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domenica 31 maggio 2020
 
SANTA MARTA
 

«Preghiamo per chi ha paura, perché reagisca e si rialzi»

30/03/2020  La consueta messa a Santa Marta dedicata a chi ha la paura paralizzante della pandemia. E poi l'omelia sui corrotti e sugli ipocriti, ricordando che Dio perdona i peccatori, ma dalla corruzione non ci si salva.

La Messa di questa mattina il Papa la dedica a chi, in questa pandemia, è talmente spaventato da non riuscire a rialzarsi. «Il Signore», prega Francesco, «li aiuti ad alzarsi, a reagire per il bene di tutta la società, di tutta la comunità». Nell’omelia, poi, parla di un tema a lui caro, quello dei corrotti. La corruzione, ripete, è peggio del semplice peccato. Chi è corrotto non riesce neppure a capire di essere nel peccato. Parte commentando le letture tratte dal Libro del profeta Daniele e dal Vangelo di Giovanni. Due donne, l’una innocente e l’altra adultera, sono condannate a morte. Susanna viene giudicata da giudici corrotti, l’altra, invece, è condannata da ipocriti. «Una donna innocente, accusata falsamente, calunniata, e una donna peccatrice. Ambedue condannate a morte. La innocente e la peccatrice. Qualche Padre della Chiesa vedeva in queste donne una figura della Chiesa: santa, ma con figli peccatori. Dicevano in una bella espressione latina: “La Chiesa è la casta meretrix”, la santa con figli peccatori».

Tutte e due le donne sono disperate, ma «Susanna si fida di Dio. Ci sono anche due gruppi di persone, di uomini; ambedue addetti al servizio della Chiesa: i giudici e i maestri della Legge. Non erano ecclesiastici, ma erano al servizio della Chiesa, nel tribunale e nell’insegnamento della Legge. Diversi. I primi, quelli che accusavano Susanna, erano corrotti: il giudice corrotto, la figura emblematica nella storia. Anche nel Vangelo, Gesù riprende, nella parabola della vedova insistente, il giudice corrotto che non credeva in Dio e non gliene importava niente degli altri. I corrotti. I dottori della Legge non erano corrotti, ma ipocriti».

E per queste due donne non c’era via d’uscita. Francesco riprende il versetto del salmo «anche se vado in una valle oscura non temo alcun male, perché tu sei con me, il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza» per dire che «ambedue le donne erano per una valle oscura, andavano lì: una valle oscura, verso la morte. La prima esplicitamente si fida di Dio e il Signore intervenne. La seconda, poveretta, sa che è colpevole, svergognata davanti a tutto il popolo – perché il popolo era presente in ambedue le situazioni – non lo dice, il Vangelo, ma sicuramente pregava dentro, chiedeva qualche aiuto».

Il Signore intervenie in tutte e due le situazioni, «Alla donna innocente la salva, le fa giustizia. Alla donna peccatrice, la perdona. Ai giudici corrotti, li condanna; agli ipocriti, li aiuta a convertirsi e davanti al popolo dice: “Sì, davvero? Il primo di voi che non ha peccati, che lanci la prima pietra”, e uno per uno se ne sono andati. Ha qualche ironia, l’apostolo Giovanni, qui: “Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, incominciando dai più anziani”. Lascia loro un po’ di tempo per pentirsi; ai corrotti non perdona, semplicemente perché il corrotto è incapace di chiedere perdono, è andato oltre. Si è stancato … no, non si è stancato: non è capace. La corruzione gli ha tolto anche quella capacità che tutti abbiamo di vergognarci, di chiedere perdono. No, il corrotto è sicuro, va avanti, distrugge, sfrutta la gente, come questa donna, tutto, tutto … va avanti. Si è messo al posto di Dio». L’atteggiamento verso le donne è diverso: «A Susanna la libera da questi corrotti, la fa andare avanti, e all’altra: “Neanche io ti condanno. Va’, e d’ora in poi non peccare più”. La lascia andare. E questo, davanti al popolo. Nel primo caso, il popolo loda il Signore; nel secondo caso, il popolo impara. Impara come è la misericordia di Dio».

Francesco ricorda che ognuno di noi ha i suoi peccati e conosce la sua storia. «E se non se li ricorda, pensi un po’: li troverai. Ringrazia Dio se li trovi, perché se non li trovi, sei un corrotto. Ognuno di noi ha i propri peccati. Guardiamo al Signore che fa giustizia ma che è tanto misericordioso. Non vergogniamoci di essere nella Chiesa: vergogniamoci di essere peccatori. La Chiesa è madre di tutti. Ringraziamo Dio di non essere corrotti, di essere peccatori. E ognuno di noi, guardando come Gesù agisce in questi casi, si fidi della misericordia di Dio. E preghi, con fiducia nella misericordia di Dio, preghi (per) il perdono. “Perché Dio mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome. Anche se vado per una valle oscura – la valle del peccato – non temo alcun male perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza”».

Infine, prima di intonare l’antica antifona mariana Ave Regina Caelorum, il Papa invita a fare la comunione spirituale con queste parole:

«Ai Tuoi piedi, o mio Gesù, mi prostro e Ti offro il pentimento del mio cuore contrito che si abissa nel suo nulla nella Tua santa presenza. Ti adoro nel sacramento del Tuo amore, l’ineffabile Eucaristia. Desidero riceverti nella povera dimora che Ti offre il mio cuore; in attesa della felicità della comunione sacramentale voglio possederti in spirito. Vieni a me, o mio Gesù, che io vengo da Te. Possa il Tuo amore infiammare tutto il mio essere per la vita e per la morte. Credo in Te, spero in Te, Ti amo. Così sia».

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