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lunedì 23 settembre 2019
 
fede e politica
 

Il rosario brandito da Salvini e i fischi della folla a papa Francesco, ecco il sovranismo feticista

19/05/2019  Ieri pomeriggio a Milano è andato in scena l'ennesimo esempio di strumentalizzazione religiosa per giustificare la violazione sistematica del nostro Paese dei diritti umani. Mentre il capopolo della Lega esibiva il Vangelo un'altra nave carica di naufraghi veniva respinta e le Nazioni Unite condannavano l'Italia per il decreto sicurezza

Succede spesso per i capipopolo che a parlare per loro sia la piazza: a volte meglio di loro o addirittura in maniera più autenticamente contraddittoria. E’ quel che è capitato a Matteo Salvini al comizio sovranista di ieri pomeriggio in piazza Duomo a Milano. Mentre il leader della Lega per pochi lunghissimi minuti baciava sul palco il rosario, citava i santi patroni d’Europa e affidava l’Italia al Cuore Immacolato di Maria, dalla stessa piazza partivano fischi e ululati all'indirizzo di papa Francesco. In realtà era la “vox populi” della piazza a parlare per il vero Matteo Salvini. Il Salvini che mentre esibiva feticisticamente un Vangelo allo stesso tempo ordinava di tenere ostinatamente chiusi i porti di fronte all’ennesima nave che chiedeva di approdare sulle coste italiane con il loro carico di vite umane ("Col piffero che apro Lampedusa", ha dichiarato senza mezzi termini). Il Salvini che nelle stesse ore riceveva una condanna delle Nazioni Unite per via del cosiddetto "decreto sicurezza", una legge così lesiva dei diritti umani che per trovare qualcosa di confrontabile nella storia d'Italia bisogna risalire alle leggi razziali del '38.

“Il Governo sta azzerando i morti nel Mediterraneo”, si è vantato il ministro degli Interni dal palco, mentre il Mediterraneo continua a ingoiare morti annegati. I viaggi e le tragedie, come quella recente al largo della Tunisia, continuano, secondo l'UNHCR per chi si imbarca un migrante su tre perde la vita, le partenze sono indipendenti dalla politica dei porti. Una falsità dunque contraddetta dai numeri, sempre ammesso che nel 2019 qualcuno sia disposto a credere che per fermare una tragedia come quella delle morti in mare sia necessario un disumano sacrificio di vite a perdere, come si faceva all'epoca della barbarie. Mettere a repentaglio vite umane e rifutare di soccorrere i naufraghi come deterrente per non far partire i migranti dalle coste del Maghreb non è degno di un Paese civile. Meglio la piazza allora, più autentica nel suo cinismo, nel gridare “buu” a Francesco, il Papa che ha fatto del suo primo viaggio a Lampedusa uno dei tratti distintivi del suo pontificato. Meglio tentare di convincere chi ha forse il cuore in tumulto e non afferra il messaggio di speranza di un pontefice venuto "dalla fine del mondo" che per evitare un genocidio dell'indifferenza in mare ed arrivare a una gestione ordinata dei migranti sono percorribili altre strade molto meno tragiche e ipocrite.

L’antifona persino smaccata di Salvini pronunciata in quella distesa di bandiere azzurre e tricolori, con i suoi simboli della cristianità utilizzati come amuleti, con quell’uso così feticistico della fede, serve a coprire come una fragile foglia di fico gli effetti del decreto sicurezza, che ha istituito addirittura con delle sanzioni per chi soccorre il “reato di umanità” e ha scaricato per strada uomini donne e bambini già inseriti nei programmi di integrazione, rendendoli privi di diritti civili. Un decreto che ha provocato solo “pianto e stridore di denti” per dirla con Matteo (l’evangelista, non il vicepremier). Gente che studiava, lavorava, assisteva per diventare cittadino del domani tramutata in esseri invisibili senza arte né parte, buoni solo per girare per le strade e ingrossare i pregiudizi xenofobi e correre dietro gli specchietti per le allodole sovranisti. Baciare idolatricamente il rosario in piazza è solo un sacrilegio. E' venuto il momento per i cattolici per indignarsi, come ha scritto in un tweet il direttore di Civiltà Cattolica padre Spadaro.

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