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domenica 09 maggio 2021
 
Camerun
 

Il Papa ricorda la strage di Kumba, ennesimo episodio di uno dei conflitti più dimenticati

28/10/2020  Francesco si è unito nella preghiera al dolore delle famiglia, al termine dell’udienza generale. Otto bambini uccisi, una dozzina feriti in un attacco di miliziani armati. È l’ennesimo episodio di violenza che colpisce la popolazione anglofona del Camerun. Un conflitto che dura da quattro anni

Papa Francesco all'udienza generale. In copertina, l'aula della scuola elementare di Kumba, in Camerun, dove è stato perpetrato l'attacco contro i bambini.
Papa Francesco all'udienza generale. In copertina, l'aula della scuola elementare di Kumba, in Camerun, dove è stato perpetrato l'attacco contro i bambini.

«Mi unisco al dolore delle famiglie dei giovani studenti barbaramente uccisi sabato scorso a Kumba, in Camerun. Provo grande sconcerto per un atto tanto crudele e insensato che ha strappato alla vita i piccoli innocenti mentre seguivano le lezioni a scuola». Sono le parole di papa Francesco al termine dell'udienza generale sulla strage di bambini da parte di un gruppo di uomini armati in una scuola nello Stato africano. «Che Dio illumini i cuori perché gesti simili non siano mai più ripetuti», ha detto ancora il Papa, «e perché le martoriate regioni del nord-ovest e del sud-ovest del Paese possano finalmente ritrovare la pace. Auspico che le armi tacciano e che possano essere garantiti la sicurezza di tutti e il diritto di ciascun giovane all'educazione e al futuro».

Un militare camerunense durante un rastrellamento nelle regioni anglofone del Paese africano.
Un militare camerunense durante un rastrellamento nelle regioni anglofone del Paese africano.

Il Pontefice ha voluto ricordare l’episodio accaduto sabato 24 ottobre, intorno a mezzogiorno. Kumba si trova a poco meno di 400 chilometri a ovest della capitale Yaoundè: otto bambini sono stati uccisi, altri 12 sono feriti gravemente in una scuola elementare, l’Istituto Mother Francisca. I terroristi, a quanto è stato ricostruito, sono entrati nelle aule e hanno aperto il fuoco sui piccoli. Molti bambini sono riusciti a scappare saltando dalle finestre del secondo piano. Sono riusciti a salvarsi, ma diversi di loro hanno riportato ferite e fratture.

Per prima a dare la notizia è stata Ocha, l’agenzia Onu per il Coordinamento degli affari umanitari in Camerun. I particolari dell’attacco indicano particolare ferocia da parte dei miliziani armati: sarebbero stati usati anche i machete contro i bambini. Le autorità locali non hanno chiarito se i sospetti ricadono sui gruppi separatisti della regione.

Un corteo di protesta, a Kumba, dopo la trage dei bambini del 24 ottobre.
Un corteo di protesta, a Kumba, dopo la trage dei bambini del 24 ottobre.

La cittadina di Kumba fa parte di una delle due regioni anglofone del Camerun: è l’ennesimo tragico episodio della violenza che colpisce la popolazione da ormai quattro anni. Disordini, scontri, attentati e dura repressione del governo continuano dal 2017, da quando la popolazione delle due ragioni angolofone del Camerun (quasi 5 milioni di abitanti, sul totale di 24 milioni di camerunensi, che sono in larga maggioranza francofoni) ha dato vita a un movimento politico-militare per rivendicare la secessione dal governo centrale di Yaoundè.

Il conflitto tra i separatisti e le forze governative di sicurezza ha causato finora più di 3 mila vittime e circa 70 mila sfollati. Nel settembre scorso, l'esercito ha lanciato un'operazione contro i separatisti. Le crescenti tensioni, sfociate in ribellione aperta negli ultimi 4 anni, affondano le radici non tanto nella lingua (coloniale) diversa, quanto su tradizioni amministrative britanniche. Questo del Camerun è uno dei tanti “mostri” creati dalla colonizzazione, che ignorando le diversità di popolazioni e di confini dei Paesi africani, ha aggregato realtà profondamente diverse. Con l’aggravante che le due regioni anglofone sono le più ricche del Paese africano, e la popolazione denuncia da decenni la marginalizzazione e il disinteresse da parte del governo centrale.

I separatisti, nel 2017, avevano anche proclamato una unilaterale indipendenza, annunciando la nascita dello Stato di Ambazonia. Il Presidente del Camerun, Paul Biya (87 anni), da oltre tre decenni padre-padrone del Camerun, non ha mai saputo affrontare e risolvere la questione. L’unica “leva” usata per piegare la protesta è stata sempre la repressione e la carcerazione degli oppositori “anglofoni”. A più riprese le agenzie delle Nazioni Unite e le associazioni di tutela dei diritti umani hanno denunciato, in particolareggiati rapporti, le violenze e gli abusi commessi sia dalle forze governative che dai miliziani armati.  

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