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mercoledì 01 dicembre 2021
 
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«L'autorità morale dei bimbi sofferenti sia il motore del vostro lavoro»

16/11/2019  Francesco riceve la comunità dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che quest’anno compie 150 anni: «Stando con i ragazzi noi impariamo a frequentare il futuro. Non perdete mai la capacità di scorgere il volto sofferente di un bimbo anche dietro un semplice campione da analizzare»

Papa Francesco parla attorniato da un gruppo di piccoli pazienti saliti sul palco dell’Aula Nervi dove ci sono oltre seimila persone tra medici, infermieri, volontari e pazienti con le loro famiglie. È la comunità dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che sabato mattina ha incontrato il Papa in un’udienza speciale in occasione dei 150 anni della sua fondazione. Il Bambino Gesù, infatti, è nato nel 1869 grazie all’iniziativa della famiglia Salviati che, nel 1924, lo ha donato a papa Pio XI. Da quel momento, tutti i Pontefici che si sono succeduti ne hanno promosso le attività a tutela della salute dei bambini e per tutti il Bambino Gesù è diventato “l'Ospedale del Papa”. Grazie alla sua crescita costante, oggi dispone di 607 posti letto e di un livello di eccellenza nella qualità e nella complessità delle cure per il quale viene identificato come punto di riferimento a livello internazionale per la salute dei bambini e dei ragazzi. Da cinque anni è guidato da Mariella Enoc.

La nascita di questo Istituto, ha affermato Francesco, è legata a una intuizione e a un dono. È l’intuizione di una donna, Arabella Salviati, «donna e mamma di grande intelligenza, cultura e fede vissuta nella feconda stagione del cattolicesimo sociale». Ed è un dono di una famiglia generosa «che ha operato un gesto di immensa sensibilità in favore dei bambini di tutto il mondo». Quel seme iniziale si è poi sviluppato oltre i confini di Roma «grazie alla donazione di esso fatta al Papa, la cui sollecitudine pastorale si estende dovunque è presente la Chiesa» ed oggi l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, sottolinea Francesco, è diventato «patrimonio non solo della comunità romana, ma di quella italiana e internazionale».

«Ci vuole coraggio per frequentare il futuro»

Bergoglio si è soffermato sul messaggio scelto per il questo anniversario "Il futuro è una storia di bambini". E ha sottolineato che, stando con i bambini «noi impariamo a frequentare il futuro, che è un atteggiamento molto importante. Ci vuole coraggio per frequentare il futuro». Francesco ha spiegato che «l’autorità morale dei bambini malati e sofferenti è l’identità più vera dell’Ospedale “Bambino Gesù”. Questa consapevolezza», ha aggiunto, «sia il motore del vostro agire insieme, concordemente e con spirito comunitario, superando ostacoli e divergenze. L’autorità morale dei bambini possa essere sempre richiamo alla fedeltà alla vocazione originaria di questo Ospedale, e criterio di discernimento per le scelte future. Ma possiamo dire, un po’ semplicisticamente, che sono loro che comandano: sono loro a comandare i nostri lavori, i nostri pensieri, le nostre ricerche, le nostre azioni. I bambini».

In questi anni l’ospedale è diventato meta e luogo di cura di tanti pazienti anche stranieri e il Papa lo ha sottolineato: «Con commozione e gratitudine so della storia della mamma venezuelana e di suo figlio Jerson, che ha potuto trovare al “Bambino Gesù” le cure di cui aveva bisogno. Ringrazio l’Ospedale per la sua apertura al mondo, per aver deciso di farsi carico di queste sofferenze e di questi bambini provenienti da tanti Paesi. Mi hanno detto che più di una volta alla settimana atterra nell’eliporto del Vaticano qualche elicottero che porta bambini da altrove per il “Bambino Gesù”. Ringrazio l’Ospedale per la sua apertura al mondo, per aver deciso di farsi carico di queste sofferenze e di questi bambini provenienti da tanti Paesi. So bene che ciò richiede molte risorse economiche, e ringrazio pertanto quanti generosamente stanno contribuendo con le loro donazioni alla Fondazione del “Bambino Gesù”. Auspico che le Istituzioni internazionali sappiano trovare il modo di promuovere sempre più questi corridoi sanitari, nell’attesa che cresca in ogni Paese la capacità di risposta ai bisogni fondamentali della salute».

