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martedì 16 luglio 2024
 
LO STUDIO DEL GRECO
 

«Il sapere antico rende migliori»

23/02/2022  «Insegna ai ragazzi che il presente ha senso solo guardando gli anni trascorsi e trasmette ottimismo e curiosità. Solo noi abbiamo un liceo mirato, ma all'estero si rivaluta sempre più questo tipo di studi»

Nicola Gardini
Nicola Gardini

Maturità classica al Liceo Manzoni di Milano, laurea in Lettere antiche alla Statale di Milano, saggista e romanziere, attualmente docente di Letteratura italiana e comparata a Oxford. Ma questo blasonato curriculum non basta a mostrare quanto sia profonda la passione di Nicola Gardini per la cultura classica. Ed è contagioso l’entusiasmo con cui parla di un sapere che ha imparato ad amare sui banchi di scuola e che alimenta e trasmette attraverso i suoi saggi. Con Viva il latino (2016) e oggi Viva il greco (Garzanti) ci accompagna alla scoperta di una lingua ricca e affascinante e soprattutto madre della nostra storia e del nostro pensiero: «Gli studi letterari, in particolare quelli che riguardano il latino e il greco, sono studi storici sulla vita. A torto li si vorrebbe mettere da parte, squalificare. C’è chi li identifica con l’evasione e il disimpegno, ma non sono un inutile lusso né obsoleti o superati. Credo sia giusto recuperarli per trovare il senso della nostra storicità. Recuperare il tempo significa non trascurare quella dimensione del passato che condiziona il presente».

Si dice “Il liceo classico apre la mente?”. È vero?

«In realtà, qualunque tipo di studi, tutto, a mio parere, apre la mente. Ma il liceo classico la apre perché chiede memoria, applicazione e studio quotidiano. Latino e greco non sono solo una palestra per esercitarsi. Conducono il pensiero a dimensioni della vita che altrimenti resterebbero fuori dalla nostra portata. Attraverso lo studio di queste lingue scopriamo un’idea di inizio e di sviluppo. Recuperiamo il significato di origine e impariamo a misurare quanto le cose si sono trasformate. Insomma, gli studi classici aprono la mente perché spiegano che la nostra quotidianità ha un senso guardando al passato».

Sono studi per tutti?

«Assolutamente per tutti. Si possono fare a vari livelli di specializzazione. Anche alle elementari si potrebbero affrontare, magari con la semplicità di un racconto mitologico, per esempio. Non sono materie più complesse di matematica o biologia. Non sono neppure astruse, ma più vicine a noi delle scienze. Il latino e il greco soffrono del pregiudizio di non appartenerci. Invece è vero il contrario. Sono vite, biografie, sentimenti, idee, accadimenti. Insomma, rappresentano un patrimonio di storie vissute. Sono lingue vissute e ben costruite per il gusto dell’esattezza della chiarezza. Il loro grande ideale è una fede profonda tra senso della vita e possibilità di raccontarla. Tra l’altro mi piace ricordare che l’esperienza del liceo classico è unica, esiste così com’è solo nel nostro Paese. Ma aggiungo che tutti, a qualunque età e qualunque scuola frequentino, hanno il diritto di imparare qualcosa dell’antichità. Tutti lo meritano e non c’è ragione di privare nessuno di questa conoscenza».

Che valori trasmette il greco ai ragazzi?

«La cultura che si impara a conoscere studiando il greco predispone all’ottimismo, soprattutto se gli studi vengono affrontati da giovani. Hanno un effetto positivo perché aprono la mente a tante dimensioni. Partendo dal passato costruiscono un dialogo con il presente. Sono una grande riflessione che ingloba diverse dimensioni. Trasmettono l’interesse per l’altro. Si basano su una lingua che costruisce i discorsi sempre come confronto. Insegnano il rispetto, la differenza, la curiosità e quindi il dibattito e la competizione, quella positiva con gli altri, ma anche con sé stessi. Trasmettono la volontà di miglioramento e insegnano a fare di più, a distinguersi. Non per superbia, orgoglio o vanità, ma per migliorare la società. Sono culture, lingue, queste antiche, in particolare quella greca, che spingono al miglioramento».

C’è davvero una riscoperta delle lingue classiche?

«Dopo il successo di Viva il latino, per emulazione sono usciti molti altri testi sulle lingue antiche. È un bene, perché questi studi sono sempre minacciati di venire abbandonati. Noi studiosi in questo campo lavoriamo come fossimo scienziati. Dai reperti cerchiamo e continuiamo a tirare fuori il maggior numero di conoscenze. Si tratta di un laboratorio che va aggiornato senza sosta, anche perché lo studio del latino e del greco non va avanti per inerzia ma perché la riscoperta è continua e necessaria. So che all’estero, dove crescono i laboratori di latino e greco, c’è grande rispetto e ammirazione. Anche la stessa Francia che aveva fatto piazza pulita sta ripensando alla loro importanza».

Ci dica qualche bella parola greca. Le sue preferite.

«Ce ne sono tante, ma ne lascerei due ai lettori. La prima è la parola xenia, che significa ospitalità, accoglienza. Xenos è lo straniero che diventa uno di noi. Diventa nostro ospite, entra nella nostra casa, gli riconosciamo i nostri diritti che lui, a sua volta, ci renderà. Perché l’ospite non è soltanto chi riceviamo, ma anche chi ci riceve. È una parola che vive in un rapporto di reciprocità. La seconda parola è philia, amicizia. Sono concetti spesso sovrapposti. Non semplici parole che nelle società moderne hanno sempre una certa leggerezza e vaghezza. Philia e xenia sono termini ricchi e importanti che corrispondono a degli usi ritualizzati della profonda cultura greca». 

 

 

 
 
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