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lunedì 12 aprile 2021
 
 

Come si elegge il presidente della Repubblica

14/01/2015  Chi può diventarlo, come si elegge, chi lo vota, che cosa può fare e che cosa non può fare.

CHI E' IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E CHE COSA FA

La Costituzione definisce il Presidente Capo dello Stato e garante dell’unità nazionale, gli assegna cioè un ruolo di garanzia costituzionale, senza specificare il modo con cui questo ruolo debba essere interpretato. Questa elasticità fa dire a Roberto Bin in Diritto Costituzionale che il Presidente ha "poteri a fisarmonica", che si espandono in certe fasi politiche – le più instabili – e si contraggono in altre e che in parte dipendono dallo stile della persona che incarna il ruolo.

Più precisamente, la Costituzione stabilisce che il Presidente sia eletto con una rappresentatività molto ampia e che sia dunque sganciato dalla maggioranza. Prevede che: nomini il Presidente del Consiglio, i senatori a vita e alcune altre alte cariche, che promulghi le leggi, che emani i decreti, che possa: sciogliere le Camere prima della scadenza della legislatura, rinviare le leggi al Parlamento, concedere la grazia. Il Presidente della  Repubblica riveste anche il ruolo di Presidente del Consiglio supremo di difesa e di Presidente del Consiglio superiore della Magistratura. Non solo: la Costituzione stabilisce limiti ai poteri del Presidente, prevede che i suoi atti siano validi solo se controfirmati dal Governo (che esercita così un controllo sulla sua azione) e che il Governo nominato si presenti alle Camere e ne ottenga la fiducia. Sancisce e garantisce l’irresponsabilità politica del Presidente.  

Il Quirinale (Ansa).
Il Quirinale (Ansa).

CHI PUO' DIVENTARE PRESIDENTE E COME SI ELEGGE

Ogni cittadino italiano che abbia compiuto 50 anni e goda dei diritti civili e politici può diventare Presidente. La carica è incompatibile con qualsiasi altra.

Il Presidente è eletto dal Parlamento in seduta comune (membri della Camera e del Senato insieme) e dai delegati regionali che sono tre per ogni Regione e uno per la Valle d’Aosta. Trenta giorni prima della scadenza naturale del settennato del Presidente della Repubblica o entro 15 giorni dall’impedimento che ne interrompe il mandato (nel caso di Napolitano le dimissioni) il Presidente della Camera (nel nostro caso Laura Boldrini) convoca il Parlamento in seduta comune e i delegati per l’elezione del  nuovo Presidente.

Perché il presidente sia eletto, a scrutinio segreto, serve la maggioranza dei due terzi degli aventi diritto, a partire dalla quarta votazione, basta la maggioranza assoluta 50% + 1 degli aventi diritto. Una volta eletto, prima di prendere le funzioni, il Presidente presta giuramento davanti al Parlamento in seduta comune (senza delegati). Il mandato decorre per sette anni dalla data del giuramento, in quel periodo il Presidente risiede al Quirinale e ha alle dipendenze esclusive una struttuttura amministrativa che si chiama Segretariato generale della Presidenza della Repubblica. Il Presidente uscente per dimissioni o scadenza naturale diviene di diritto senatore a vita a meno che non rinunci alla carica.

Il Presidente Napolitano, con la moglie, lascia il Quirinale. (Ansa).
Il Presidente Napolitano, con la moglie, lascia il Quirinale. (Ansa).

LE PREROGATIVE DEL PRESIDENTE

  

La Costituzione attribuisce al Presidente l’irresponsabilità politica, ciò significa che non deve rispondere ad altri soggetti politici per il modo con cui ha esercitato il proprio potere e non può essere rimosso anticipatamente dalla carica.

Diverso è il caso della responsabilità giuridica:
il Presidente, riguardo agli atti compiuti nell’esercizio delle funzioni, può essere chiamato a rispondere penalmente – durante e dopo il mandato - soltanto di alto tradimento e di attentato alla Costituzione. Per quanto riguarda gli atti non riconducibili all’esercizio delle funzioni  il Presidente risponde, degli eventuali reati, come ogni altro cittadino, ma in assenza di precisazioni nella Costituzione,  l’opinione prevalente dei costituzionalisti ritiene che l’azione penale andrebbe, in quel caso, esercitata soltanto a partire dalla fine del mandato, per evitare anche solo l’ipotesi di un’azione strumentale. Non così la responsabilità civile, uguale per il Presidente e per il comune cittadino.

LE PAROLE DEL PRESIDENTE

Il Presidente comunica formalmente con il Parlamento inviando messaggi scritti e controfirmati dal Presidente del Consiglio: possono essere a contenuto vincolato, quando rinviano un testo di legge alle Camere e devono contenere la motivazione del rinvio (di solito una sospetta incompatibilità della legge con la Costituzione), o a contenuto libero secondo la volontà del Presidente.

Diverso è il caso dei messaggi atipici, che non sono atti formali, ma una prassi: si tratta di occasioni in cui il Presidente parla direttamente al popolo, occasioni che divengono più frequenti in momenti di crisi del sistema dei partiti. È prassi consolidata che il Presidente rivolga un discorso alla nazione, tramite il servizio pubblico televisivo, la sera del 31 dicembre.

Al centro Pietro Grasso (Ansa)
Al centro Pietro Grasso (Ansa)

NEL FRATTEMPO

  

Nel momento in cui sopraggiunge un impedimento temporaneo o permanente, come nel nostro caso le dimissioni, entra in carica senza necessità di prestare giuramento, come Presidente supplente, il Presidente del Senato che assicura la continuità dell’ordinaria amministrazione. Nella fase in corso, fino al giuramento del successore di Giorgio Napolitano, il Presidente in carica è Pietro Grasso.

 
 
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