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sabato 22 gennaio 2022
 
il papa
 

«Per l'Afghanistan dobbiamo intensificare la preghiera e il digiuno»

29/08/2021  L’appello di Francesco all’Angelus: «Ringrazio chi si sta adoperando per aiutare quella popolazione così provata, in particolare le donne e i bambini. È il momento di pregare e digiunare per chiedere al Signore misericordia e perdono». E avverte: «Lamentarsi di tutto e dare sempre le colpe non gli altri non è cristiano, avvelena il cuore e allontana Dio dal cuore»

«Seguo con grande preoccupazione la situazione in Afghanistan e partecipo alla sofferenza di quanti piangono per le persone che hanno perso la vita negli attacchi suicidi avvenuti giovedì scorso e di coloro che cercano aiuto e protezione».

È accorato e preoccupato il tono del Papa che all’Angelus ricorda il dramma del Paese asiatico dove si susseguono gli attentati e i Paesi della missione Nato, a cominciare dagli Stati Uniti, stanno concludendo le operazioni di evacuazione in una corsa contro il tempo e dove, dopo 100 anni di presenza, non ci sono più missionari cattolici, anche loro costretti a rientrare mercoledì scorso. «Affido alla misericordia di Dio onnipotente i defunti», ha proseguito il Pontefice, «ringrazio chi si sta adoperando per aiutare quella popolazione così provata, in particolare le donne e i bambini. Chiedo a tutti di continuare ad assistere i bisognosi e a pregare perché il dialogo e la solidarietà portino a stabilire una convivenza pacifica e fraterna e offrano speranza per il futuro del Paese».

Francesco però ha chiesto un gesto concreto ai fedeli: «In momenti storici come questo non possiamo rimanere indifferenti», ha avvertito il Pontefice dalla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico. «La storia della Chiesa ce lo insegna: come cristiani questa situazione ci impegna. Per questo rivolgo un appello a tutti a intensificare la preghiera e a praticare il digiuno. Preghiera e digiuno, preghiera e penitenza, questo è il momento di farlo», ha ribadito Francesco, «sto parlando sul serio: intensificare la preghiera e praticare il digiuno, chiedendo al Signore misericordia e perdono».

L’allarme attentati in Afghanistan resta altissimo, mentre gli Stati Uniti proseguono il ritiro di tutto il personale dal Paese entro il 31 agosto. La minaccia è credibile secondo Washington, che non esclude atti terroristici anche su suolo statunitense. L’ambasciata Usa a Kabul invita i suoi connazionali a lasciare l’area attorno all’aeroporto poiché un attacco, come dichiarato da Joe Biden, è probabile nelle prossime 24-36 ore. Il raid statunitense contro l’Isis-K, nel quale sono morti due militanti, tra i quali una delle “menti”, non è stato l’ultimo, aggiunge poi il presidente americano, mentre i talebani condannano quando ritenendolo un “chiaro attacco all’Afghanistan. I miliziani, che hanno mostrato tutta la loro violenza aggredendo a bastonate i civili in coda ai bancomat per il ritiro di denaro contante, si dicono pronti a prendere presto il totale controllo dell’aeroporto, non appena militari e civili Usa saranno partiti.

L’Unicef intanto lancia l’allarme: nel Paese ci sono 300mila bambini sfollati e che non si possono abbandonare nel momento del bisogno. Molti dei piccoli sono stati costretti a lasciare le loro case a seguito dell’arrivo dei talebani, un milione di bimbi sotto i cinque anni soffrirà di malnutrizione grave, pericolosa per la vita. Mentre oltre 4 milioni di minori, tra cui oltre 2 sono ragazzine, sono fuori dalla scuola. Un altro drammatico messaggio arriva dalla Missione di assistenza Onu in Afghanistan, la Unama, che avverte che il 2021 si configura sempre più come l’anno nero per le vittime civili nel Paese, che già nei primi sei mesi hanno raggiunto livelli record. Da maggio, da quando è iniziato il ritiro del contingente internazionale, e si è intensificata l’offensiva talebana, si è registrata un’impennata delle uccisioni e di ferimenti.

Prima dell’Angelus, il Papa ha commentato il Vangelo della liturgia del giorno mettendo in guardia dal «rischio di una religiosità dell’apparenza: apparire per bene fuori, trascurando di purificare il cuore. C’è sempre», ha aggiunto, «la tentazione di “sistemare Dio”con qualche devozione esteriore,ma Gesù non si accontenta di questo culto. Gesù non vuole esteriorità, vuole una fede che arrivi al cuore».

