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lunedì 25 ottobre 2021
 
udienza generale
 

Il Papa saluta l’autista che va in pensione e ringrazia i laici che lavorano in Vaticano

30/06/2021  Francesco prosegue un ciclo di catechesi dedicato all’attualità della lettera ai Galati: San Paolo «non si ferma alla superficie dei problemi, dei conflitti, come spesso siamo tentati di fare noi per trovare subito una soluzione che illude di mettere tutti d’accordo con un compromesso»

Mercoledì 30 giugno 2021, papa Francesco durante l'udienza generale nel cortile di San Damaso. In alto: Renzo Cestiè, l'autista del Papa che va in pensione dal primo luglio.  Foto Osservatore Romano/Vatican News.
Mercoledì 30 giugno 2021, papa Francesco durante l'udienza generale nel cortile di San Damaso. In alto: Renzo Cestiè, l'autista del Papa che va in pensione dal primo luglio. Foto Osservatore Romano/Vatican News.

Alla domanda: «Santità, quante persone lavorano in Vaticano?», Giovanni XXIII, notoriamente, rispose con una battuta rimasta nella storia: «Circa la metà». Un aneddoto tornato in mente a molti, quanto papa Francesco ha voluto rendere pubblicamente omaggio al suo autista che oggi va in pensione, e ha colto l’occasione per ringraziare i tanti laici che in Vaticano, appunto, lavorano.  «Qui in Vaticano c'è tanta varietà di gente, i preti, i cardinali, le suore che lavorano, tanti laici tanti... e oggi vorrei soffermarmi per ringraziare un laico che oggi va in pensione, Renzo Cestiè: lui ha cominciato a lavorare a 14 anni, veniva in bicicletta, oggi è l'autista del papa: un applauso a Renzo e alla sua fedeltà. E' una di quella persone che porta avanti la Chiesa con il suo lavoro, la sua benevolenza e la sua preghiera: la ringrazio tanto e anche – ha concluso il Papa – profitto per ringraziare tutti i laici che lavorano con noi in Vaticano».

Romano di Borgo Pio, Cestiè, in una delle rare interviste concesse in questi anni, al quotidiano britannico The Guardian, raccontò con ammirazione dell’impatto col nuovo Papa. Attendeva in Mercedes il Pontefice appena eletto per portarlo da San Pietro a Casa Santa Marta, e arrivò di corsa un inserviente: «Mettila via, il Papa vuole andare in autobus con gli altri cardinali!». E poi, personalmente, Francesco gli si avvicinò per domandare: «Le dispiace se vado con i miei amici?». Il Papa visitò di persona il parco macchine dello Stato Pontificio, scartò le auto di lusso e scelse una berlina due volumi, la Ford Focus che il pubblico si è abituato a conoscere. «Per noi è stata una cosa meravigliosa, un Papa così umile», chiosò Cestiè. Francesco preferiva chiudersi la portiera da solo, e mentre l’autista di Benedetto XVI era a disposizione 24 ore al giorno, lui lavora il giusto: Bergoglio ogni tanto gli chiedeva: «Perché oggi non riposa?». L’autista del Papa argentino ha anche raccontato che Bergoglio è un passeggero silenzioso, non ama ascoltare la radio in macchina. Ogni tanto l’autista incrociava lo sguardo di Francesco nello specchietto retrovisore: «Ma appena i nostri sguardi si incontrano guardo altrove perché è come se in quel momento vedesse dentro di me e sapesse immediatamente chi sono». Quanto al fatto di andare in giro con un’auto che non è blindata, il Papa non ha paura di niente. «Anche io non ho paura; se succede qualcosa, vorrà dire che andremo in Paradiso».

All’udienza generale, il Papa ha proseguito un ciclo di catechesi dedicato all’attualità della lettera ai Galati, soffermandosi su come San Paolo affrontava le controversie, anche quelle aspre: l’apostolo delle genti «non si ferma alla superficie dei problemi, dei conflitti, come spesso siamo tentati di fare noi per trovare subito una soluzione che illude di mettere tutti d’accordo con un compromesso», ha detto.

«Fin dall’inizio della sua Lettera – nota Francesco – non segue le basse argomentazioni utilizzate dai suoi detrattori. L’Apostolo “vola alto” e indica anche a noi come comportarci quando si creano conflitti all’interno della comunità. Solo verso la fine della Lettera, infatti, viene esplicitato che il nocciolo della diatriba suscitata è quello della circoncisione, dunque della principale tradizione giudaica. Paolo sceglie la strada di andare più in profondità, perché la posta in gioco è la verità del Vangelo e la libertà dei cristiani, che ne è parte integrante. Non si ferma alla superficie dei problemi, dei conflitti, come spesso siamo tentati di fare noi – ha rimarcato il Papa – per trovare subito una soluzione che illude di mettere tutti d’accordo con un compromesso. Paolo ama Gesù e sa che Gesù non è un uomo di compromessi. Non è così che funziona con il Vangelo e l’Apostolo ha scelto di seguire la via più impegnativa. Scrive così: “È forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!”». San Paolo, anzi, «da una parte, egli insiste nel sottolineare che aveva ferocemente perseguitato la Chiesa e che era stato un “bestemmiatore, un persecutore, un violento”; non risparmia aggettivi, lui stesso si qualifica così. Dall’altra, evidenzia la misericordia di Dio nei suoi confronti, che lo porta a vivere una radicale trasformazione, ben conosciuta da tutti».

E’ come, ha notato Francesco, «se volesse dire ai Galati che lui tutto sarebbe potuto essere tranne che un apostolo». Il Papa ha proseguito allargando lo sguardo: «Come sono imperscrutabili le strade del Signore! Lo tocchiamo con mano ogni giorno, ma soprattutto se ripensiamo ai momenti in cui il Signore ci ha chiamato. Non dobbiamo mai dimenticare il tempo e il modo in cui Dio è entrato nella nostra vita: tenere fisso nel cuore e nella mente quell’incontro con la grazia, quando Dio ha cambiato la nostra esistenza. Quante volte, davanti alle grandi opere del Signore, viene spontanea la domanda: com’è possibile che Dio si serva di un peccatore, di una persona fragile e debole, per realizzare la sua volontà? Eppure, non c’è nulla di casuale, perché tutto è stato preparato nel disegno di Dio». E dunque, è la conclusione di Bergoglio, «lasciamoci condurre da questa consapevolezza: il primato della grazia trasforma l’esistenza e la rende degna di essere posta al servizio del Vangelo. Il primato della grazia copre tutti i peccati cambia i cuori cambia la vita ci fa vedere strade nuove».

A fine catechesi, quando ha salutato i diversi gruppi di pellegrini presenti a Roma, Francesco ha tenuto a salutare oggi anche i fedeli slovacchi presenti nel Cortile di San Damaso, partecipanti al Pellegrinaggio di ringraziamento dell’Eparchia di Kosice, che celebra il 350esimo anniversario del pianto miracoloso dell’icona della Madonna di Klokocov, guidati dal loro ordinario Arcivescovo Mons. Cyril Vasiľ. «Fratelli e sorelle», ha detto Francesco, che a settembre potrebbe recarsi in Repubblica slovacca e in Ungheria, «questa celebrazione della Madre di Dio rinnovi nel vostro popolo la fede e il senso vivo della sua intercessione nel vostro cammino. Benedico di cuore tutti voi ed i vostri cari nella Patria. Sláva Isusu Christu!».

 

 
 
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