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domenica 29 novembre 2020
 
Tutela dell'ambiente e servitù militari
 

Il Parco dell'Alta Murgia sia un'arca di pace

24/07/2013  WWF, Legambiente e Movimento Nonviolento si oppongono alle esercitazioni militari nell'area protetta pugliese e chiedono un Tavolo tecnico con le istituzioni

Uno scorcio del Parco e Castel del Monte
Uno scorcio del Parco e Castel del Monte

"Che la Murgia sia un'arca di pace e non un arco di guerra": sono parole, inascoltate purtroppo, di don Tonino Bello. Il Parco dell'Alta Murgia, infatti, è per quasi un terzo della sua superficie soggetto a servitù militare e le esercitazioni in quest'area sono normale routine.

Se non che, come è facile intuire, la progressiva militarizzazione di un'area protetta mal si concilia con la tutela del suo ecosistema. Perciò WWF, Legambiente e Movimento Nonviolento hanno emesso un manifesto congiunto affinché si metta fine alle esercitazioni militari e perché si convochi, quanto prima, un Tavolo tecnico congiunto tra ministero dell'Ambiente e della Difesa.

L'appello delle organizzazioni non è improntato a un ambientalismo oltranzista e ideologico. Al contrario, tiene conto delle gravi implicazioni della presenza militare nel Parco in termini di educazione, ricreazione e turismo: per esempio più di una volta è capitato, all'interno del Parco, che bambini in gita scolastica e turisti si siano visti bloccare la strada da carri armati e mezzi pesanti con il divieto di procedere. Va sottolineato inoltre che la quasi totalità delle esercitazioni militari si svolgono senza che nessuno informi gli Enti gestori delle Aree protette.

Un'altra veduta del Parco dell'Alta Murgia
Un'altra veduta del Parco dell'Alta Murgia

Oltretutto, la militarizzazione del parco pugliese così come di altri in tutta la Penisola, è in singolare e anacronistica controtendenza con l'idea sempre più diffusa che le Aree protette siano al centro delle strategie nazionali e internazionali di tutela ambientale e di conservazione dei processi biologici.

Le esercitazioni militari, invece, hanno un impatto ambientale in termini di inquinamento e violazione dell'ecosistema incompatibile con un'area protetta.

Le esplosioni prodotte durante le simulazioni di guerra, evidentemente, sono responsabili non solo dell'inquinamento dell'aria e della contaminazione dell'acqua e del suolo, ma non risparmiano nemmeno la fauna autoctona, la cui sopravvivenza, nidificazione e riproduzione, in periodi di tregua venatoria, è seriamente compromessa. E proprio del rapporto tra aree naturali protette e servitù militari si è discusso ad Andria lo scorso 19 luglio, nell'appuntamento conclusivo di "Road to Up", un evento che ha chiamato a raccolta tutte le associazioni impegnate nella tutela del Parco dell'Alta Murgia.

"Laddove si dovesse salvaguardare la biodiversità", ha affermato il presidente di WWF Puglia Leonardo Lorusso, "non sono più immaginabili poligoni militari in cui si svolgono esercitazioni belliche che devastano il territorio e compromettono inesorabilmente i normali cicli biologici della natura".

Anche Legambiente, nel corso dell'Assemblea nazionale dello scorso 22 giugno, ha approvato all'unanimità un documento che fa sue le preoccupazioni del presidente del Parco nazionale dell'Alta Murgia, Cesare Veronico. Inoltre, di comune accordo con WWF Italia e Movimento Nonviolento, Legambiente ha sottoscritto un manifesto che propone di istituire un Tavolo tecnico congiunto con il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando e il ministro della Difesa Mario Mauro, per avviare un percorso volto a riordinare e ridurre le attuali servitù militari che gravano sulle Aree protette. L'auspicio, quindi, è che il desiderio di don Tonino Bello sia accolto e il Parco dell'Alta Murgia possa essere un'arca di pace e non più un arco di guerra.

Per maggiori informazioni consultare i siti: www.parcoaltamurgia.it  www.legambientepuglia.it
e www.wwf.it

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