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lunedì 29 novembre 2021
 
 

Il questore dell'Aquila Vittorio Rizzi: un'indagine "facile".

31/01/2014  Mancano solo pochi frammenti, ma davvero quei tre non si erano resi conto di che cosa avessero rubato.

Alla fine la reliquia con il sangue di Papa Giovanni Paolo II tornerà a casa, senza scie di sinistri sospetti, saranno le mani del questore Vittorio Rizzi e del capo della squadra mobile Maurilio Grasso a consegnarla a Monsignor Petrocchi in persona.

Non è ancora del tutto integra, ma per la gran parte c’è, mancano solo pochi frammenti che la Polizia di Stato con la collaborazione della mobile e della scientifica arrivata da Roma sta ancora cercando. Casomai non bastasse l’occhio dell’uomo ­­– quel che manca è ormai piccolissimo ­– sta arrivando da Malpensa il cane Orso con il suo fiuto.

Per quanto strano possa sembrare a lettori abituati a trattare con sensibilità i simboli religiosi, il questore Antonio Rizzi, conferma che «è perfettamente credibile che i tre autori del furto, per la giovane età, per le modalità del fatto, per il loro “profilo” – come si dice in gergo -  non si rendessero minimamente conto di che cosa fosse capitato loro tra le mani».

Anzi è molto verosimile che si siano resi conto di tutto a scoppio ritardato, spaventati dal clamore di un fatto più grande di loro.

«Il lavoro», conferma il questore, «è stato tra virgolette semplice, perché la mobile ha in corso un’attività di indagine su piccoli furti, spaccio, droga nella cui trama è rientrata la reliquia. L’ennesima prova che è l'attività quotidiana di intelligence silenziosa a produrre risultati che poi magari salgono alla ribalta in casi come questo».

    

 
 
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