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giovedì 25 aprile 2024
 
angelus
 

Il Papa: «Pace in Ucraina e con noi stessi»

30/10/2022  Ricordando il racconto di Zaccheo Francesco ricorda che, come Gesù, dobbiamo guardare dal basso, con misericordia, sia agli altri che sbagliano sia a noi stessi. Per poterci rialzare, convertirci e aiutare gli altri a fare lo stesso.

«Stop the war in Ukraine». In piazza San Pietro, ad ascoltare le parole di papa Francesco, ci sono tanti che inneggiano alla pace. E il Pontefice li incoraggia a pregare per la «martoriata Ucraina e per la pace». Ma Francesco prega anche per le vittime dell’attentato a Mogadiscio e per quelle provocate dalla caca a Seul.

Prima, spiegando il Vangelo del giorno, con il racconto di come Zaccheo, piccolo di statura, si arrampica sul sicomoro per vedere Gesù, aveva ricordato che per tutti c’è il momento del riscatto, che tutti siamo guardati da Gesù. Francesco spiega che Zaccheo raccoglieva le tasse per conto dell’impero romano e che era odiato da tutti perché approfittava di questa posizione. Eppure non teme di esporsi al ridicolo per vedere Gesù. «Immaginiamo», dice Francesco, «un ministro dell’economia che si arrampica su un albero per vedere qualcosa». Si espone allo scherno, e anche Zaccheo, «si espone al ridicolo». Lo fa per vedere Gesù. Ma è Gesù che lo vede e lo chiama. «Zaccheo, nella sua bassezza, sente il bisogno di cercare un altro sguardo, quello di Cristo. Ancora non lo conosce, ma aspetta qualcuno che lo liberi della sua condizione, che lo faccia uscire dalla palude in cui si trova. Questo è fondamentale: Zaccheo ci insegna che, nella vita, non è mai tutto perduto, per favore, mai è tutto perduto. Sempre possiamo fare spazio al desiderio di ricominciare, di ripartire, di convertirci. Riconvertirci, ricominciare, ripartire. È questo che fa Zaccheo». Ma è importante, anzi «decisivo» lo sguardo di Gesù, che passando sotto il sicomoro lo chiama. «È un’immagine molto bella, perché se Gesù deve alzare lo sguardo, significa che guarda Zaccheo dal basso. Questa è la storia della salvezza: Dio non ci ha guardato dall’alto, no, per umiliarci, no, e giudicarci, no; al contrario, si è abbassato fino a lavarci i piedi, guardandoci dal basso e restituendoci dignità. Così, l’incrocio di sguardi tra Zaccheo e Gesù sembra riassumere l’intera storia della salvezza: l’umanità con le sue miserie cerca la redenzione, ma anzitutto Dio con misericordia cerca la creatura per salvarla». Il Papa esorta, quando ci sentiamo bassi, sfiduciati, quando pensiamo agli errori del passato, ad avere misericordia. Per noi e per gli altri che sbagliano, a guardarci come ci guarda Gesù. Chiede, il Papa «che sguardo abbiamo verso coloro che hanno sbagliato e faticano a rialzarsi dalla polvere dei loro errori». È uno «sguardo dall’alto, che giudica, disprezza ed esclude? Ricordiamoci che è lecito guardare una persona dall’alto in basso soltanto per aiutarlo a sollevarsi, solo in questo caso e niente più. Ma noi cristiani dobbiamo avere lo sguardo di Cristo, che abbraccia dal basso, che cerca chi è perduto, con compassione. Questo è, e dev’essere, lo sguardo della Chiesa, sempre. Lo sguardo di Cristo, non lo sguardo condannatore».

 
 
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