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sabato 02 luglio 2022
 
Se vuoi la tregua, pedala con noi
 

Il prossimo Nobel per la pace? Alla bicicletta

07/11/2015  La storia di Valerio Di Vincenzo, il medico che ha portato fino all'Onu la sua battaglia per chiedere che, almeno durante le Olimpiadi, ci sia una tregua in tutti in conflitti del mondo. Come lo ha fatto? Pedalando. «La nostra Associazione, “Bike 4 truce”, durante i Giochi Olimpici e Paralimpici del 2016 sarà a Rio de Janeiro, città che vanta oltre 300 chilometri di piste ciclabili. E lì candideremo la bicicletta a Premio Nobel per la pace».

In greco si dice ekecheirìa, e significa tregua sacra. Era quella che interrompeva, secondo l’aneddotica vigente ancora oggi, ogni guerra durante il periodo degli antichi giochi olimpici. La verità probabilmente è un’altra: durante i Giochi venivano momentaneamente sospesi alcuni conflitti minori che gravitavano attorno alla zona dei Giochi stessi, niente di più. Ma ci piace lo stesso credere che i giochi olimpici possano fermare, almeno momentaneamente, una guerra. Ed è quello che ancora oggi, nell’epoca delle Olimpiadi moderne, contraddistinte da sponsor, pubblicità, televisioni, divismo e doping, ci piace pensare possibile. Piace soprattutto a un medico di Pescara, che con le Olimpiadi ha avuto a che fare. Il suo nome è Valerio Di Vincenzo e nel 1992, ai Giochi di Barcellona, è stato consulente scientifico del marciatore Giovanni De Benedictis, che vinse il bronzo sui 20 chilometri. “Nella giornata d’apertura, i Paesi che da poco si erano sganciati dall’ex Unione Sovietica sfilarono senza una propria bandiera. Avevano tutti quella del Cio, il Comitato internazionale olimpico, la bandiera coi cinque cerchi”.

Quella visione di bandiere non più nazionali ma simboleggianti i cinque continenti uniti fu la scintilla che ha smosso Di Vincenzo. Dopo i Giochi del 1992, Di Vincenzo ha iniziato a pedalare in bicicletta a livello amatoriale, innamorandosi in modo totale della bici. È diventato attivista dell’associazione Pescara bici e ha creato una Fondazione, la Olos, nel 2008, organizzazione “senza scopo di lucro che persegue finalità di utilità e solidarietà sociale. Tra gli obiettivi, affermare e promuovere le relazioni pacifiche tra i popoli, la democrazia partecipativa e l’abbattimento delle distanze in campo scientifico, educativo, culturale e tecnologico”, come si legge nello statuto della Fondazione. Di Vincenzo non si ferma alle buone intenzioni e nel 2012, in occasione dei Giochi olimpici di Londra, promuove “Bike 4 truce”, Bicicletta per la tregua, un tour in bici con altri undici cicloamatori, sette uomini e quattro donne. Il gruppetto parte da Polleur, in Belgio, perché e lì che il 16 settembre 1789 fu redatta la Dichiarazione dei diritti umani, e raggiunge Londra in bicicletta proprio nei giorni delle Olimpiadi per diffondere e rilanciare il messaggio di pace mondiale insito nella tregua olimpica al motto di “Se vuoi la tregua, pedala con noi”. Giunto a Westminster, il gruppo, accompagnato da alcuni sostenitori locali, ha esposto uno striscione con questa scritta: “Why the Olympic is not respected?” Poi, i dodici sono stati ricevuti dall’ambasciatore italiano a Londra e hanno ricevuto una medaglia dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano quale riconoscimento alla Fondazione Olos per l’impegno civile del ciclotour.

