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il racconto
 

Il ritorno di Giovanni XXIII nella sua terra: «Gli restituiamo la carezza che ci ha donato»

25/05/2018  Le spoglie di papa Roncalli a Bergamo e Sotto il Monte, il borgo dov’è nato e cresciuto. L’affetto della gente, la preghiera dei detenuti, la commozione dei seminaristi. Una festa di popolo. Il vescovo Beschi: «Ora che è in mezzo a noi, è come se ne sentissimo la voce, ne vedessimo lo sguardo e il sorriso».

È protagonista di un vastissimo culto popolare. Fu un Papa che regnò agli albori della televisione. Cercò, anzitutto e soprattutto, rompendo ogni schema e protocollo, consuetudine e prudenza, il contatto diretto con l’uomo, la gente, il popolo di Dio, senza differenze tra i vicini e i lontani, anzi spingendosi e proiettandosi verso questi ultimi nell’orizzonte di quelle “periferie” umane ed esistenziali come testimonia la sua visita, la prima in assoluto di un Pontefice, ai carcerati. Giovanni XXIII varcò il portone di Regina Coeli il 26 dicembre 1958: «Siete contenti che sia venuto a trovarvi? Sapevo che mi volevate, e anch’io vi volevo», disse ai detenuti, «Per questo, eccomi qui. A dirvi il cuore che ci metto, parlandovi, non ci riuscirei, ma che altro linguaggio volete che vi parli il Papa?». Tenerezza, compassione, carezze.

Non stupisca, dunque, l’affetto popolare verso questo Papa che, con l’intuizione del Concilio, aprì la Chiesa alla modernità. E che seppe farsi prossimo a tutti con il suo stile da pastore semplice e buono. Ora San Giovanni XXIII è tornato a casa, a Bergamo e Sotto il Monte, dove è nato, cresciuto e diventato sacerdote.

Un pellegrinaggio, quello delle sue spoglie, che non è azzardato definire storico. L’unico precedente di un Papa (e Santo) che lascia le mura vaticane per tornare nella sua terra natale risale alla primavera del 1959 quando proprio Roncalli volle e concesse che San Pio X, al secolo Giuseppe Sarto, tornasse nella sua terra veneta, dov’era nato (a Riese, Treviso) e dove fu Patriarca di Venezia dal 1893 al 1903.

«Oggi idealmente restituiamo a papa Giovanni quella carezza che lui ci donò dalla finestra del suo studio la sera in cui aprì il Concilio». È il vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, a rompere il protocollo della cerimonia di accoglienza dell’urna contenente il corpo di san Giovanni XXIII, arrivata giovedì pomeriggio a Bergamo per un pellegrinaggio che si concluderà il 10 giugno e toccherà tanti luoghi simbolo. E con un intervento fuori programma, monsignor Beschi invita tutti a pregare.

Al centro di piazza Vittorio Veneto è ferma la macchina con le spoglie del “Papa buono”. Tutto intorno una grande folla venuta ad accoglierlo. «Papa Giovanni aspettava la sua gente. Ma non avrei mai pensato di poter vedere il Pontefice così da vicino», mormora la signora Maria Pia. Scoppiano gli applausi. Qualcuno grida “Viva il Papa”. Molti si commuovono. Tremila persone in piazza Vittorio Veneto, dice la Questura.

Dal carcere al Seminario che volle fortemente

Ecco allora la tappa nel carcere di via Gleno, con la teca posta al centro del grande cortile interno e i detenuti che sfilano accanto e l’accarezzano . E poi, l’abbraccio dei seminaristi e dei preti di Bergamo nel grande Seminario diocesano nella Città Alta. Si recita il Rosario e si ascoltano alcuni brani tratti dagli scritti di Giovanni XXIII. Un momento quasi “intimo” per la comunità del Seminario che Roncalli volle fosse costruito, ma non poté vedere realizzato. Proprio i seminaristi e i sacerdoti della diocesi bergamasca in serata lo accompagnano nella Cattedrale con una piccola processione. «Un dono speciale per tutti noi», ribadisce più volte il vescovo Beschi, ringraziando papa Francesco per aver permesso questa peregrinatio. «Ora che è in mezzo a noi», dice, «è come se ne sentissimo la voce, ne vedessimo lo sguardo e il sorriso».

Molti, i più anziani, Roncalli lo hanno conosciuto, ascoltato, incontrato magari. Non è, dunque, solo la teca con le sue spoglie che oggi abbracciano. Giovanni XXIII torna nella sua terra nel 60° anniversario della sua elezione al soglio di Pietro e a 55 anni dalla morte e dalla pubblicazione dell’Enciclica Pacem in terris. «Un testo», dice Beschi, «che rappresentò il suo testamento spirituale a tutta l’umanità».

Una festa di popolo, dunque, per il Papa della gente. E la memoria torna alle immagini del 3 giugno 1963 con la piazza san Pietro invasa dalla folla che si inginocchia sui sampietrini bagnati non appena si è diffusa la notizia che Roncalli si sta spegnendo. Prima di farlo, promise: “O vivo o morto, io tornerò a Sotto il Monte”. Profezia (realizzata) di un Santo.

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