottenuto il riconoscimento della laurea siriana in Biologia. Poi ha trovato lavoro in un laboratorio dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di proprietà della Santa Sede. Papa Francesco l’aveva incontrata un anno dopo durante la sua visita nell’Ateneo e aveva provato grande gioia nel vederla ben integrata e nel sentirla parlare fluentemente l’italiano.

L'arrivo a Fiumicino dei profughi con il corridoio umanitario
L'arrivo a Fiumicino dei profughi con il corridoio umanitario

Riccardi: «I corridoi umanitari diventino europei»

  

Il Papa, ha detto ancora il cardinale Kraiewski, «è colui che mette i ponti ed oggi abbiamo messo questo primo ponte, con il corridoio umanitario, ed è totalmente evangelico. Ringrazio il Governo italiano, che ha permesso di realizzare il Corridoio, e quello greco, che ha lavorato per superare tutti i problemi burocratici e pagato tutti i biglietti aerei dei rifugiati». E ha aggiunto: «Ho visto nei campi dell'isola di Lesbo situazioni terribili: 15mila persone in uno spazio stretto, senza la luce. Certo, il Governo greco fa tutto il possibile ma non sono preparati. Lesbo è una piccola isola e le persone sono tante. Svuotare questi campi, che il Papa ha chiamato “campi di concentramento”, significa aiutare anche il popolo greco e i profughi che sono lì. Nelle condizioni in cui sono ora, si ferma la speranza a Lesbo. Con la gente di buona volontà possiamo moltiplicare i corridoi e questo sarà il nostro miracolo. L'Avvento ci dice: “Svegliatevi”: questo primo corridoio vuol dire allora a tutti noi: “Svegliatevi!”. Ci ha dato l'esempio il nuovo cardinale di Lussemburgo: due settimane fa ha portato due persone da Lesbo a carico suo; ha diviso con loro lo spazio della casa e vivono insieme».

All'aeroporto di Fiumicino, durante la conferenza stampa, è intervenuto anche il Fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi: «I corridoi umanitari sono un inizio di un processo che vogliamo europeo e largo, condiviso da tutti i Paesi europei. Ringrazio i governi italiano e greco che hanno dato una svolta profonda per il primo corridoio dall'isola di Lesbo e che dà una svolta a tale processo, complicato», ha spiegato, e rivolgendosi si rifugiati ha detto: «Sarete ospiti dell'Elemosineria del Papa e Sant’Egidio, come in casa, in famiglia, per cominciare una vita nuova e vi saremo vicino».

Ad accogliere i profughi anche alcuni degli stessi rifugiati che nel giugno del 2016 giunsero da Lesbo a bordo del volo di rientro con Papa Francesco. «Prima di Pasqua sono stato a Lesbo - ha detto ancora Riccardi - e sono rimasto fortemente impressionato da una situazione di estrema difficoltà. Un'umanità ferita. Ricordo una donna afghana che mi ha detto: “Ho superato tutte le difficoltà nel mio lungo viaggio senza perdere la speranza. Ma qui l'ho persa, dietro queste grate". Di ritorno a Roma ho raccontato questa storia al Papa, che mi ha detto, “Dobbiamo fare qualcosa” perché il mio viaggio non deve essere solo un episodio ma un inizio,per dare un segno di speranza. E per compiere questa operazione che sembrava impossibile, ci è venuto sulla nostra bocca un nome: il cardinale Krajewski. E con il cardinale abbiamo cominciato questa avventura».

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