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martedì 30 novembre 2021
 
Il Papa
 

Il Papa: «Respingere i migranti è un atto di guerra»

07/08/2015  Francesco ha incontrato in Vaticano i giovani del Movimento Eucaristico dei Gesuiti e ha spiegato: «Soltanto col rispetto dell'identità dell'altro si risolve il conflitto». Poi ha ammonito che «senza tensioni e conflitti la società e la famiglia» sarebbero «un cimitero». Infine ha spronato i ragazzi: «Un giovane senza coraggio è un giovane vecchio»

Respingere i migranti da un Paese all’altro è uno dei conflitti non risolti, anzi è come se fosse un atto di guerra, di quella “terza guerra mondiale che stiamo vivendo a pezzi”. Papa Francesco torna a parlare delle tragedie del mare e lo fa davanti ai giovani del Movimento eucaristico dei Gesuiti che ha ricevuto in Vaticano e che lo hanno interrogato su molte questioni. Ma è su due parole, tensione e conflitto, che si è soffermato di più, spiegando che il conflitto può essere positivo se serve a far crescere il dialogo rispettando le identità degli altri. Bergoglio ha parlato a braccio e ha preso spunto da molte situazioni di tensione che vi sono nel mondo. Ad un giovane indonesiano che gli ha posto la questione dei conflitti ha risposto ricordando il dramma del popolo Rohingya, i cosiddetti zingari del mare, popolazioni dell’Oceano indiano, migranti dalle isole Adamane, che da mesi vagano in Sud est asiatico, arrivano in porto, ricevuto un po’ di acqua e di cibo e poi vengono inesorabilmente respinti. Di loro aveva già parlato alcune settimane durante l’Angelus. Ieri ha ripreso la denuncia: “E’ un conflitto non  risolto, è guerra, si chiama violenza, è uccidere”.

Ma l’analisi vale per tutti i migranti respinti e per tutti i conflitti. Ha citato il Medio Oriente dove “le minoranze, i cristiani non  solo non sono rispettati, ma tante volte uccisi e questo perché non si rispetta la loro identità”. Bergoglio ha sottolineato che solo “con il rispetto delle identità si risolve il conflitto”: “Le tensioni si risolvono nel dialogo, i veri conflitti sociali e culturali si risolvono con il dialogo, ma prima con il rispetto dell’identità dell’altra persona”. Invece vediamo “conflitti che non si sanno risolvere e che finiscono in guerre perché una cultura non tollera l’altra”.

 Il Papa ha accennato anche  all’atteggiamento verso chi non ha la fede cattolica: “Non è cattolico, non crede, ma tu rispettalo, cerca che cosa di buono ha, i valori che ha”, ha suggerito il Pontefice. Ai giovani ha ripetuto che “siamo in guerra”, ma ci sono “segnali di speranza”: “Vedere giovani come voi  che credono che l’amore è più forte dell’odio e  della guerra, la pace è più forte del conflitto”.

 Il Papa ha parlato anche delle tensioni nelle famiglie, ha ribadito l’importanza dei nonni, “custodi della memoria di un Paese e della fede”, che non vanno ricordato solo perché oggi a causa della crisi “serve la loro pensione” e ha chiesto ai giovani di avere “coraggio”, non aver paura delle tensioni, perché “senza tensioni e conflitti la società e la famiglia” sarebbero “un cimitero”, ma di affrontarle, perché esse “fanno crescere e sviluppano coraggio”. E ai giovani ha lanciato un appello: “Per favore non andate in pensione a vent’anni”. Nel suo discorso a braccio ha chiesto anche di saper distinguere la “vera pace di Gesù”, che dà la “vera felicità”, da quella “superficiale”, benessere passeggero, pace “truccata”, gioia che “dura un attimo”, che porta un po’ di “divertimento” e “fa un po’ di circo”.
Essa viene dal diavolo, ha detto, ed è una “truffa”. Invece Gesù “un buon pagatore, paga molto bene”.

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