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sabato 16 ottobre 2021
 
Al Santuario di Avezzano
 

Fra Emiliano Antenucci: quest'estate, riscopriamo il silenzio, microscopio dell'anima

03/08/2021  «Nella quiete di luoghi come questo i fedeli possono trovare la pace in un cammino che porta alla felicità. Perché per riposare davvero bisogna staccare la spina. solo così è possibile ritornare a ciò che conta»

«Gesù invita i suoi a riposare un po' in disparte, con Lui. Non è solo riposo fisico, è anche riposo del cuore. Perché non basta "staccare la spina", occorre riposare davvero.  E come si fa questo? Per farlo, bisogna ritornare al cuore delle cose: fermarsi, stare in silenzio, pregare, per non passare dalle corse del lavoro alle corse delle ferie». La ricetta per un’estate diversa, fatta di silenzio e riposo, papa Francesco l’ha offerta domenica 18 luglio all’Angelus di piazza San Pietro, commentando il Vangelo della domenica. «Impariamo a sostare, a spegnere il telefonino, a contemplare la natura, a rigenerarci nel dialogo con Dio», il suo paterno consiglio.

L'INVITO DI FRA EMILIANO ANTENUCCI PER L'ESTATE: SILENZIO PER RIGENERARE LO SPIRITO

Se di silenzio si parla – scusate l’ossimoro –, c’è anche chi lo ha scelto come missione da vivere e da proporre agli altri, offrendo giornate di ritiro, o almeno una sosta in un santuario. Parliamo di fra Emiliano Antenucci, religioso Cappuccino di 40 anni. In un tempo in cui il rumore di fondo è alto e non manca di eccessi anche per un uso a volte incosciente dei social, lui offre un’oasi di pace ai fedeli che passano da Avezzano, nel cuore dell’Abruzzo. Una proposta provocatoria e, forse per questo, profetica. «Il silenzio è il microscopio dell’anima e il telescopio del cielo», ci spiega con una voce ispirata che esprime tutta la sua carica spirituale. «Ci fa vedere quelle cose di noi stessi che a occhio nudo, nella quotidianità convulsa, non scorgiamo. Il silenzio è la frequenza giusta per “riconnetterci” con noi stessi e con Dio». Ma è anche “telescopio del cielo”, delle cose che stanno là fuori.

«La quiete silenziosa ci rivela le cose essenziali della vita. Viviamo nella società della fretta, soffriamo di efficientismo e delle tante cose da fare ogni giorno. Angelo Silesius, mistico medievale, amava dire: “Fermati, il cielo è dentro di te”». Un elogio della lentezza. «Si tratta, rallentando il ritmo e raccogliendoci nel silenzio, di tornare ad assaporare la realtà che ci circonda, ma anche riscoprire la ricchezza delle relazioni umane attraverso l’ascolto, che ha come condizione essenziale il silenzio». Non si ascolta se non nel silenzio... «Sì, il silenzio è una via “apofatica” – cioè negativa, fatta di cose non dette – verso Dio», aggiunge il religioso. «Siamo abituati a dare definizioni di Dio, ma lui è un mistero indefinibile che si rivela in una brezza leggera, come a Elia profeta. Oggi va di moda la ricerca del vuoto con varie tecniche, come il mindfulness, usando la forza di volontà. Il silenzio in realtà è un dono che Dio fa all’anima>

MARIA VERGINE, ICONA DEL SILENZIO

E poi c’è Maria. «È la Vergine la vera icona del silenzio», suggerisce, indicando la dolcissima icona della Vergine del Silenzio, conservata nell’omonimo santuario di Avezzano, in Abruzzo, aperto nel maggio 2020 in un ex convento per volontà di papa Francesco e di cui fra Emiliano è rettore. Un’opera realizzata dalle monache benedettine dell’Isola di San Giulio d’Orta, in provincia di Novara. L’icona mostra la Madre di Dio che porta il dito della mano destra alle labbra, in un gesto che invita dolcemente a tacere, mentre quella sinistra invita a fermarsi, calmarsi e aspettare. «L’origine di questa mia sensibilità risale a quando ho scoperto la mia “vocazione nella vocazione”», confida. «Il mio sogno era partire missionario in Amazzonia. Poi dopo il terremoto del 2009 all’Aquila ho vissuto per diversi mesi nella tendopoli di Onna, uno dei paesi più colpiti dal sisma. Il Signore proprio in quel tempo mi ha parlato in mezzo alla sofferenza di tanta gente. Ero arrabbiato con lui, ho gridato al cielo e due giorni dopo mi è arrivata la sua risposta: una lettera di Madre Anna Maria Cànopi, la badessa delle benedettine di S. Giulio, morta nel 2019, che lei aveva spedito proprio nel giorno del mio grido. In quella lettera mi diceva che l’unica risposta al nostro dramma era il silenzio...». Quell’evento inaugura una ricerca personale di molti mesi in cui, in un silenzio gravido di ricerca e di domande, fra Antenucci frequenta alcuni luoghi di spiritualità, fra cui Serra San Bruno in Calabria, e parla con dei maestri di spirito. Nel febbraio del 2010, alla fine di quel tempo di discernimento, a Foligno (Perugia) nasce il primo di una lunga serie di “corsi del silenzio”, che continuano ancor oggi nel Santuario di Avezzano (per info www.verginedelsilenzio.org). «I corsi si basano sulla “cristoterapia”. Gli ingredienti sono silenzio, Eucaristia e Parola di Dio». Il percorso è illustrato nel libro Il cammino del silenzio. Vademecum per cercatori di felicità (Effatà).

Persino papa Francesco, sempre attento ai “segni dei tempi”, si accorge di questo umile frate toccato dalla grazia. «Un giorno una copia dell’immaginetta della Vergine del Silenzio è finita nelle sue mani. Ha voluto subito una copia dell’icona, che ha collocato nel cortile di San Damaso, in Vaticano, in modo che tutte le persone che vanno a incontrarlo possano, passando di lì, contemplare l’icona».  Uno schiaffo al pettegolezzo, alle maldicenze e al vuoto chiacchericcio che può rovinare le relazioni umane anche, come spesso dice Francesco, nella nostra amata chiesa.

Nel suo quotidiano fra Emiliano incontra molte famiglie: «La famiglia è una piccola chiesa, è il luogo del perdono e dell’accoglienza, dei rapporti reali e non virtuali. È il luogo dell’educazione alla bellezza, favorita da momenti di silenzio». Incontra anche tanti anziani nel suo ministero. «Sono una grande risorsa, una vera “biblioteca dell’umanità”, perché dietro ognuno c’è una vita intera, una storia lunga e ricca di eventi, un vero distillato di saggezza da consegnare ai giovani. Questi corrono più veloci, gli anziani vanno più lenti ma conoscono meglio la strada, come dice un proverbio africano. In una società smarrita loro indicano la strada della luce».

 
 
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