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martedì 18 gennaio 2022
 
 

Il rapporto Caritas sulla povertà

21/08/2013  Quest’anno oltre 40 mila persone si sono rivolte ai centri diocesani e nazionali per chiedere abiti, medicine, prodotti alimentari. Pagano le conseguenze dei tagli sul welfare.

Sono i denari della carità, che si trasformano in progetti anticrisi per tanti italiani che non ce la fanno. Ma sono anche i numeri di un impegno internazionale che non ha paura della sfida della globalizzazione canaglia, quella che non si coniuga con la parola solidarietà. La Caritas italiana illustra tutto, fino all’ultimo centesimo, nel Rapporto 2012: 48 milioni di euro spesi, di cui tre e mezzo per la gestione complessiva della “macchina” (il 7 per cento). Insomma la Caritas non si arrende, spiega il direttore don Francesco Soddu, che ha preso il posto dopo 11 anni di don Vittorio Nozza, e «continua a far emergere e ad assumere bisogni che la crisi nasconde e a cui nessuno offre risposte ».

La lettura e l’analisi delle crisi occupa un posto di rilievo. Perché non ci sono solo migliaia di progetti finanziati, ma anche lo studio delle situazioni con i Rapporti sulla povertà in Italia e sulle guerre dimenticate, con la Campagna “L’Italia sono anch’io” sul diritto di cittadinanza agli stranieri immigrati, con la partecipazione alla redazione dello Shadow Report, il “Rapporto ombra” sulle conseguenze delle misure di austerità e dei tagli al sistema del welfare in tutta Europa, redatto da 23 Caritas europee e inviato all’Unione, che denuncia l’enfasi dei Governi europei sulla protezione alle persone più vulnerabili, che invece nasconde un aumento della povertà e dell’esclusione sociale. Ma anche in Italia le cose non vanno.

Alle varie Caritas parrocchiali e diocesane si sono rivolte nel 2012 quasi 40 mila persone, il 20 per cento in più rispetto all’anno precedente e la metà ha chiesto cibo, medicine, abiti, poca roba, perché non ce la fa più nemmeno a mangiare. La Caritas ha finanziato 258 progetti per famiglie in difficoltà, minori, immigrati, detenuti, anziani, anche con i fondi dell’otto per mille. Le iniziative diocesane di contrasto alla povertà sono in tutta Italia 958 con un aumento nell’ultimo anno del 22 per cento. Sono aumentati soprattutto i progetti che riguardano sostegno economico a fondo perduto, le consulenze per trovare casa e lavoro, l’apertura delle botteghe e dei supermercati solidali, dove si fa la spesa gratis attraverso un sistema a punti, il finanziamento di carte prepagate.

Il Rapporto lamenta i tagli governativi al Servizio civile nazionale, che hanno comportato «notevoli disagi e difficoltà ». Arranca, secondo il documento, il “Prestito della Speranza” lanciato dalla Conferenza episcopale quasi tre anni fa, garantito da un fondo straordinario specifico costituito alla Cei, la cui gestione è stata affidata alla Caritas, con regole ancora troppo rigide, nonostante la loro costante revisione: nel 2012 sono pervenute 6 mila domande, ma ne sono state evase solo la metà per un importo totale di 17 milioni di euro. Il Rapporto fa anche il punto sul denaro ricevuto per il terremoto in Emilia: 10 milioni di offerte più 3 della Cei con i quali sono stati costruiti 17 centri di comunità. All’estero la rete di Caritas italiana ha progetti di varia natura in 92 Paesi del mondo. Tra gli ultimi impegni c’è un complesso programma elaborato insieme a Caritas Turchia per l’assistenza a 4 mila famiglie profughe dalla Siria, che non sono state accolte in nessun campo, che prevede aiuto, orientamento legale e assistenza medica, e il gemellaggio che partirà a settembre con le 40 parrocchie della Grecia per sostenere le famiglie cattoliche, le più dimenticate dentro la spaventosa crisi di Atene.

 
 
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