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lunedì 30 gennaio 2023
 
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La missione (quasi) impossibile di Paolo Gentiloni

11/12/2016  Il presidente incaricato ha davanti a sé un compito difficilissimo: arrivare all'approvazione di una nuova legge elettorale e rassicurare i mercati, a cominciare dal sistema bancario. Ce la farà?

Nell'affidare a Paolo Gentiloni il compito di formare un nuovo governo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella indica un'assoluta priorità: la nuova legge elettorale. Proprio per questo il suo governo, se nascerà, potrà essere definito un governo di scopo. Come è ormai noto, Camera e Senato hanno due leggi elettorali diverse, entrambe piuttosto problematiche. L'Italicum infatti era stato congegnato in relazione a un sistema monocamerale, nell'orizzonte della nuova riforma costituzionale bocciata dagli italiani. Prevede un premio di maggioranza amplissimo (340 deputati) nel caso un partito superi al primo turno il 40 per cento o vinca l'eventuale ballottaggio. Proprio questo amplissimo premio di maggioranza è sottoposto al giudizio della Corte Costituzionale, che emetterà la sua sentenza il 24 gennaio prossimo. Quanto al Senato, che ha per Costituzione una base regionale, è sottoposto al "Consultellum", che altro non è che il vecchio Mattarellum modificato da un'altra sentenza della Consulta, su base quasi totalmente proporzionale. Significa che i senatori sono distribuiti in base al voto degli italiani, senza quasi alcun premio. Questo potrebbe produrre due maggioranze diverse, inceppando il sistema parlamentare italiano. Gentiloni è chiamato a sbrogliare questa difficilissima matassa. Poi, a meno di colpi di scena, si dovrebbe andare alle elezioni anticipate. Dunque il suo, oltre che un sentiero stretto, dovrebbe essere anche breve: il suo governo potrebbe cessare dopo il G7, magari fino a nuove elezioni in settembre. Ma in politica mai dire mai.

Gentiloni - che è il quarto presidente del Consiglio che assume la guida del Governo senza passare dalle urne -  nel ricevere il mandato del Capo dello Stato  si è detto  "consapevole dell'urgenza di dare all'Italia un governo nella pienezza dei poteri, per rassicurare i cittadini e affrontare con massimo
impegno e determinazione le priorità internazionali, economiche, sociali, a iniziare dalla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto".  In questa frase vi è la seconda parte del suo programma, che è certamente quello di rassicurare i mercati di tutto il mondo, gestire la patata bollente di Monte Paschi, mandare avanti l'ordinaria amministrazione e partecipare a quegli appuntamenti internazionale di cui l'Italia ha bisogno, anche a livello di immagine, primo tra tutti il prossimo G7 di Taormina, il 26 e il 27 maggio. Naturalmente l'ex ministro degli Esteri di Renzi sa di contare su un sostegno parlamentare precario (ed è anche per questo che si è riservato il mandato). Di nuove alleanze non se ne parla: grillini e leghisti hanno annunciato che nemmeno si presenteranno a Palazzo Chigi per le convocazioni. L'incognita è Berlusconi, ma è difficile che faccia un passo in tal senso riproponendo un nuovo Patto del Nazareno. Sulla carta, Gentiloni dispone di una maggioranza solida alla Camera e di una un po' più incerta al Senato, possibile grazie alle alleanze con i centristi e la pattuglia di Verdini. Ma ora che Renzi si è ritirato in volontario esilio a Pontassieve, siamo sicuri che Verdini manterrà l'impegno? O alzerà la posta chiedendo un proprio rappresentante nel governo Gentiloni? Lo stesso vale per i centristi di Alfano. Fino a che punto il nuovo presidente del Consiglio accetterà di venire incontro alle loro condizioni, senza avere contraccolpi nel suo partito, alla vigilia di una probabile resa dei conti tra renziani e minoranza "storica" del Pd? Un compito che potrebbe risultare impossibile, in questo campo di Agramante che è il Partito democratico, anche per un mediatore nato, per attitudini personali e per lignaggio di famiglia, come il pronipote del conte Vincenzo Ottorino Gentiloni.


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