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giovedì 27 gennaio 2022
 
il papa
 

«Sul Vangelo niente compromessi, la fede non è merce da contrattare»

04/08/2021  Francesco all’udienza generale: «Tante volte abbiamo visto qualche movimento che predica il Vangelo con una modalità propria, alle volte con carismi veri, propri; ma poi esagera e riduce tutto al “movimento”. E questo non è il Vangelo di Cristo». E lancia un appello per il Libano: «Il mio desiderio di venire a visitarvi è grande e non mi stanco di pregare perché questo Paese torni ad essere un messaggio di fratellanza e di pace per tutto il Medio Oriente»

«Non si può negoziare con la verità del Vangelo, non si scende a compromessi: la fede in Gesù non è merce da contrattare. È salvezza, è incontro, è redenzione, non si vende a buon mercato».

A un mese esatto dall'intervento al colon, papa Francesco torna tra i fedeli, nell'Aula Paolo VI, per l'udienza generale. Questi incontri del mercoledì normalmente erano sospesi nel mese di luglio, che il Pontefice dedicava al suo periodo di “ferie” a Santa Marta e che quest'anno è coinciso con la convalescenza dopo l'intervento del 4 luglio scorso al Policlinico Gemelli di Roma. Il Pontefice ha ripreso il ciclo di catechesi dedicato alla Lettera di San Paolo ai Galati e, al termine dell'udienza, ha lanciato un appello per il Libano, martoriato da una gravissima crisi economica e a un anno esatto dall’esplosione – sulle cui cause ancora c’è chiarezza – al porto di Beirut: «A un anno dalla terribile esplosione avvenuta nel porto di Beirut che ha provocato morte e distruzione, il mio pensiero va a quel caro Paese, soprattutto alle vittime, alle loro famiglie, ai tanti feriti e a quanti hanno perso la casa e il lavoro, e tanti hanno perso l’illusione di vivere». Francesco ha ricordato la Giornata di preghiera e di riflessione per il Liban del 1° luglio scorso, quando «insieme ai Leader religiosi cristiani, abbiamo accolto le aspirazioni e le attese del popolo libanese, stanco e deluso, e invocato da Dio luce di speranza per superare la dura crisi» e ha lanciato «un appello alla comunità internazionale chiedendo di aiutare il Libano a compiere un camino di resurrezione con gesti concreti, non con parole soltanto». Per questo, ha aggiunto, «auspico che sia proficua la conferenza in via di svolgimento» dedicata appunto al Paese dei cedri e promossa da Francia e Nazioni Unite. Bergoglio si è poi rivolto direttamente ai libanesi: «Il mio desiderio di venire a visitarvi è grande e non mi stanco di pregare perché il Libano torni ad essere un messaggio di fratellanza e di pace per tutto il Medio Oriente».

Nel brano commentato dal Papa, l’Apostolo Paolo esprime il suo rammarico vedendo che i Galati, a cui aveva annunciato Gesù Cristo, rischiano di deviare dalla verità accogliendo un Vangelo diverso, predicato da alcuni nuovi missionari. C’è un solo Vangelo, afferma con forza: «Per lui il Vangelo è ciò che lui predica, il kerygma, l’annuncio della morte e risurrezione di Gesù come fonte della salvezza», spiega Francesco, «un Vangelo che si esprime con quattro verbi: "Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto, è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e apparve a Cefa". Questo Vangelo è il compimento delle promesse ed è la salvezza offerta a tutti gli uomini».

Il Papa sottolinea che la «parola chiave» del Vangelo è “libertà”: «La novità del Vangelo è una novità radicale, non è una novità passeggera, non ci sono Vangeli alla moda. Vediamo anche oggi, qualche movimento che predica il Vangelo con la modalità propria ma poi esagera e riduce tutto il Vangelo al movimento. Ma questo non è il Vangelo di Cristo, è il Vangelo del fondatore o della fondatrice. Potrà aiutare all'inizio ma poi non porta frutti». Davanti a un dono così grande, San Paolo non riesce a spiegarsi come mai i Galati stiano pensando di accogliere un altro «vangelo, forse più sofisticato, più intellettuale, non so, ma un altro vangelo».

L’apostolo Paolo ammonisce con forza la comunità e l’avverte che la nuova predicazione «non può essere il Vangelo. Anzi, è un annuncio che stravolge il vero Vangelo perché impedisce di raggiungere la libertà acquisita venendo alla fede». I Galati si illudono che il messaggio dei nuovi predicatori «sia complementare a quello di Paolo» , ma su questo punto per l'Apostolo non ci possono essere «compromessi». Il Vangelo, avverte papa Francesco, «è uno solo ed è quello che lui ha annunciato; un altro non può esistere. Attenzione! Paolo non dice che il vero Vangelo è il suo perché è stato lui ad annunciarlo, no! Questo sarebbe presuntuoso, sarebbe vanagloria. Afferma, piuttosto, che il “suo” Vangelo, lo stesso che gli altri Apostoli andavano annunciando altrove, è l’unico autentico, perché è quello di Gesù Cristo».

Bergoglio fa notare che la comunità dei Galati è animata da buoni sentimenti, è convinta che ascoltando i nuovi missionari potrà servire ancora meglio Gesù Cristo: «I nemici di Paolo sembrano essere animati dalla fedeltà alla tradizione ricevuta dai padri e ritengono che la fede genuina consista nell’osservanza della Legge».

Addirittura iniziano a sospettare di Paolo stesso ritenendolo «poco ortodosso nei confronti della tradizione». Ma la novità del Vangelo, dice i Pontefi, «è una novità radicale, non è una novità passeggera». E conclude: «Questo è importante: saper discernere. Tante volte abbiamo visto nella Storia, e anche lo vediamo oggi, qualche movimento che predica il Vangelo con una modalità propria, alle volte con carismi veri, propri; ma poi esagera e riduce tutto il Vangelo al “movimento”. E questo non è il Vangelo di Cristo: questo è il Vangelo del fondatore, della fondatrice e questo sì, potrà aiutare all’inizio, ma alla fine non fa frutti con radice profonda. Per questo, la parola chiara e decisa di Paolo fu salutare per i Galati ed è salutare anche per noi. Il Vangelo è il dono di Cristo a noi, è Lui stesso a rivelarlo. È quello che ci dà vita».

Nei saluti ai pellegrini nelle varie lingue il Papa ha ricordato il Curato d'Ars, San Giovanni Maria Vianney, e ha rivolto un pensiero «agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Vi affido alla materna protezione della Vergine Maria, che la Liturgia di domani, festa della dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore, ci invita a contemplare nell’icona della Salus Populi Romani»

Papa Francesco è apparso po’ smagrito e con la voce a tratti ancora indebolita ma, nel complesso, in buona salute. Il calore dei pellegrini si è fatto sentire con un lungo applauso al suo arrivo e anche nel corso della catechesi. Il Pontefice è arrivato direttamente sull'area del palco dell'Aula Nervi indossando la mascherina che poi ha tolto per l'udienza. Grandi sorrisi alla gente e anche il suo gesto del pollice in su. Alla fine dell'udienza, aiutato da padre Leonardo Sapienza, ha voluto scendere i gradoni per salutare più da vicino i fedeli presenti.

 
 
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