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Il sindaco di Riace: «Non spegnete il sogno»

02/10/2018  Così ci diceva Mimmo Lucano nella recente intervista sulle pagine di Famiglia Cristiana n. 38: «Quello del mio borgo è un modello esportabile, ma in questi tempi di intolleranza e di populismi è un progetto che dà fastidio a molti»

Mimmo Lucano consegna a padre Alex Zanotelli, già missionario in Kenya e attualmente operante nel quartiere Sanità di Napoli, la cittadinanza onoraria di Riace (foto in quest'articolo: Ansa)
Mimmo Lucano consegna a padre Alex Zanotelli, già missionario in Kenya e attualmente operante nel quartiere Sanità di Napoli, la cittadinanza onoraria di Riace (foto in quest'articolo: Ansa)

È un’idea tanto semplice quanto dirompente quella di Mimmo Lucano, sindaco visionario di Riace, il paesino del ritrovamento dei Bronzi. Prendere i vecchi ruderi abbandonati del centro storico da cui partirono i riacesi per emigrare, riadattarli e ospitare i profughi sbarcati sulle coste calabresi, così da creare nuove botteghe d’artigianato locale, piccole aziende, bar, ristoranti, un servizio per la raccolta differenziata e ridare vita a un borgo che nel 2000 aveva una sola nascita e 25 decessi e oggi ha un saldo di natalità positivo grazie agli immigrati. Un’idea semplice che dà fastidio a tanti in quest’epoca di xenofobia crescente. «All’inizio non c’era nemmeno la luce in quei ruderi riadattati. Avevamo una candela di cera. Ma, come è noto, da cosa nasce cosa, anzi, se mi passa il gioco di parole, da casa nasce casa».

Lucano, che ha anche fatto uno sciopero della fame per il taglio dei fondi sui progetti legati all’integrazione nel suo Comune, ci racconta le sue ultime vicende a margine di un convegno sulle migrazioni organizzato dall’associazione romana CinEst. L’immagine dell’amministrazione di Riace è stata appannata da un’inchiesta della magistratura scattata dopo un’ispezione della Prefettura di Locri. «Ora la Prefettura ci ha assolto completamente, anzi, ci hanno fatto pure i complimenti. Mi auguro che l’inchiesta della Procura produca lo stesso risultato». Il modello Riace si può esportare? «Io spero che si allarghi in tanti altri Comuni, non solo italiani. Per realizzarlo basta un po’ di umanità. Da noi tutto è nato da un veliero carico di profughi curdi ‚nito alla deriva sulla nostra spiaggia, una mattina di luglio. C’è stato chi si è attivato per assisterli e ospitarli».

Quali effetti ha portato il suo modello sul paese?

«Riace era soggetta a un processo di spopolamento che sembrava inarrestabile. Ci siamo chiesti: possiamo costruire una comunità di accoglienza? E da lì è nato tutto. Abbiamo dimostrato che il requisito è quello di rimanere umani. Non esiste altro. È inutile che ci giriamo attorno. Quando c’è l’empatia, la comprensione di entrare nei disagi degli altri, allora si può fare».

Ora però c’è un’indagine in corso su Riace.

«Non ho nulla da temere. Mi sembra tutto così strano. Io non sono un politico che deve nascondere dei beni. Sono un sindaco proletario, assistente di laboratorio in aspettativa. Prendevo 1.400 euro al mese, come sindaco ne prendo 1.050. Non ho proprietà. Nulla. E le dirò di più. Per me è un’occasione per fare ulteriore chiarezza. Se dovessi tradire la fiducia di chi ha creduto in questo sogno non mi rimarrebbe altro che finirla anche con la vita. Il mio unico modo per chiedere scusa sarebbe solo questo».

La sua è terra di ’ndrangheta. Dà fastidio alla mafia il modello Riace?

«La nostra è stata un’azione antitetica rispetto alle famiglie di mafia che sono sul mio territorio. Soprattutto dal punto di vista della cultura. La mafia non è solo una questione militare, ma anche culturale. Quando ci hanno offerto di utilizzare alcuni beni confiscati alla mafia, il mio Comune non ha esitato: otto appartamenti e un ristorante. E questo dà molto fastidio ai boss. L’unica strategia delle mafie alla fine è quella di infangare. Funziona sempre. Non servono più nemmeno le bombe».

Il suo modello di integrazione ha avuto tanti estimatori. Wim Wenders ha girato un lungometraggio, Il Volo, papa Francesco le ha scritto una lettera di incoraggiamento. La rivista Fortune l’ha inserita nelle prime 40 persone più in€uenti del mondo. E poi c’è una fiction realizzata da Beppe Fiorello, sospesa però dalla Rai…

«Quella fiction probabilmente dà fastidio. Perché Riace, con il ripopolamento del suo vecchio borgo, è la prova che una storia di condivisioni sociali può diventare contagiosa. Un messaggio che diventa un messaggio globale».

Quale è il futuro di Riace?

«Non riesco a capirlo il futuro di Riace. Quello che sta accadendo in Europa mi preoccupa. Quest’onda nera che con Salvini e Orban porta l’Ungheria e l’Italia in testa. Non era prevedibile. Questo si ripercuote a qualsiasi livello, anche sul mio Comune. Riace dà fastidio, perché con i suoi 1.500 abitanti è una luce di speranza. Non lo so perché. Forse è un’idea che irrita. Diceva il mio amico Vittorio Arrigoni, un pacifista morto in Palestina: restiamo umani. Io penso solo per questo. Noi siamo un’onda dolce, che contagia. Padre Zanotelli, il missionario che adesso abita nel quartiere Sanità, è stato qui per due settimane. Ora mi chiama quasi tutti i giorni. Ha speso la sua vita nelle missioni in Africa e a Napoli e ora vede in Riace un faro. È una persona che mi coinvolge anche spiritualmente. Io sono laico, ma ultimamente mi succedono delle nuove cose…».

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Mimmo Lucano: «Ecco l'idea di Riace: restiamo umani. Non ci vuole molto»
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