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domenica 07 marzo 2021
 
STATI UNITI
 

Il secondo impeachment di Trump e le sue (tardive) parole

14/01/2021  L'accusa è di incitamento all'insurrezione per aver istigato in un comizio i suoi fan ad assaltare il Congresso e impedire la certificazione della vittoria di Joe Biden. Anche 10 repubblicani hanno votato a favore della messa in stato di accusa

Donald Trump occuperà per varie ragioni un posto poco onorevole nella storia degli Stati Uniti. Tra queste anche il poco invidiabile record di essere l’unico presidente sottoposto per due volte al procedimento di impeachment, cioè la messa in stato di accusa da parte della Camera per “tradimento, corruzione o altri gravi reati” (come stabilisce la sezione IV del secondo articolo della Costituzione degli Stati Uniti).

La Camera dei rappresentanti aveva votato a favore del primo impeachment nel dicembre del 2019. Allora l’accusa era quella di aver fatto pressioni sul governo ucraino al fine di danneggiare Joe Biden durante la campagna elettorale. Trump fu poi assolto dal Senato, che nella procedura di impeachment agisce come un tribunale.

La sera del 13 gennaio la Camera ha votato nuovamente a favore dell’impeachment (232 favorevoli e 197 contrari). L'accusa è di incitamento all'insurrezione per aver istigato in un comizio i suoi fan ad assaltare il Congresso e impedire la certificazione della vittoria di Joe Biden. La Camera ha votato in poche ore,  a tempo di record. Ai 222 democratici si sono uniti 10 repubblicani su 211. Resta ora da vedere se ci sarà il tempo per cominciare il processo al Senato, prima della scadenza del mandato presidenziale di Trump, il 20 gennaio. Al momento i repubblicani hanno la maggioranza al Senato (50 a 48), ma fra i repubblicani ci sono voci sempre più critiche nei confronti di Trump, come quella di Liz Cheney, figlia dell’ex vicepresidente di Bush. Potrebbe votare contro Trump anche Mitch McConnell, leader dei repubblicani al Senato.

McConnell sembra escludere una riunione del Senato prima del giuramento di Biden, ma il processo contro Trump potrebbe comunque cominciare dopo l’inizio della nuova presidenza, quando il Senato, grazie al voto decisivo della vicepresidente Kamala Harris, può contare su una maggioranza del partito democratico. L’ipotesi di un Senato impegnato nel processare Trump nei primi giorni del suo mandato non è del tutto gradita a Biden il quale avrebbe tutto l’interesse di avere un Senato concentrato nell’attuazione dell’ambiziosa agenda dei primi 100 giorni (il voto del Senato è decisivo per l’approvazione di molte nomine, comprese quelle dei ministri della nuova amministrazione).  Condannare Trump anche dopo la fine della sua presidenza avrebbe comunque due effetti: non lasciare impuniti i suoi misfatti e scongiurare una sua ricandidatura per la Casa Bianca nel 2024.

Intanto Trump, con un nuovo video di 5 minuti, ha condannato le violenze del 6 gennaio scorso al Campidoglio. "Io condanno in modo inequivocabile”, afferma con tono solenne il presidente uscente, “la violenza a cui abbiamo assistito la settimana scorsa. La violenza e il vandalismo non hanno assolutamente spazio nel nostro Paese e nel nostro movimento. Coloro i quali sono stati coinvolti negli attacchi saranno portati davanti alla giustizia... Che tu sia di destra o di sinistra, che tu sia democratico o repubblicano, non ci può mai essere giustificazione alla violenza, nessuna scusa, nessuna eccezione”.

"Nessun mio vero sostenitore”, ha aggiunto, “potrebbe mai giustificare la violenza politica. Nessun mio vero sostenitore potrebbe disprezzare le autorità o la nostra grande bandiera americana. Nessun mio vero sostenitore potrebbe mai minacciare o attaccare i suoi compatrioti americani. Se fate qualcuna di queste cose, non sostenete il nostro movimento, lo state attaccando. E state attaccando il nostro Paese, non possiamo tollerarlo". 

Parole tardive, che non bastano a cancellare quelle che hanno istigato l’insurrezione del 6 gennaio contro il Campidoglio nelle ore in cui il Congresso era riunito per convalidare la vittoria elettorale di Joe Biden.

In attesa della cerimonia del giuramento di Biden, che si svolgerà sulla scalinata del Campidoglio, si stanno attuando misure di sicurezza straordinarie. Centinaia di riservisti hanno passato la notte all'interno di Capitol Hill, dormendo e bivaccando nelle sale e nei corridoi mentre arrivavano gli eletti. La Guardia Nazionale, che il giorno del giuramento schiererà 20 mila uomini, presidia a mano armata anche tutto il perimetro esterno del parlamento, difeso come tutti i principali edifici governativi da griglie metalliche. 

Intanto la piattaforma Airbnb ha bloccato e cancellato tutte le prenotazioni per alloggi nella zona di Washington nel giorno del  giuramento Biden. Un modo per tenere gli estremisti in quarantena.

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