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mercoledì 24 luglio 2024
 
Il Teologo
 

Cristicchi, il senso della vita in una canzone

11/02/2019  Una lettura teologica di "Abbi cura di me": un inno all'amore "che ci cambia dentro"

Al di là di chi ha vinto, delle polemiche e delle farse, mi sembra che "Abbi cura di me" di Simone Cristicchi meriti alcune sottolineature e qualche approfondimento.

Il prendersi cura è fondamentale in quella che oggi si denomina da più parti la “grammatica dell’umano”. Non basta creare e/o procreare: bisogna continuare. Si tratta della fondamentale tematica che la tradizione denominava “provvidenza”. Dio non solo crea, ma continua nella sua amorevole cura dell’umanità e non l’abbandona, nemmeno quando gli vengono date le spalle. Essere genitori non significa solo generare, ma aver cura dei propri figli. Amare non è solo innamorarsi, ma vivere nel quotidiano l’esperienza della cura.

Come dice la canzone: “non cercare un senso, perché tutto ha senso”. Cercare il senso dell’esistenza è decisivo, ma il senso del tutto non è frutto della nostra ricerca scientifica, filosofica o teologica. Il senso ci è donato in una rivelazione dell’amore che ci raggiunge e ci trascende. E se “in un chicco di grano si nasconde l’universo”, allora il microcosmo e il macrocosmo sono strettamente connessi e l’uno rimanda all’altro, perché “la natura è un libro di parole misteriose”. Infatti, come scriveva un poeta “maledetto”. “La natura è un tempio, dove pilastri viventi si lasciano sfuggire a volte confuse parole. L’uomo vi passa attraverso foreste di simboli…” (Baudelaire). In questo senso il miracolo è il tutto: l’essere partecipi di una totalità che ci abita e ci interpella continuamente.

E se “il tempo ti cambia fuori, ma l’amore ti cambia dentro”, allora l’unico fine/senso della vita è lasciarsi cambiare dall’amore autentico, “unico motore”, ovvero ciò che “muove il sole e le altre stelle” (Dante).

SIMONE CRISTICCHI, "ABBI CURA DI ME": IL VIDEO UFFICIALE DELLA CANZONE

A SANREMO 2019, IL DUETTO SIMONE CRISTICCHI - ERMAL META

  

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Abbi cura di me

Raramente un protagonista delle scene e chi ne narra la vicenda trovano un'intesa creativa e profonda come è capitato nella stesura di questo libro a Simone Cristicchi e a Massimo Orlandi: quest'ultimo ha raccolto confidenze, interpretato suggestioni e riportato dialoghi, rielaborando e riproponendo a sua volta, con personalissima creatività, la ricchezza di un percorso già originale

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