Francesco ricorda che i farisei e gli scribi, come racconta l'evangelista Marco, sono scandalizzati dal fatto che i discepoli di Cristo non eseguono le tradizionali abluzioni rituali prima di avvicinarsi alla mensa. Un atteggiamento incomprensibile perché contrario alla pratica religiosa del tempo e che, dice il Papa, potrebbe interrogarci. «Ma Gesù non vuole esteriorità», sottolinea il Pontefice, «anche noi potremmo chiederci: ma perché Gesù e i suoi discepoli trascurano queste tradizioni? In fondo non sono cose cattive, ma sono buone abitudini rituali, semplici lavaggi prima di prendere cibo. Ma perché Gesù non ci bada? Perché per Lui è importante riportare la fede al suo centro (...) Ed evitare un rischio, che vale per quegli scribi come per noi: osservare formalità esterne mettendo in secondo piano il cuore della fede. Anche noi tante volte ci trucchiamo l'anima».

Francesco si sofferma poi sul racconto di Marco che cita la frase di Gesù, "Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro". Invece, è "dal di dentro, dal cuore" che nascono le cose cattive: «Queste parole sono rivoluzionarie, perché nella mentalità di allora si pensava che certi cibi o contatti esterni rendessero impuri. Gesù ribalta la prospettiva: non fa male quello che viene da fuori, ma quello che nasce da dentro». E aggiunge: «Cari fratelli e sorelle, questo riguarda anche noi. Spesso pensiamo che il male provenga soprattutto da fuori: dai comportamenti altrui, da chi pensa male di noi, dalla società. Quante volte incolpiamo gli altri, la società, il mondo, per tutto quello che ci accade! È sempre colpa degli “altri”: è colpa della gente, di chi governa, della sfortuna, e così via. Sembra che i problemi arrivino sempre da fuori. E passiamo il tempo a distribuire colpe; ma passare il tempo a incolpare gli altri è perdere tempo. Si diventa arrabbiati, acidi e si tiene Dio lontano dal cuore. Come quelle persone del Vangelo, che si lamentano, si scandalizzano, fanno polemica e non accolgono Gesù. Non si può essere veramente religiosi nella lamentela: la lamentela avvelena, ti porta alla rabbia, al risentimento e alla tristezza, quella del cuore, che chiude le porte a Dio. Chiediamo oggi al Signore», è l’invito del Papa, «che ci liberi dal colpevolizzare gli altri – come i bambini: “No, io non sono stato! È l’altro, è l’altro…” –. Domandiamo nella preghiera la grazia di non sprecare tempo a inquinare il mondo di lamentele, perché questo non è cristiano. Gesù ci invita piuttosto a guardare la vita e il mondo a partire dal nostro cuore. Se ci guardiamo dentro, troveremo quasi tutto quello che detestiamo fuori. E se, con sincerità, chiederemo a Dio di purificarci il cuore, allora sì che cominceremo a rendere più pulito il mondo. Perché c’è un modo infallibile per vincere il male: iniziare a sconfiggerlo dentro di sé».

Francesco ricorda «l’esempio dei primi Padri della Chiesa, i monaci, quando si domandava loro: “Qual è la strada della santità? Come devo incominciare?”, il primo passo, dicevano, era accusare sé stessi: accusa te stesso. L’accusa di noi stessi. Quanti di noi, nella giornata, in un momento della giornata o in un momento della settimana, sono capaci di accusare sé stessi dentro? “Sì, questo mi ha fatto questo, quell’altro… quello una barbarità…”. Ma io? Io faccio lo stesso, o io lo faccio così... È una saggezza: imparare ad accusare sé stessi. Provate a farlo, vi farà bene. A me fa bene, quando riesco a farlo, ma fa bene, a tutti farà bene».

Dopo l’Angelus, papa Francesco, oltre all'appello per l'Afghanistan, esprime la sua solidarietà «alla popolazione dello Stato venezuelano di Mérida, colpita nei giorni scorsi da inondazioni e frane. Prego per i defunti e i loro familiari e per quanti soffrono a causa di questa calamità». Infine, rivolge «un cordiale saluto ai membri del Movimento Laudato Si’. Grazie per il vostro impegno per la nostra casa comune, particolarmente in occasione della Giornata Mondiale di Preghiera per il Creato e del successivo Tempo del Creato. Il grido della Terra e il grido dei poveri stanno diventando sempre più gravi e allarmanti, e richiedono un’azione decisiva e urgente per trasformare questa crisi in una opportunità».

 
 
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