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martedì 30 novembre 2021
 
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Parte il Rischiatutto e ce lo racconta il “Signor no”

27/10/2016  Ludovico Peregrini da Mike Bongiorno a Fabio Fazio. Quarantasei anni dopo torna sulla scena del delitto, il suo amatissimo “Rischiatutto”. Ma ha senso riproporlo? «Sì, è una scommessa difficile, ma potrebbe diventare una bella occasione per i giovani»

Tutti lo ricordano con affetto, ma riproporlo a oltre 40 anni di distanza sembra un… rischio. Perché è di Rischiatutto che parliamo, uno dei quiz più popolari della televisione in bianco e nero, che dal 1970 al 1974 tenne inchiodati gli italiani al giovedì sera. Era un’altra Italia e la Tv una sola. Ma la media, oltre 22 milioni di telespettatori, dice che Rischiatutto piaceva, eccome. Piaceva lui, Mike Bongiorno, il re del telequiz, e piaceva lei, Sabina Ciuffini, la sua valletta litigiosa. Non piaceva, invece, Ludovico Peregrini, soprannominato “il signor no”, arbitro severo che non accettava contestazioni e dirimeva i dubbi senza guardare in faccia nessuno.
Oggi, Peregrini è ancora lì, alle prese col nuovo Rischiatutto, voluto da lui e da Fabio Fazio, da giovedì 27 su Rai 3. Perché rifarlo? Non è meglio ricordare e basta? Dice Peregrini: «Fabio Fazio l’ha voluto fortemente, sia per la sua amicizia nei riguardi di Mike sia per un’esigenza di spettacolo televisivo. Sì, è una scommessa difficile, ma potrebbe diventare una bella occasione. C’è chi ricorda ma ci sono anche i giovani, che di Rischiatutto sanno poco. Sarà come viaggiare per le strade di oggi su un’auto d’epoca».
Quanti italiani si sono presentati? «Non pochi, circa 1.600, mandando un video di un minuto. La scrematura ha portato a 200 candidati, che abbiamo visionato per mezz’ora ciascuno e da questi ne sono usciti circa 50, tutti con un buon livello culturale».
In questi giorni sono passati i provini, alle 20.30 su Rai 3. C’è di tutto: persone che credono di sapere ma poi si confondono, sbagliano o non ricordano. Ma anche personaggi interessanti, che rivedremo in gara.
Vien da chiedergli se i concorrenti sono cambiati. «Molto. Allora si mostrava la propria competenza, soprattutto del passato. D’altra parte, la scuola dà una serie di nozioni che poi è nell’interesse di ognuno saper approfondire. Direi che c’è informazione ma manca la cultura, anche perché tutti i mestieri sono diventati, con il tempo, settoriali: so tutto in quell’ambito ma oltre non vado. Imparo solo le cose che mi servono».

Ma chissà come si trovava Peregrini nel ruolo di signor no? Ride divertito. «Be’, era inevitabile che non fossi simpatico. Ma più che signor no sono stato un “signor sì”, perché il mio no a un concorrente era implicitamente un sì agli altri due. In cantina ho conservato uno scatolone di lettere di allora. Piene d’insulti, anche pesanti».

La finale del 1972 tenne incollati al video 32 milioni di spettatori, tanto per capirci. Era un’Italia che voleva scoprire chi fossero i loro vicini, quelli che giocavano e vincevano. Italiani che bucarono lo schermo e divennero ricchi e famosi, come Massimo Inardi, medico e parapsicologo su cui si discettava nei bar in modo fantasioso, perché secondo alcuni era in grado di leggere nel pensiero di Mike. O come la mitica “signora Longari”, Giuliana di nome, che sapeva tutto della storia della Repubblica romana.
Dice Peregrini: «Mike faceva gaffe, ma quella sulla signora Longari era un falso. Non l’ha mai detta». Ne ha dette altre, come quando lesse “Paolo vi” anziché Paolo VI, o come quando, per fare un complimento a un bel vestito di una concorrente, disse che lui aveva un divano uguale a quel vestito. Gaffe di un uomo «che aveva un candore ingenuo», ricorda Peregrini. Al nuovo Rischiatutto saranno invitati anche quei campioni, da Giuliana Longari al farmacista fiorentino Andrea Fabbricatore. E tra i vincitori celebri c’era Ernesto Marcello Latini, il tabaccaio di Monteporzio Catone: «Un gran personaggio, una bella persona. Ogni anno, alla vigilia di Natale mi telefonava per farmi gli auguri e diceva: “Quando non mi sentirai più, vorrà dire che sono morto”. E fu così».

Com’erano quei cercatori di fortuna? «Erano intimiditi dalla televisione. Ricordo che una volta dovemmo rimpiazzarne uno che ebbe una crisi di panico prima della trasmissione e scappò dallo studio. Oggi non può accadere. Chi arriva ha un minuto d’indecisione ma poi tutto torna normale ». La Tv è diventata un elemento naturale, come l’acqua per i pesci, o come i quiz per il signor no.

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