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martedì 30 novembre 2021
 
 

Il Pd che ha paura dei suoi giovani

20/12/2012  Partono le primarie per il Parlamento. Esclusi sindaci, consiglieri, assessori, europarlamentari. Dubbi e polemiche circa il regolamento interno. Che accadrà adesso?

Il leader del Pd, Pierluigi Bersani (foto Ansa)
Il leader del Pd, Pierluigi Bersani (foto Ansa)

E cosa succede ora nel Pd? Dopo la grande prova di democrazia che ha dato con le primarie per la scelta del leader, adesso il Partito democratico sembra voler invertire la marcia. Per la scelta dei parlamentari da presentare (Camera e Senato) alle prossime elezioni ha infatti approvato un regolamento che sembra fatto apposta per lasciar fuori una intera classe dirigente, giovane e pragmatica, che si è formata, soprattutto, sui banchi delle amministrazioni locali, comunali e regionali. Restano infatti esclusi dalle competizioni assessori e consiglieri regionali, ma anche sindaci e relativi consigli di Comuni con più di 5mila abitanti.

E se la legge nazionale prevede l’incompatibilità solo a partire dagli oltre 20mila abitanti, il comitato elettorale nazionale ha deciso, invece, di abbassare drasticamente la soglia. Non se ne coglie immediatamente la ragione: perché infatti, lasciare fuori dalla competizione persone che, avendo amministrato Comuni non microscopici, hanno acquisito un buon bagaglio di esperienza da portare sugli scranni del Parlamento?

C’è chi racconta di aspre polemiche prima di arrivare alla definizione della norma. Dettata soprattutto da una preoccupazione: che i nuovi non prendessero il posto dei vecchi. E così, mentre il leader del partito, Bersani, non ha avuto paura di misurarsi con altri competitor – e anzi è uscito rafforzato dal confronto –  lo stesso non può dirsi per gli altri. Che hanno cercato il modo di garantirsi una poltrona sicura. Votando, il 18 novembre, un regolamento che lascia, per esempio, a tutta la schiera dei tantissimi sindaci pronti a impegnarsi per il Paese, solo due alternative: dimettersi dall’incarico entro il 21 dicembre o chiedere la deroga al comitato elettorale entro il 19 dicembre scorso. Lasciando, in un caso, i propri Comuni in balia degli eventi proprio nel momento più delicato di fine anno e, nell’altro, rimettendo a una decisione nazionale – e non ai propri cittadini – la reale composizione delle liste a seconda delle deroghe concesse o meno.

Insomma un bel pasticcio. Che rischia di minare la ritrovata voglia di partecipare dei cittadini.
I quali, come si è visto. hanno voglia di scegliere. E più ampia è la scelta, migliore potrà essere il risultato. Per il bene dell'Italia e non solo del singolo parlamentare.

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