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Le storie: Il pescatore di anime

24/12/2013 

Il pescatore e la casalinga sono un po’ lontani dal centro di Lampedusa, in una casa che è diventata celebre per l’accoglienza che la famiglia di Enzo Riso ha saputo dare a chi arriva sui barconi, dopo viaggi interminabili e spesso drammatici. Entriamo nella casa di Riso dove due cani scodinzolano allegri e le due figlie di 16 e 11 anni sono già pronte per l’uscita serale. La moglie di Enzo, invece, sta preparando la valigia. La mattina dopo dovrà andare dal medico.
A Palermo, ovviamente, perché a Lampedusa l’ospedale non c’è: «Noi lampedusani siamo diventati pendolari della sanità», dice Enzo, amareggiato. «Anche i controlli per i tumori al seno sono a pagamento. Che fa la politica per quest’isola?». Quello che non fa lo fanno loro, i lampedusani come lui che, quando può, porta a casa sua i profughi. «Li incontriamo in giro per le strade e allora li invitiamo per un pranzo. L’ultima volta è arrivata una famiglia siriana, con un bimbo di 5 anni. Ho guardato sul computer un po’ di cucina siriana e ci siamo dati da fare, perché come noi abbiamo la nostra terra, anche loro ne hanno una. Poi, su Google earth abbiamo visto la loro casa. Piangevano». Perché lo fa? «Non lo so, non c’è un perché. So che quando andiamo a dormire spesso pensiamo a quello che c’è la fuori». E quando esce per pescare, che vede? «La mia paura è quello che non vedo. Di notte, le nostre barche potrebbero passare sopra delle teste, per intenderci. E io di notte li ho visti, al buio, in acqua. Quando tiriamo le reti, con la paranza capita anche di tirare su delle ossa. Allora mi chiedo: quanti sono i barconi? Se quello del 3 ottobre non affondava davanti all’isola, ma a 30 miglia, nessuno lo avrebbe mai saputo. E se vedo qualcuno in difficoltà, cerco di salvarlo, lo metto a bordo e rischio di mio, perché la legge del mare è diversa dalla legge italiana». Quando nominiamo la legge Bossi-Fini commenta: «Hanno tolto il muro a Berlino e l’hanno costruito a Lampedusa».

In affido

La famiglia di Renzo fa parte di Rinnovamento nello spirito e alla Giornata mondiale della famiglia sono stati invitati a testimoniare. E quando è venuto a Lampedusa, il Papa gli ha stretto la mano: «Quello che facciamo noi non è molto diverso da quello che fanno anche altri. Tutta l’isola accoglie quei poveretti. Sono 25 anni che lo facciamo, siamo abituati. Nel 2011 non c’è stata casa che non abbia aperto le proprie porte. E viste le difficoltà del Centro di prima accoglienza, mi chiedo: perché non darci qualcuno di loro come affido momentaneo?».

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