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martedì 21 maggio 2024
 
 

Il Papa: «Pavoneggiarsi non è cristiano»

18/12/2013  «Se nel Natale Dio si rivela non come uno che sta in alto e che domina l’universo, ma come colui che si abbassa, discende sulla terra piccolo e povero, significa che per essere simili a lui non dobbiamo metterci al di sopra degli altri, ma anzi abbassarci, metterci al servizio, farci piccoli con i piccoli e poveri con i poveri».

Trenta udienze dall’inizio del pontificato e circa 1 milione e mezzo di biglietti distribuiti per accedere alle zone transennate di piazza san Pietro, quelle dove vi sono le sedie. Ma le persone che hanno partecipato alle udienze del mercoledì sono molte molte di più e in qualche occasione sono arrivate a 100 mila, occupando tutta la piazza e fino a metà via della Conciliazione.

All’ultima udienza prima di Natale mercoledì  18 dicembre c’erano più di 30 mila persone. Quest’anno mai, neppure in inverno con il freddo intenso, le udienze si sono tenute nell’Aula Nervi, come accadeva fino al pontificato di Benedetto XVI: troppa gente. L’aula Nervi può contenere al massimo 6 mila persone. Il Papa non ha mai evitato di fare il giro con la jeep e poi di salutare in piazza gli ammalati e altre persone. Passa in piazza almeno tre ore. Al testo preparato aggiunge sempre qualcosa a braccio.

All’utima udienza prima di Natale ha spiegato che «è una cosa brutta quando si vede un cristiano che non vuole abbassarsi, non vuole servire, un cristiano che si pavoneggia». E ha esclamato: «Quello non è un cristiano, è un pagano». Bergoglio parlando del Natale ha sottolineato invece che Dio «si abbassa, discende sulla terra, umile e povero»: «Per essere simili a lui non dobbiamo metterci sopra gli altri, ma abbassarci, metterci al servizio, farci piccolo con i piccolo e poveri con i poveri».

Nei saluti ai pellegrini polacchi, ma naturalmente riferendosi a tutti i fedeli, ha chiesto di «lasciare un posto libero alla tavola del cenone della Vigilia»:  «Pensiamo ai poveri, agli affamati, alle persone sole, ai senza tetto, agli emarginati, ai provati dalla guerra, e in modo particolare ai bambini».

 
 
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