«Medici, siate sempre consapevoli della benedizione di Dio sulle vostre mani»

  

Papa Francesco ha benedetto le mani di medici e infermieri presenti nell'Aula Paolo VI e ha ricordato quanto ha scritto quella mamma venezuelana, che ha potuto trovare al “Bambino Gesù” le cure di cui aveva bisogno suo figlio Jerson: «Siate sempre consapevoli di questa benedizione di Dio sulle vostre mani», ha detto rivolgendosi in particolare ai medici, chirurghi e infermieri, «La vostra capacità di curare così è un dono per voi e per le persone che vi vengono affidate. E nello stesso tempo, cari medici e infermieri, non fate mancare il vostro apporto professionale e il vostro zelo affinché sia preservata la tipicità di questa istituzione. Ci vuole l’impegno di tutti perché l’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” continui a manifestare la speciale predilezione della Santa Sede per l’infanzia, col proprio stile di cura amorevole dei piccoli degenti, offrendo una testimonianza concreta del Vangelo, in piena sintonia con quanto insegna la Chiesa».

Bergoglio ha anche parlato delle missioni umanitarie del Bambino Gesù all’estero, soprattutto nei paesi più poveri o in guerra: «La testimonianza dell’infermiera, che ha compiuto con i suoi colleghi una lunga serie di missioni di formazione in Siria», ha detto, «mi ha mostrato un altro aspetto dell’attività umanitaria dell’Ospedale e della sua apertura al mondo: la disponibilità a condividere il proprio sapere e le proprie competenze col personale sanitario dei Paesi più svantaggiati. È “la carità del sapere che edifica la pace”, come disse San Giovanni Paolo II. Si tratta, per voi professionisti del “Bambino Gesù”, di restituire ciò che vi è stato dato in abbondanza e di ricevere in cambio tanta ricchezza di umanità. Ognuno insegna qualcosa all’altro. È quanto avviene in queste missioni del “Bambino Gesù” all’estero».

«Non c'è cura senza ricerca»

Il Papa ha poi sottolineato che «non c’è cura senza ricerca». E «non c’è futuro, nella medicina, senza ricerca». Da questo punto di vista, ha aggiunto, il Bambino Gesù è «già da tempo proiettato nel futuro, con risultati importanti nel campo della diagnostica delle malattie rare e della cura delle patologie complesse, con lo sviluppo di terapie di precisione. Ammiro», ha detto ancora il Papa, «la passione e l’entusiasmo che mettete nel vostro lavoro di cura e di ricerca, e vorrei che non perdeste mai la capacità di scorgere il volto sofferente di un bambino anche dietro un semplice campione da analizzare, e di udire il grido dei genitori anche all’interno dei vostri laboratori. II mistero della sofferenza dei bambini non smetta di parlare alle vostre coscienze e di motivare il vostro impegno umano e professionale. Mi viene in mente quella domanda, a cui è difficile trovare risposta, del grande Dostoevskij: “Perché soffrono i bambini?”. Sempre avere viva questa domanda: perché soffre un bambino? Non c’è risposta: soltanto il servizio al bambino sofferente e lo sguardo al Padre di tutti, perché faccia qualcosa».

Francesco ha concluso affermando di essere «molto contento di ciò che ho sentito questa mattina, di ciò che ho visto, e più in generale del percorso fatto in questi anni dal “Bambino Gesù”. Mi rallegro del buon andamento dell’Ospedale e della sua costante crescita, pur tra molte difficoltà, perché è opportuno che nei prossimi anni si possa continuare ad offrire ad ogni paziente le migliori cure, e che nessuno venga rifiutato. Questa attività richiede risorse e spazi adeguati. Le esigenze della ricerca scientifica e la crescente domanda di assistenza, anche dall’estero, renderanno necessari nei prossimi anni nuovi investimenti nelle strutture e nelle tecnologie. Si tratta», ha ammesso il Pontefice, «di un equilibrio difficile, ma è importante che vengano sempre garantite sostenibilità ed efficienza, perché l’Ospedale continui ad essere una straordinaria opera di carità della Chiesa. Chiedo dunque a tutti voi scelte coraggiose e rigorose al tempo stesso, generose e prudenti. E vi esorto ad andare avanti, fedeli al Vangelo e obbedienti all’autorità morale dei bambini sofferenti».

Tre doni al Papa

  

Durante l’udienza generale, i piccoli pazienti hanno consegnato al Papa tre doni. Il primo è una stola sacerdotale decorata con i disegni dei bambini che s’ispira al racconto biblico della Creazione. Il secondo è il fumetto "Un ospedale per Papa Francesco" che ripercorre la vicenda del “Complexe Pédiatrique di Bangui”, allestito nella Repubblica Centrafricana dopo il viaggio del Pontefice del 2015. Il terzo è il libro fotografico "Vite che aiutano la vita", un viaggio nella storia dell’Ospedale tra passato e presente.

 
 
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