Di quest’esperienza fa parte anche un documentario realizzato da Peter Ranalli mandato in onda da un canale di Sky per sei settimane consecutive nel 2013. Ma la bicicletta e la tregua olimpica, come si coniugano? Dice Di Vincenzo: “Ogni anno in tutto il mondo si spendono 1.700 miliardi di dollari in armamenti. Se solo s’interrompessero i conflitti nel periodo dei giochi olimpici si risparmierebbero 300 miliardi di dollari che potrebbero essere destinati per ben altri progetti e processi evolutivi del mondo intero”. Un’utopista solo al comando, come si direbbe nelle gare di ciclismo, dunque? “So bene che è impossibile o quasi fermare le guerre di tutto il pianeta ma ci voglio e ci devo provare. Ogni due anni l’Onu firma una risoluzione per deliberare su questo tema, i Giochi e la pace. Io credo che la bicicletta sia il veicolo più pacifico in assoluto; chiunque nel mondo la conosce e la usa. È uno strumento di pace capace di risvegliare i sentimenti di tutti ed è per questo che attraverso la bicicletta tentiamo di fare qualcosa di utile”.

Nel 2016 i Giochi si svolgeranno a Rio de Janeiro, in Brasile. La Fondazione Olos, attraverso Bike 4 truce, cosa intende fare? “Le risoluzioni dell’Onu sono sempre dimenticate e lasciate da parte. Noi intendiamo sollevare il problema. Nel 2010 ho inviato una petizione al Cio e all’Onu, ma non in maniera generica: una lettera personalizzata per ogni nazione. Su 193 Paesi aderenti all’Onu, sa quanti ci hanno risposto? Solo in 6: Iran, Svezia, Egitto, Portogallo, Olanda e Nigeria. Io non sono un pacifista ma un attivista della “guerra contro la guerra”, voglio essere un “disturbo” per questo sistema. E insisterò senza fermarmi”. Di Vincenzo e la sua Fondazione chiedono che la risoluzione per l’attivazione della tregua olimpica, che sarà votata nella settantesima sessione dell’assemblea generale dell’Onu, sia resa vincolante per i Paesi che la sottoscriveranno. “Solo così – continua Di Vincenzo – il Consiglio di sicurezza dell’Onu potrà imporre agli Stati membri iniziative per fermare ogni azione offensiva nel periodo di tregua olimpica, dal 29 luglio al 25 settembre 2016”, quello cioè dei Giochi olimpici e paralimpici”.

Di Vincenzo non si ferma a questo e riproporrà il ciclotour sperimentato con successo nel 2012: “Sì, il 22 settembre 2016, durante i Giochi, saremo a Rio de Janeiro, città che vanta oltre 300 chilometri di piste ciclabili. Quel giorno verrà celebrata la Giornata mondiale senz’auto. Sa quanti aderiranno alla nostra proposta in bici? Finora siamo in 30.000. Tantini, eh?” Una cifra che da noi non è ipotizzabile neanche lontanamente ma che là, a Rio, sarà una realtà. Tutti in bici per la pace, dunque. E poi? Che ne farà il medico appassionato di due ruote e contrario alle guerre di un’esperienza come questa? Di Vincenzo sorride e gli si illuminano gli occhi: “Il mio sogno, ma non solo il mio, è quello di candidare la bicicletta a Premio Nobel per la pace. Pensa che sia una follia? E allora invito tutti ad andare nel nostro sito, www.bike4truce.org. Abbiamo aperto una campagna di crowdfunding per appoggiare economicamente un concorso che prevede la presentazione di opere originali che sostengano la candidatura della bici a Premio Nobel per la pace”. E che l’idea sia meno folle di quanto si potrebbe pensare, basti pensare che sostengono il progetto la Regione Abruzzo, l’associazione Fiab Ciclobby di Milano, l’azienda di biostimolanti agricoli Valagro e la trasmissione radiofonica di Radio Due Caterpillar. Conclude De Vincenzo: “Per ora, perché puntiamo ad avere moltissime adesioni a sostegno della bici per la pace. Più saremo, più faremo sentire la nostra voce”.

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