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mercoledì 12 maggio 2021
 
la storia
 

«Il sangue di San Gennaro, anche se non si scioglie, rimanda al sacrificio pasquale di Cristo»

02/05/2021  L’arcivescovo di Napoli, mons. Mimmo Battaglia, in Duomo per la festa di maggio del Patrono: «Non cercate buoni auspici o presagi nefasti per il nostro futuro. Tutti siamo coinvolti dal grido di giustizia che arriva da quel sangue che parla ed è vivo come viva è la sete di giustizia e il bisogno di normalità e prossimità reso più impellente dalla pandemia»

“La reliquia del sangue del martire non è sciolta, ma è solida”. È l'abate della Cappella del tesoro di San Gennaro, Vincenzo De Gregorio, a ufficializzare che il prodigio non si è compiuto. Lo fa, come prevede il rito, al termine della celebrazione eurcaristica in ricordo della traslazione delle reliquie del santo patrono, che si svolge tradizionalmente il sabato che precede la prima domenica di maggio. Accanto a lui ci sono l'arcivescovo di Napoli, mons. Domenico Battaglia, con il suo predecessore, il cardinale Crescenzio Sepe che ha concelebrato con altri sacerdoti.

È la seconda volta che il sangue non si scioglie dopo il dicembre scorso, quando le reliquie del sangue sono rimaste solide. Anche quest'anno, come nel 2020, il "miracolo di maggio" si è svolto all'interno della Cattedrale senza la processione dei busti di San Gennaro e dei compatroni dal Duomo alla basilica di Santa Chiara, nel centro storico della città. La cerimonia si è svolta, nel rispetto delle normative anti contagio, senza i fedeli, in un’atmosfera surreale per una cerimonia che, di norma, ha sempre visto un’immensa partecipazione di popolo.

Ma il sangue resta messaggio vivo di Cristo. Della sua passione e della forza della fede. La teca con il sangue di San Gennaro è stata tirata fuori dalla cassaforte per la prima volta dal suo insediamento nell'arcidiocesi di Napoli dall'arcivescovo Mimmo Battaglia, che, nel corso dell'omelia, ha messo in guardia i fedeli, esortandoli a non lasciarsi andare alla brama di voler leggere nel miracolo “buoni auspici o presagi nefasti per il nostro futuro”. “Il sangue, sia che si sciolga, sia che resti nella sua immodificata sacralità, ci rimanda al sangue di Cristo, nel cui mistero pasquale ancora ci troviamo e che ancora dà il senso alla grande e intensa icona del sangue che si scioglie”, ha detto don Mimmo Battaglia.

Un significato che diventa messaggio. Dal sangue di San Gennaro arriva un appello ad “annunciare, denunciare e rinunciare”, dice l’arcivescovo, “annunciamo il Vangelo senza timore, la città ha bisogno del Vangelo per tornare a sperare con la linfa vitale della fiducia e dell'amore nei tanti deserti che sono nei vicoli, nelle periferie, nelle case. Denunciamo ciò che inquina il tessuto sociale, che allontana il popolo dal sogno di Dio di pace giustizia e comunione. Il nostro martire ha mostrato che un credente non arretra di un millimetro dinanzi al bene che per esso è disposto a dare vita. Come comunità saremo capaci di fare altrettanto denunciando il malaffare, cultura camorristica, la corruzione imperante?”. Don Mimmo Battaglia ha sottolineato poi al popolo che “tutti siamo coinvolti dal grido di giustizia” che arriva “da quel sangue e da qualsiasi fratello perché ci riporta a Cristo.

Il sangue parla ed è vivo come viva è la sete di giustizia e il bisogno di normalità e prossimità reso più impellente dalla pandemia”. L'arcivescovo metropolita di Napoli ha poi citato le storie della città, fatti che come una ferita aperta mostrano sangue e desiderio di giustizia e pace.

“Il sangue ci racconta - ha detto - di Maurizio, morto per difendere la figlia da logica camorristica, di Giovanni che ha speso ogni giorno della sua esistenza per assicurare il futuro al figlio disabile ed è morto senza la certezza di una comunità capace di costruirlo, di Ornella e Fortuna che hanno speso il loro sangue colpite dalle mani di chi avevano amato. Ci introduce nelle periferie dell'esistenza, ai piedi di Concetta e dei tanti anziani invisibili lasciati soli da tutti. Ci narra di Salvatore e Tina e di tutti i ragazzi di Napoli a cui un sistema economico, un sistema di vita egoistico e il cancro della camorra stanno rubando il futuro. Delle tante famiglie della Whirlpool e dei tanti disoccupati che non chiedono lavoro per dignità. A loro il mio pensiero e vicinanza nella festa del Lavoro del 1° maggio”.

In Duomo ad ascoltare l’arcivescovo ci sono il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, e il prefetto, Marco Valentini, ai quali vengono affidate queste storie non sono solo fatti accaduti ma “consegne di San Gennaro, la cui testimonianza non cessa di fare eco all'invio benedicente delle ferite del Signore”.

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San Gennaro, niente miracolo. Il sangue non si è sciolto per la seconda volta consecutiva
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