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giovedì 30 giugno 2022
 
 

Il riciclo? L'uomo di Neanderthal già lo praticava

18/10/2013  La "green economy" nasce già nella preistoria. Uno studio dimostra che già 300 mila anni fa i nostri antenati usavano riutilizzare gli oggetti scartati. Con buona pace dei nostri guru dell'ecologia.

Chi pensa che il riciclo e il riuso degli oggetti siano le ultime e le più avanzate idee in economia, oltreché la più innovativa scelta sostenibile in un mondo che si sta riempiendo di rifiuti, si sbaglia di grosso. Molto prima di noi ci aveva già pensato addirittura l’uomo di Neanderthal: a buon diritto  il primo riciclatore  ecologico apparso sulla faccia della terra, con buona pace dei guru della green economy.       

Pare infatti, secondo un’indagine paleontologica, che i nostri antenati del Paleolitico avessero l’abitudine di riciclare gli oggetti di uso comune nella vita quotidiana. Le prove di questa usanza sono state presentate di recente a Tel Aviv a un convegno che ha visto la partecipazione di cinquanta antropologi e paleontologi da tutto il mondo, tra cui il professor Giovanni Boschian, docente di Antropologia dell’Università di Pisa.  “Abbiamo indizi che già 300 mila anni fa l’uomo di Neanderthal avesse la consuetudine di riutilizzare utensili precedentemente scartati”,  spiega Boschian. “Gli uomini davano a questi oggetti una nuova forma e un nuovo impiego. A buon diritto possono perciò essere considerati gli iniziatori della pratica del riciclaggio”.

Il professor Boschian ha condotto le sue ricerche a Castel di Guido, un sito archeologico presso Roma, risalente a circa 320-270.000 anni fa. La peculiarità di questo luogo è la presenza di attrezzi,  detti “bifacciali” per la loro forma, non solo in pietra, ma anche in osso di elefante. Il sito, infatti, era ricco di pozze d’acqua usate come abbeveratoi naturali da elefanti e altre specie (incluso l’uomo). Una situazione ideale per gli umani che, comunemente dediti allo sciacallaggio, prelevavano cibo dalle carcasse degli elefanti già morti, o che forse loro stessi avevano finito.

“L'uso di questa materia prima, decisamente raro, era dovuto alla scarsezza di materie prime come la selce e altre pietre nella zona”,  dice Boschian.  “Per realizzarli venivano utilizzate, oltre alla pietra, grosse schegge di osso di elefante. Già questa può essere considerata una forma iniziale di riciclaggio, ma dallo studio di questi oggetti si scopre che a Castel di Guido essi venivano spesso riutilizzati a distanza di tempo, o che una volta rotti erano riciclati per altri scopi”.

 Il riciclo vero e proprio sta nell’usare per scopi completamente nuovi  oggetti scartati dopo una precedente utilizzazione, precisa l’antropologo. Azione che comporta una vera e propria riprogettazione e  modifica dell'oggetto  che implica attitudini mentali avanzate. “In particolare la capacità di previsione e la progettualità, ravvisabili in alcune tecniche di lavorazione che sembrano esser state mirate a ottenere oggetti che in futuro potessero essere riutilizzati”, conclude Boschian.

Insomma il primo anticonsumista, inventore di un’economia sostenibile è stato l’uomo di Neandertal. Poi, buoni ultimi, siamo venuti  noi, uomini del terzo millennio dopo Cristo, in crisi economica e  soffocati dai rifiuti. E a un certo punto,  a corto di risorse, abbiamo pensato bene di riciclare. Ma non gli oggetti in prima battuta, bensì l’idea di Neanderthal. E se il riciclo è una forma di civiltà, come pare evidente che sia,  al nostro progenitore antidiluviano, non avremmo davvero molto da insegnare, anzi.  

 
 
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